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Sabato, 22 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

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Fondi europei, scelte liberali fallimentari: usiamoli per il lavoro e nuovi quadri

Quando il Commissario europeo alle Politiche regionali Hahn dice, come ha fatto il 7 marzo la sua portavoce, che i fondi strutturali non possono essere utilizzati per la riduzione del cuneo fiscale perché si configurerebbe un aiuto di stato, ma possono invece essere stanziati solo per strumenti di incentivazione alle imprese, per combattere la dispersione scolastica e più in generale aumentare la competitività del sistema economico, dobbiamo tutti ricordare che sono state esattamente queste politiche a portare l’Europa dentro la più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi.

Quando il Commissario europeo alle Politiche regionali Hahn dice, come ha fatto il 7 marzo la sua portavoce, che i fondi strutturali non possono essere utilizzati per la riduzione del cuneo fiscale perché si configurerebbe un aiuto di stato, ma possono invece essere stanziati solo per strumenti di incentivazione alle imprese, per combattere la dispersione scolastica e più in generale aumentare la competitività del sistema economico, dobbiamo tutti ricordare che sono state esattamente queste politiche a portare l'Europa dentro la più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi.

Anche sei-sette anni fa, la stessa Commissione europea, allora come oggi di orientamento politico conservatore, chiedeva agli Stati membri e alle Regioni di utilizzare le risorse europee secondo un indirizzo ultraliberale, mettendo al primo posto delle politiche pubbliche l'obiettivo del pareggio di bilancio e della riduzione della spesa pubblica. Col risultato paradossale che, ad un certo punto, è stata sempre la Commissione europea ad autorizzare alcuni stati membri come l'Italia ad utilizzare i fondi strutturali rimasti nel frattempo bloccati per ridurre i danni prodotti dall'austerità.

Negli ultimi cinque anni una parte dei fondi strutturali sono infatti stati spesi per finanziare la social card, per pagare la cassa in deroga o per finanziare la formazione professionale in agenzie private senza che si raggiungesse nessun obiettivo. L'altro paradosso, nel caso del nostro Paese, è che le risorse europee del Fondo Sociale, destinate per oltre i due terzi alle Regioni del Sud, hanno anche perso il cosiddetto vincolo di territorialità e sono state dirottate verso altre aree del Paese. Tutto questo mentre partiti e forze politiche populiste come la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle fanno campagne e consensi sull'antieuropeismo (e antimeridionalismo nel caso della Lega) in vista delle prossime elezioni europee.

Il compito delle forze democratiche, socialiste e progressiste è quindi innanzitutto quello di indicare un'altra strada che non sia né quella della fallimentare austerità dei conservatori, né quella demagogica e autodistruttiva delle forze xenofobe e antieuropee. I fondi europei sono una delle questioni su cui noi dobbiamo indicare chiaramente che un altro modello di Europa è possibile. Il 31 dicembre scorso si è formalmente chiuso il ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, su cui si potranno produrre investimenti per la spesa ancora fino al 30 giugno 2015.

Per l'Italia è stato il peggiore ciclo di utilizzo dei fondi europei di sempre. Il nostro Paese ha utilizzato poco e male i fondi, lasciando sul tavolo 30 miliardi di risorse non spese. È stato soltanto grazie alla credibilità di ministri come Barca e Trigilia e al gioco di squadra fatto a Bruxelles con i parlamentari italiani che hanno a cuore questo problema, se la l'Italia è riuscita a mantenere anche per il ciclo 2014-2020 stanziamenti per complessivi 60 miliardi. Di questi, sono 19 i miliardi previsti per il Fondo Sociale Europeo, 12 diretti alle Regioni del Mezzogiorno.

In queste settimane si stanno definendo nel merito questi Programmi operativi. Io credo che sia arrivato il momento, in primo luogo per il nuovo governo Renzi, di mettere in campo proposte coraggiose, di rottura col passato e fortemente innovative. Azzeriamo la formazione professionale, che nel Mezzogiorno ha prodotto tanti danni e sprechi, e costruiamo dentro il Jobs Act un Contratto Unico Incentivato destinato ai giovani neoassunti del Sud dai 18 ai 35 anni.

Non una misura universale e indifferenziata (quindi non un aiuto di stato), ma, rispettando le norme in materia di de minimis, uno strumento mirato all'abbattimento del cuneo fiscale di 400-500 euro al mese per le imprese che assumono con un contratto a tempo determinato di tre anni trasformabile a tempo indeterminato (nel quale caso l'abbattimento del cuneo si estenderebbe anche nei successivi tre anni). In alternativa costruiamo un mix di interventi per lo stesso importo: riduzione del costo del lavoro per 200-300 euro; credito di imposta; borse lavoro.

Infine, utilizziamo una quota di queste risorse per fare un'operazione di rinnovamento della Pubblica Amministrazione. Selezioniamo, attraverso un concorso pubblico, i 2mila migliori giovani laureati nelle università del Mezzogiorno. Formiamoli nelle migliori pubbliche amministrazione europee, attraverso una sorta di Erasmus della Pa, e poi immettiamoli nel settore pubblico del Sud. È un modo per rivitalizzare un comparto stanco e poco aggiornato, ma fondamentale per rilanciare i processi di crescita.

Si tratta di interventi tutti compatibili con gli attuali programmi di indirizzo comunitario, ma di forte innovazione che porterebbero ad un incremento occupazione nel breve-medio periodo per almeno 300mila giovani. È un modo diverso, innovativo e di sinistra, di rispondere alla crisi e di indicare una prospettiva di svolta per un'Europa e per un Paese che ancora non vede la luce in fondo al tunnel dell'austerità. (da L'Unità dell'8 marzo 2014)

*europarlamentare Pd

 

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