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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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I giovani di oggi poveri da vecchi

Ancora ventiquattro ore e sapremo che cosa ci aspetta dalla manovra Monti. Le prime notizie sono contraddittorie. Infatti si parla di interventi sul sistema previdenziale, di aumento dell’Irpef e anche di Ici sulla prima casa. La ministra Fornero ha fatto balenare, tuttavia, anche l’ipotesi di interventi sulla questione del salario minimo garantito. L’allarme nei sindacati e nel centro-sinistra è assai alto. La destra invece sembra rassicurata dall’assenza di annunci sulla patrimoniale e protesta solo per la riduzione della possibilità dei pagamenti in contanti. Se le misure saranno queste Monti non comincia bene. Tuttavia è bene aspettare prima di dare un giudizio anche perché dagli annunci manca l’elenco degli interventi sulla crescita che sono stati al centro degli impegni del nuovo premier in Parlamento.

Ancora ventiquattro ore e sapremo che cosa ci aspetta dalla manovra Monti. Le prime notizie sono contraddittorie. Infatti si parla di interventi sul sistema previdenziale, di aumento dell'Irpef e anche di Ici sulla prima casa. La ministra Fornero ha fatto balenare, tuttavia, anche l'ipotesi di interventi sulla questione del salario minimo garantito. L'allarme nei sindacati e nel centro-sinistra è assai alto. La destra invece sembra rassicurata dall'assenza di annunci sulla patrimoniale e protesta solo per la riduzione della possibilità dei pagamenti in contanti. Se le misure saranno queste Monti non comincia bene. Tuttavia è bene aspettare prima di dare un giudizio anche perché dagli annunci manca l'elenco degli interventi sulla crescita che sono stati al centro degli impegni del nuovo premier in Parlamento.

L'attenzione si è concentrata sulle pensioni per due motivi. Innanzitutto perché sembra profilarsi il regime contributivo per tutti, cioè la fissazione per tutti del valore della pensione in rapporto non agli ultimi stipendi o salari ma ai contributi versati. Questo sistema è stato introdotto nel 1995 dalla riforma Dini che teneva fuori coloro che a quella data avevano già versato 18 anni di contributi. Sembra di capire che invece oggi il sistema sarà esteso anche a loro cioè a quella parte di loro ancora in attività. L'altra misura sembra essere quella che sfonda la cosiddetta quota quaranta cioè gli anni di contributi che consentono di andare in pensione. Già oggi quota quaranta è superata dal fatto che in pratica si va in pensione al compimento di più di quarantuno anni di servizio.

L'idea di allungare ulteriormente l'uscita solleva giuste proteste da parte dei sindacati e della sinistra. L'allungamento dell'età lavorativa viene motivata dall'allungamento della aspettativa di vita ma trascura il dato inoppugnabile che si vuole quasi annullare la stagione del riposo dei vecchi lavoratori rinviandola quasi sine die. A qualcuno verrà in mente fra un po' di mandarci in pensione a ottant'anni o forse mai.

Il dibattito sulle pensioni è infatti abbastanza surreale. Tutti, anche Monti, hanno dichiarato che il sistema previdenziale italiano, con le ultime riforme, è abbastanza in sicurezza. Vi sono disparità di trattamento, ad esempio per alcune casse di ordini professionali, e sappiamo che esistono privilegi, fra cui quelli dell'attività politica e parlamentare. Ma una volta ridotti questi privilegi, ad esempio con il contributivo per tutti, come hanno stabilito le camere a proposito degli eletti anche attuali, non si sfugge al tema di fondo.

I giovani sono infatti i più penalizzati. In un libro recente Ignazio Marino, chirurgo di fama e senatore della Repubblica, rende noto alcune cifre allarmanti. Chi è nato dagli anni '80 in poi andrà in pensione, oltre i settant'anni, con il 50% dell'ultimo salario o stipendio. I prossimi vecchi saranno più poveri dei loro padri e nonni. Per allungare la coperta si sta pensando di intervenire sulla condizione dei vecchi attuali. Invece la coperta è troppo stretta per sopportare altre tensioni. Là dove si può intervenire è sulla radice del meccanismo, cioè sul lavoro.

La tensione principale sulle pensione nasce dal fatto che oggi abbiamo, scrive Marino, una generazione sprecata, male assunta, mal pagata. Se non si torna a politiche che producono lavoro e lavoro ben pagato e ben garantito non si riuscirà mai a mettere in sicurezza le future pensioni. Ecco perché il tema dell'equità e della crescita sono fondamentali. E qui che dobbiamo aspettare al varco Monti.

Dire che bisogna sacrificare i garantiti per assicurare il futuro dei non garantiti, assomiglia molto al ricatto che nella pieno della rivoluzione industriale si faceva agli occupato con il cosiddetto esercito industriale di riserva che attendeva fuori dalle fabbriche. Si usa chi non lavora per abbassare i salari di chi lavora. Vecchio trucco. Non si capisce infatti perchè il peso della crisi debba essere sopportato da chi non ha mai goduto dell'abbondanza mentre invece si salvano grandi ricchezze e patrimoni. Il dibattito sui pensionabili attuali come regno dei garantiti è infatti un indecente inganno.

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