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Violenza sulle donne: sensibilizzare e informare fin dall’infanzia

Definirsi, schierarsi contro la violenza fisica e psicologica è il punto di partenza per combattere interpretazioni che possono apparire confuse, sfumate o addirittura legittimate

“C’era qualcosa di diverso in lui: è sempre stato un po' geloso e impulsivo e raccontava senza vergogna la sua aggressività con gli altri, ma un giorno io diventai “gli altri”. Dopo quel suo pugno non uscii di casa per una settimana”.

Racconti e testimonianze simili sono abbastanza frequenti nei casi di violenza sulle donne, un trend che non tende a diminuire nonostante la continua mobilitazione mondiale, la quale si riunisce il 25 Novembre per la Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, così come stabilito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.

E’ bene chiarire un principio fondamentale: la violenza sulle donne, che vede nel femminicidio l’esito più drammatico, rientra nella categoria più ampia dei comportamenti lesivi e distruttivi, a tratti fomentati da contesti culturali, che tra le vittime non conosce età specifiche, sesso o razza. E’ qualcosa di cancerogeno, potenzialmente esprimibile da chiunque e verso qualunque essere vivente. Per questo è necessaria la costante condanna, l'informazione e la sensibilizzazione in ogni strato della nostra società.

Definirsi, schierarsi contro la violenza fisica e psicologica è il punto di partenza per combattere interpretazioni che possono apparire confuse, sfumate o addirittura legittimate, sia nella mente di chi subisce che nella testa di chi abusa.  Le statistiche dicono che in Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni e circa l’80% delle volte l’assassino non è un orso cattivo che si intrufola dall’esterno, ma è il partner ammirato, adorato e protetto dalla vergogna.

Inizialmente il rapporto appare gratificante e la futura vittima si sente amata e gratificata. Poco alla volta, tuttavia, il futuro abusante incomincia a dettare regole molto rigide che hanno lo scopo di definire un universo di riferimento unico, nel quale l’aggressore attraverso costrizione, minacce e ricatti diventa l’intero mondo della vittima. La scelta del partner, inconsciamente, potrebbe seguire queste logiche, dal momento che sembra esserci una velata attrazione di alcune donne verso uomini con caratteristiche problematiche.

I parenti e gli amici vengono allontanati dalle proprie vite, non vi può essere confidenza o apertura verso l’esterno; il partner oppressivo e violento diventa tutto ciò che ci si può immaginare, permettere e meritare nella propria vita. In un rapporto di coppia possono esistere la violenza psicologica, data da insulti, minacce verbali, intimidazioni e denigrazioni, la violenza fisica, la quale prevede attacchi e lesioni fisiche, ed infine la violenza sessuale che richiede il soddisfacimento unilaterale di un desiderio sessuale.

In particolare gli individui maltrattanti spesso hanno avuto genitori conflittuali e violenti, abusano di alcol o stupefacenti, riferiscono in modo manipolativo e vittimistico di essere stressati dalla vita. La conoscenza di queste dinamiche può fare la differenza tra una scelta giusta e una sbagliata, educando bambini ed adolescenti a non fidarsi di pregiudizi, delle prove di forza e ad adesioni a modelli culturali vetusti e arroganti. Solo in questo modo sarà possibile ridurre drasticamente il ricorso alla violenza come mezzo di comunicazione e controllo, facendo sì che le scarpette rosse, simbolo del 25 novembre, siano il simbolo di una raggiunta maturazione della nostra civiltà.

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