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Guerra dei dazi, Cina e Stati Uniti trovano un compromesso

Dopo essersi minacciate reciprocamente con l’aumento di dazi doganali, Pechino e Washington arrivano ad un accordo

Tra Stati Uniti e Cina sembra tornato il sereno. È proprio di oggi l’annuncio da parte del segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, della sospensione dei dazi reciproci tra i due Paesi. Una dichiarazione che arriva dopo giorni di trattative frenetiche avutesi a Washington. Secondo l’accordo, per ora soltanto abbozzato, la Cina si è impegnata ad aumentare in modo significativo l’acquisto di beni americani.

Una decisione che, secondo il vicepresidente cinese Liu He, “dovrebbe scongiurare una guerra commerciale, congelando i rispettivi dazi doganali”. Sulla stessa linea il segretario Mnuchin, che in un’intervista a Fox News ha dichiarato di aver “concordato un perimetro di intesa”, specificando però che, se Pechino non dovesse rispettare la sua propria parte del patto, Washington “potrebbe sempre decidere di ritornare sui propri passi”.  

Donald Trump aveva fatto della guerra commerciale alla Cina un proprio cavallo di battaglia già dai tempi della campagna elettorale. Secondo il magnate di New York, le massicce importazioni dal gigante asiatico sono costate agli USA milioni di posti di lavoro, anche a causa della differente legislazione vigente in termini di diritti d’autore. Dopo le minacce, Trump era passato definitivamente ai fatti già da marzo scorso, quando aveva fissato una tassa del 25% sulle importazioni d’acciaio cinese e del 10% su quelle d’alluminio.

Per impedire l’aumento della tassazione, la Cina ha quindi acconsentito all’importazione di una maggiore quantità di merci americane, specialmente nei settori agricolo ed energetico. L’obiettivo di Trump è quello di dimezzare entro il 2020 il deficit bilaterale nell’interscambio, che attualmente ammonta a 370 miliardi l’anno. Su questi dettagli, però, al momento Pechino non ha rilasciato dichiarazioni.

Un altro obiettivo sul quale i due Paesi stanno lavorando è l’ipotesi di un lavoro comune su violazioni della proprietà intellettuale e furto di tecnologia. Su questi argomenti, infatti, Trump aveva minacciato la Cina di dazi per 150 miliardi.

Questi colloqui si collocano nel contesto del difficile gioco diplomatico con la Corea del Nord, su cui la Cina esercita da sempre forte influenza. Le trattative sono quindi particolarmente difficili, perché Trump considera la risoluzione della crisi nordcoreana come un successo personale, e non vorrebbe in alcun modo che eventuali litigi sul tavolo dei dazi si riflettessero poi nel processo di denuclearizzazione di Pyongyang.

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