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I debiti di alcuni Paesi Ue e il mercato valutario aumentano i rischi negli investimenti

La possibilità che uno o più stati europei (Grecia, Irlanda, Portogallo) possano dichiarare di non essere in grado, anche parzialmente, di onorare i propri debiti è la causa principale degli attuali timori dei mercati finanziari, che sono in queste ore iper reattivi ad ogni notizia, cattiva o buona, che riguardi l'andamento delle economie statunitense, europea e dei paesi emergenti, da cui dipende la capacità dei singoli Paesi di far fronte ai propri impegni finanziari.

La possibilità che uno o più stati europei (Grecia, Irlanda, Portogallo) possano dichiarare di non essere in grado, anche parzialmente, di onorare i propri debiti è la causa principale degli attuali timori dei mercati finanziari, che sono in queste ore iper reattivi ad ogni notizia, cattiva o buona, che riguardi l'andamento delle economie statunitense, europea e dei paesi emergenti, da cui dipende la capacità dei singoli Paesi di far fronte ai propri impegni finanziari.

Mentre scrivo le principali agenzie finanziarie stanno rilasciando la notizia che l'affidabilità creditizia dell'Irlanda, misurata dai CDS, strumenti simili ad un'assicurazione sul credito, è notevolmente sotto pressione a causa della crisi finanziaria in cui versa una delle sue banche e in generale per i disastrati conti pubblici irlandesi.

Ne risente inevitabilmente anche l'euro come valuta comune. A fronte di aspettative di tassi di crescita mediocri nell'eurozona (si veda Figura 1), gli investitori decidono di convertire le attività finanziarie denominate in euro nelle valute di quei Paesi con prospettive economiche migliori. Semplificando, secondo la teoria macroeconomica, la moneta di un Paese si rivaluta rispetto alle altre monete quando le esportazioni di quel Paese superano le importazioni dagli altri Paesi. Un fenomeno molto interessante è stato inoltre l'apprezzamento della moneta giapponese, lo Yen, nei confronti del dollaro americano e dell'euro.

La valuta nipponica ha toccato massimi storici nelle scorse settimane, tanto da richiedere l'intervento unilaterale della Banca centrale del Giappone (BoJ), l'equivalente della nostra BCE, che ha tentato di arrestare la rivalutazione dello Yen vendendo sul mercato valutario moneta nazionale, si stima, per circa 1,21 miliardi di dollari americani: una goccia nel mare globale delle transazioni valutarie giornaliere che valgono circa 1.500 miliardi di dollari. La BoJ teme che un eccessivo rafforzamento della valuta nazionale possa danneggiare le esportazioni delle imprese giapponesi, in quanto i prodotti di queste ultime diverrebbero meno competitivi in termini di prezzo rispetto ai prodotti equivalenti denominati in altre valute.

Il nesso tra l'apprezzamento dello Yen e la crisi finanziaria europea è che i mercati sono alla ricerca di porti sicuri (cd. Safe Haven) dove parcheggiare le disponibilità finanziarie, e nell'acquistare attività finanziarie denominate in una certa valuta, ne provocano l'apprezzamento. La storia di successo dell'oro e dei metalli preziosi (Figura 2) si inserisce in questa ricerca di sicurezza. È in atto una straordinaria rivalutazione dell'oro e dell'argento, considerati come una sorta di riserva di valore. Verso la fine degli anni Novanta, al contrario, le Banche Centrali di diversi Paesi avevano iniziato a dismettere le proprie riserve aurifere. Per evitare il collasso del prezzo del metallo, nel 1999 le banche centrali europee si accordarono su un tetto alle vendite annue di oro.

L'accordo è stato rinnovato l'anno scorso, ma le vendite hanno subìto un netto rallentamento per essere più che compensate dall'ondata di acquisti. La crescita del prezzo dell'oro potrebbe dunque riflettere una certa sfiducia nel dollaro statunitense quale moneta alla base dell'attuale sistema monetario internazionale. La debolezza del dollaro deriverebbe dalle attuali condizioni dell'economia americana, che presenta tassi di disoccupazione molto elevati rispetto al passato. Si teme dunque che l'alto numero di disoccupati americani avrà un impatto negativo sui consumi, che rappresentano circa il 70 per cento del PIL statunitense (includendo le spese sanitarie).

Informazioni come quelle riportate sopra non servono solo a speculare sui mercati internazionali, ma a farsi un quadro più o meno generale della situazione economico-finanziaria nelle aree più rilevanti per la dinamica dell'economia mondiale. La lezione fondamentale che l'attuale crisi dell'euro deve insegnarci è che non esiste alcun investimento privo di rischio. Occorre relativizzare espressioni come "rischio zero" o "capitale garantito", chiedendosi chi garantisce il capitale. Fatta eccezione per i depositi bancari fino a 103.291,38 euro che sono garantiti da un fondo interbancario di tutela dei depositi (www.fitd.it), tutti gli altri investimenti presentano un rischio di insolvenza, siano essi garantiti da uno Stato, da un Ente pubblico o sovranazionale, o da un'impresa.

Mi è capitato diverse volte di assistere clienti ai quali gli sportellisti bancari, i promotori o il personale delle Poste avevano assicurato che il titolo proposto fosse "sicuro", in quanto emesso da uno Stato o da una banca (spesso la stessa banca collocatrice). C'è un'enorme differenza tra dire ad un risparmiatore che un titolo è sicuro e a capitale garantito e dire che il titolo è "meno rischioso" rispetto ad alternative con un rapporto rendimento-rischio più elevato.

Mi rendo conto che in un'ottica "commerciale" la prima espressione è quella più rassicurante per il risparmiatore, in quanto non si fa cenno alcuno al concetto di rischio, ed è la meno costosa per l'agente di vendita in termini di informazioni e di tempo da dedicare al risparmiatore. Nel consigliare un investimento, sarebbe bene, tuttavia, che i concetti di rischio e di rischiosità fossero sempre esplicitati in fase di colloquio con il risparmiatore, evitando di rimandare ai fogli informativi per le "controindicazioni", che, si sa, pochi investitori leggono attentamente. Solo una tale trasparenza può fornire ai risparmiatori le informazioni utili ad effettuare scelte in linea con la propria tolleranza alle perdite, e ad affrontare anche emotivamente il flusso di notizie finanziarie di questi giorni.

*Consulente finanziario indipendente

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