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Gli influencer elettorali con posto alla Multiservizi colpiscono ancora

La situazione, anche per le coincidenze che presenta, va indagata subito e a fondo prima che soffochi questa città

BRINDISI – Ma da quale fonte ricavano il potere di “grandi elettori” i personaggi di questa seconda, sconcertante puntata sui presunti condizionamenti esterni all’esito delle campagne elettorali amministrative a Brindisi, ma anche della prima?

Perché a chi mostra di avere, o ha realmente poca memoria, bisogna ricordare che si è già aperto davanti al Tribunale di Brindisi un processo per concussione elettorale, il famoso caso Pietanza-Zuccaro, nato da un appello audio su Whatsapp ai lavoratori di Multiservizi a votare in un certo modo (non per il centrosinistra), in pieno ballottaggio tra Angela Carluccio e Nando Marino.

La prima udienza si è tenuta il 12 aprile scorso con il deposito delle liste testimoniali delle parti, e guarda caso la nuova udienza è fissata per il 10 gennaio 2020, venerdì prossimo. L’amministrazione Rossi, va sottolineato, ad aprile si era costituita parte civile, come pure la società Brindisi Multiservizi.

Ed ecco che la sera del 3 gennaio 2020, in piena conferenza pubblica sul piano di riequilibrio finanziario del Comune, un altro dipendente di Brindisi Multiservizi, Sandro Trane, accusa apertamente il sindaco Riccardo Rossi di aver beneficiato in un altro ballottaggio, quello con il candidato del centrodestra, Roberto Cavalera, della sua influenza sui cittadini elettori del quartiere Paradiso per spostare 1500, decisivi voti.

Bisogna ammetterlo: tutte queste coincidenze (dipendenti di Brindisi Multiservizi in veste di influencer elettorali, ballottaggi per la carica di sindaco, imminenza della prossima udienza del processo già avviato per concussione elettorale) inducono tutti coloro che non sono vaccinati contro il complottismo a pensare a un bel trappolone.

Ma alla domanda iniziale, quella sulla discesa in campo di poteri estranei ad una democratica e trasparente contesa politica, e alla sequenza di coincidenze che proprio lieve non è, complottismo o meno, non può che rispondere a questo punto la magistratura, con le modalità che certo non compete ai cronisti suggerire.

Tutto lo scontro verbale di venerdì sera è stato registrato dalla Digos, quindi non resta che chiedere al dipendente di Brindisi Multiservizi protagonista dell’episodio, Sandro Trane, di spiegare in che modo, quando, come e con chi avrebbe spostato i famosi 1500 voti a favore dell’ingegnere Riccardo Rossi. Una indagine rapida e approfondita è urgente.

Il sindaco, dal canto proprio, ha preannunciato querela, e questa volta deve fare seguire i fatti alle dichiarazioni. Ci risulta che in serata il primo cittadino sia stato in Questura. Sarà un ulteriore passo perché su questa vicenda si indaghi subito e a fondo, perché i sospetti e i veleni diffusi quotidianamente stanno soffocando questa città, che non ha mai conosciuto purtroppo reale unità di intenti sui processi di sviluppo tanto attesi da tutti.

L’ultimo esempio di ciò è l’utilizzo delle difficoltà finanziarie del Comune di Brindisi come una clava. Ma questo dissesto, dicono le carte, ha lontane origini, ed era sul tappeto già nel 2015 e nel 2016 della gestione commissariale Castelli, e ancora prima dell’amministrazione Consales. E persino nel 2011 il sindaco protempore, Domenico Mennitti, dovette occuparsi dei conti pubblici dal 1998 al 2008, finiti sotto la lente degli ispettori della Ragioneria generale dello Stato.

Di questa girandola di cifre ed accuse, dei rinvii dovuti alle precedenti amministrazioni e gestioni per evitare l’impopolarità (sempre a fini elettorali), la conclusione è che gli attuali amministratori sono inesorabilmente di fronte all’obbligo di tagliare per evitare il default.

Malgrado ciò, ancora una volta è stato attuato il salvataggio della società in house Brindisi Multiservizi, epicentro di tanti perdite economiche in passato, ma sorprendentemente anche humus in cui si muovono i soggetti da cui sono partite le spinte destabilizzanti di cui abbiamo poc’anzi parlato.

Non bisogna mettere i paraocchi ai cittadini, su quanto va accadendo. La situazione è molto seria, ha radici lontane mai estirpate, ed è giunto il momento di farlo per affermare davvero il primato della legalità a Brindisi.

Ha scritto oggi su Facebook l’assessore alle Finanze, Cristiano D’Errico: “Rispondere alla richiesta di supporto per restituire dignità a questa città violentata, è stata la scelta giusta. La cura per questa città non sono i mediocri spot dal sapore tardo elettoralistici; serve dedizione, competenza e condivisione rispetto al cammino impervio che ci aspetta per i prossimi mesi”. E questo non può che essere un interesse di ogni parte politica.

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