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Giovedì, 20 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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I giovani non rottamatori, ma innovatori in politica e nei movimenti

Leggere il rapporto Svimez sicuramente non incoraggia, certo però, ci aiuta a capire quanta strada ancora deve fare il Mezzogiorno per raggiungere gli standard di crescita del Nord-Italia, e quanto sicuramente le classi dirigenti sia del Sud che dell'intero Paese abbiano fallito nelle scelte in termini di industrializzazione, occupazione giovanile, e sviluppo economico. In un periodo di profonda crisi come quello che stiamo attraversando oggi e che tarda sicuramente a concludersi, non si può non appellarsi alla buona politica o alla ricerca di nuove e diverse forme di perseguire la crescita e la diminuzione del debito pubblico, che si differenziano dall'austerity di stampo “merkeliano”.

Leggere il rapporto Svimez sicuramente non incoraggia, certo però, ci aiuta a capire quanta strada ancora deve fare il Mezzogiorno per raggiungere gli standard di crescita del Nord-Italia, e quanto sicuramente le classi dirigenti sia del Sud che dell'intero Paese abbiano fallito nelle scelte in termini di industrializzazione, occupazione giovanile, e sviluppo economico. In un periodo di profonda crisi come quello che stiamo attraversando oggi e che tarda sicuramente a concludersi, non si può non appellarsi alla buona politica o alla ricerca di nuove e diverse forme di perseguire la crescita e la diminuzione del debito pubblico, che si differenziano dall'austerity di stampo "merkeliano".

Credo, che solo la Sinistra e i partiti riformisti progressisti, ad oggi, possano e debbano farsi carico dei grandi temi italiani: occupazione, sviluppo industriale, innovazione. In un Paese che recede, come l'Italia, il Nord cresce anche di poco, ma cresce, e il Sud invece si allontana sempre più fino a fermarsi a 400 anni prima del resto d'Italia come ben scrive Carmine Dipietrangelo nel suo focus. Dopo questi dati sorge spontanea la domanda di cosa sia accaduto, o meglio, di cosa non sia stato fatto. Le scelte del governo centrale, in 20 anni a trazione berlusconiana con brevi parentesi di governi di centro-sinistra spesso impossibilitati nell'attuare le riforme a causa di numeri troppo risicati o in alcuni momenti legati da lacci e lacciuoli che impedivano il progresso del Paese, non hanno sempre rappresentato le istanze che venivano dagli operai,dalle donne, dai giovani e dagli studenti.

Il Sud caratterizzato da una perenne questione meridionale sicuramente ha visto mortificata la sua spinta alla crescita e la sua voglia di riscatto in termini di sviluppo economico. Invece nel Sud continuano a nascere meno bambini, a lavorare meno donne, i giovani continuano ad emigrare senza ritornare, e la crescita del Pil è pari a zero, certo di crescita non si può parlare. Sicuramente il lavoro, o meglio l'assenza di quest'ultimo, è la piaga del Mezzogiorno, ma la cosiddetta fuga dei cervelli sta continuando a impoverire un territorio sempre più scarno. Giovani studenti o lavoratori che trovano altrove la realizzazione dei propri sogni e non ritornano nella loro terra natia, e altri giovani che decidono di restare o perché impossibilitati nel fare esperienze fuori, vista anche le ristrettezze economiche delle famiglie, o perché non da eroi ma solo con del buon senso vogliono cercare di invertire la rotta del proprio territorio.

Questi ultimi, però, spesso diventano degli eroi, perché restano nonostante l'assenza di lavoro, di politiche di welfare studentesco adeguate e soprattutto in assenza di speranza per il futuro. Allora, noi giovani del Sud e non solo, cosa dobbiamo fare? Restiamo a guardare? Io non credo che questa sia la miglior reazione, credo invece che dobbiamo riappropriarci del nostro futuro e laddove è difficile che ci sia, crearlo. Nelle lotte studentesche non facciamo in modo che rimanga tutto incompiuto, e nei partiti, nei sindacati, e nelle associazioni spostiamo l'attenzione sulle nostre problematiche perché diventino la leva per uscire dalla crisi. Non diventiamo solo protagonisti quando si parla di rottamazione, anzi discostiamoci dalla strumentalizzazione e dimostriamo che le nostre idee e le nostre proposte non sono campanilistiche ma hanno il sapore del futuro, del riscatto, e della crescita.

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