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A cura di Blog Collettivo

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I "precari del basket" attendono Consales alla prova del Palaeventi

E’ una vita da precari. “Quelli che il basket “ si preparano a passare un’altra stagione agonistica da precari nel PalaPentassuglia, ormai abituati nel corso degli anni a vivere la loro passione sportiva in palasport stretti, scomodi, disagevoli e privi dei servizi più essenziali. “Quelli che il basket” non reagiscono più. Erano in migliaia i precari negli anni ‘50 quando il basket si giocava sul campo scoperto della palestra “Galiano”, spesso anche sotto la pioggia, stretti ed ammucchiati su una sola tribunetta, tutti in piedi, stipati e allineati in tre - quattro file, appollaiati sugli alberi che cingevano il campo sui lati corti del rettangolo di gioco per sostenere i protagonisti di quella squadra che pure lottava nelle massime serie nazionali contro i “giganti” dell’epoca.

E' una vita da precari. "Quelli che il basket " si preparano a passare un'altra stagione agonistica da precari nel PalaPentassuglia, ormai abituati nel corso degli anni a vivere la loro passione sportiva in palasport stretti, scomodi, disagevoli e privi dei servizi più essenziali. "Quelli che il basket" non reagiscono più. Erano in migliaia i precari negli anni '50 quando il basket si giocava sul campo scoperto della palestra "Galiano", spesso anche sotto la pioggia, stretti ed ammucchiati su una sola tribunetta, tutti in piedi, stipati e allineati in tre - quattro file, appollaiati sugli alberi che cingevano il campo sui lati corti del rettangolo di gioco per sostenere i protagonisti di quella squadra che pure lottava nelle massime serie nazionali contro i "giganti" dell'epoca.

Fu poi la "festa dei precari" quando venne inaugurato il palasport Coni di via Ruta che nasceva già troppo piccolo e scomodo per le esigenze della tifoseria brindisina, ma si gongolava ugualmente pensando alla palestra "Galiano" ed al basket sotto la pioggia. Il buon Roberto Buscicchio cercò diverse soluzioni per far entrare 800-900 tifosi stipati come sardine, anche dietro le colonne del palasport, consapevole che ne rimanevano fuori altri mille, per seguire prima la squadre di coach Pentassuglia, poi di quella di coach Primaverili e di coach Piero Pasini e Claudio Malagoli. La promozione in serie A/2 costrinse i dirigenti a farsi venire una "Nuova Idea" per non rinunciare alla promozione conquistata sul campo: costruire da privati un palasport da 3500 posti per poter disputare dignitosamente il prestigioso campionato e dare la possibilità a più tifosi di seguire le partite di basket della squadra del cuore.

Fu subito promozione in serie A/1 con coach Piero Pasini ma lo stato di precarietà continuò e si accrebbe per anni con buona tolleranza da parte di tutte le autorità preposte alla sicurezza, perché in quel palasport entrarono fino a cinque-sei mila spettatori ammassati e stipati da far paura! Sono trascorsi più di 30 anni ma la situazione di precarietà è di gran lunga peggiorata perché la giusta severità delle attuali misure di sicurezza ha costretto il Comune, ora proprietario del'impianto, a limitare la capienza del vecchio "Palidea", attualmente intitolato a "Big Elio Pentassuglia", così come prevista dai regolamenti federali e dalle leggi in vigore che autorizzano la presenza massima di 3500 spettatori con posti a sedere e vietano l'occupazione delle scale di accesso alle gradinate per garantire le uscite di sicurezza.

Riconquistata in questa stagione agonistica la serie A con l'Enel Brindisi, la lotta fra precari si è fatta più aspra e vince ancora chi riesce a guadagnarsi in qualsiasi modo un posto per assistere alle partite di basket della propria squadra e poco importa se poi i "conquistatori" vedranno solo parte del terreno di gioco, magari da dietro un colonnato. Se possibile, è ancora più precaria e molto imbarazzante la sistemazione della tifoseria ospite, delle autorità, dei dirigenti di Federazione e Lega, così come è sconcertante non poter disporre di un bar,di un punto-ristoro, semplicemente per prendere un caffè o bere un bicchiere d'acqua ed è ugualmente grave non poter garantire servizi igienici sufficienti e decorosi rapportati alle esigenze di 3 mila e 500 spettatori, dando una visione mediatica e diretta di una città incapace di darsi una struttura dignitosa e meritevole della propria tradizione.

E precari sono i giornalisti costretti a condividere una ristretta, scomoda e mal disposta tribuna-stampa, non certamente degna della serie A, come è anche disagevole la postazione delle telecamere e complicato, difficile e tortuoso il lavoro dei cameramen , dei radiocronisti e dei telecronisti, anche se tutti continuano a lavorare in religioso silenzio, senza alcun cenno di lamentela. L'imbarazzo di una città che anche attraverso questo suo palasport raggiunge le case di milioni di telespettatori sarà certamente colto in modo particolare dal sindaco Mimmo Consales che ha trascorso anche lui una vita da "precario- giornalista", costretto a districarsi fra postazioni e telecamere per guidare i suoi collaboratori nel labirinto di un palasport che obbliga a riprese forzate per svolgere il proprio lavoro.

Ora che il Consales-sindaco troverà un posto più comodo in prima fila fra le autorità non potrà certamente dimenticare il suo trascorso professionale e la sua promessa da sindaco di Brindisi di utilizzare le somme già stanziate nel bilancio di previsione dalla passata amministrazione e vorrà confermare la sua volontà, pubblicamente manifestata, di accelerare le procedure amministrative ed i tempi di esecuzione del progetto per la costruzione del "palaeventi". Fu indicata la opportunità di una nuova collocazione su un terreno già di proprietà del Comune, con l'evidente vantaggio di evitare le lungaggini delle procedure espropriative ed i probabili contenziosi con i proprietari dei terreni di contrada Masseriola. Ma di accelerare i tempi ne parla solo Pino Marinò in sede di presentazione della nuova maglia della squadra.

La somma di 11 milioni di euro stanziata dal Consiglio Comunale nella seduta del 27 luglio dello scorso anno, poi ridotta a circa la metà con decisione del Commissario Prefettizio Pezzuto, è ancora disponibile ed a specifica destinazione per la costruzione del palasport. Dopo mezzo secolo la città ed i tifosi brindisini hanno il diritto di concludere lo stato di precarietà e disporre finalmente di un palasport dignitoso in cui assistere in modo civile alle partite della propria squadra e,allo stesso tempo, concedere alla società il vantaggio di una maggiore capienza, con il beneficio di poter ridurre il costo degli abbonamenti ed aumentare gli incassi per la più numerosa presenza spettatori.

Ma sarà anche occasione certa di nuova occupazione nella fase di costruzione ed in quella della gestione del Palaeventi. Il sindaco Consales ha sufficiente coraggio e determinazione per proseguire nel suo impegno. Di certo non si spaventerà e non si fermerà di fronte alle probabili difficoltà che potrebbero frapporre vecchi e nuovi "gufi" , quelli che nel corso degli anni con i loro "no" a prescindere e con i più diversi argomenti ad alto contenuto di populismo, hanno impedito alla città di crescere in tutti i settori delle attività produttive, dei servizi, dello sport e della cultura, limitando la crescita e lo sviluppo e riducendo Brindisi ad una Cenerentola della Regione.

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