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Gli adolescenti e il linguaggio del sexting: tra emozioni confuse e rischi

Potremo definire il sexting nuovo modo di comunicare? Dietro un messaggio di tale natura si esprime il contenuto e il silenzio che resta intorno, e che fa eco sulla vittima. Una fotografia inviata come prova d'amore può diventare molto pericolosa se diffusa velocemente a un vasto pubblico o persone malintenzionate

Attirare attenzione, essere parte di un gruppo, farsi accettare sembrano muovere l’esigenza di alcuni ragazzi di mettere in atto comportamenti forse a volte inadeguati. L’adolescenza come periodo di passaggio, di cambiamento e di criticità, determina la costruzione di una nuova identità; mentre ci si allontana dagli adulti entrando anche in conflitto, il nuovo punto di riferimento diventano i pari, il cui accesso spesso richiede atteggiamenti di accondiscendenza e omologazione.

In particolare, il corpo primo visibile cambiamento adolescenziale, coinvolge una maturazione sessuale legata ad una emergenza di pulsioni di notevole intensità, modificazioni dello schema corporeo e dell’immagine di sé, che determina in parte negazione, in parte esibizionismo. Ed in questo i ragazzi sono propensi ad diffondere, ricevere, condividere testi, immagini, video sessualmente espliciti di sé o di altri come prova d’amore o tentativo di abbordaggio.

È il sexting di cui si è parlato ampiamente al convegno presso il palazzo della Provincia a Brindisi lo scorso 5 novembre, dove ad un pubblico di ragazzi delle classi di quarta e quinta superiore, sono intervenuti autorità di forze dell’ordine, avvocati, psicologi, sessuologi. Realizzate e diffuse con il telefonino, siti, e-mail, chat, tali video, immagini e scritte sembrano apparentemente restare circoscritti a una relazione intima, ma di fatto possono anche essere inviati a un gruppo d’amici, per divertimento o curiosità.

Potremo definire il sexting nuovo modo di comunicare? Dietro un messaggio di tale natura si esprime il contenuto e il silenzio che resta intorno, e che fa eco sulla vittima.  Una fotografia inviata come prova d'amore può diventare molto pericolosa se diffusa velocemente a un vasto pubblico o persone malintenzionate: gli adolescenti alla scoperta della loro sessualità potrebbero ricevere minacce di rendere più vistose quelle foto di nudo per estorcere denaro o costringere la vittima a incontrarlo.

Si rischia inoltre che tali contenuti si diffondano rapidamente e in seguito sia difficile sopprimerli: basta un clic e immagini o video compromettenti possono finire su Internet e rimanere per sempre in rete, lasciando una traccia indelebile. Anche se inviati a una persona di fiducia o su pressione del gruppo essi possono causare grande sofferenza alla vittima, che può accusare forte tristezza, vergogna, ansia, difficoltà nelle relazioni interpersonali, vulnerabilità, problemi emotivi, comportamentali, psicosomatici e sociali.

Di fatto è lo stesso autore di atti di sexting a voler sfuggire un contatto sociale,  forse per vergogna o perché non abituato, e rischiando così di rinforzare comportamenti di evitamento delle relazioni vis a vis, restando nell’ombra. In questi atteggiamenti c’è anonimità, poca responsabilità dell’azione compiuta in quanto non c’è un confronto immediato con il ricevente, ci si nasconde. L’esigenza di appartenere ad un gruppo, di una relazione affettiva, di esplorare il proprio sé che cambia per riconoscimento e per stima, cela il bisogno di affetto, il raggiungimento di uno stabile, e non rigido, adattamento sul piano dei rapporti sociali, di una difficoltà a leggere ed esprimere ciò che si prova.

L’altro diventa il porto dove si approda mentre si cerca una identità adulta e autonoma.  “Il cambiamento è inevitabile” dice Bob Proctor, ma “la crescita personale è una scelta”, in quanto ognuno opta una modalità soggettiva per  percorrere il cammino di crescita interiore. Il modo in cui questi adolescenti scelgono di comunicare un’emozione, uno stato d’animo può confondere se stessi e la vittima, in quanto viene meno un confronto diretto con la persona, aumentano le difficoltà di interazione sociale, che sembra facciano molta paura.

Per imparare ad ascoltarsi e comprendere emozioni e pensieri da poter esprimere, è necessario lasciarsi lo spazio e il tempo perché questo accada. Nelle scuole, in famiglia, tra gli amici, occorre educare alle emozioni, all’esprimere un disagio, una difficoltà ed una gioia per poterla condividere vis a vis con chi si conosce. Training di abilità sociali, abilità di risoluzione dei problemi, percorsi di alfabetizzazione emotiva migliorano la capacità di esprimere idee e bisogni, competenze personali, gestione dei conflitti interiori e con gli altri.

La promozione della cooperazione tra coetanei educa al sapersi riconoscere nell’altro, come specchio del proprio sé, il confronto con l’adulto di riferimento crea un faro di luce nell’ombra dei pensieri e delle emozioni che si confondono nell’adolescente. (rita.verardi@libero.it)

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