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I racconti delle schiave dell'Isis interrogate dopo la caduta di Mosul

Mentre la riconquista di Mosul è cosa ormai fatta, per liberare la città siriana di Raqqa dall’occupazione dei terroristi dell’Isis ci vorrà ancora tempo. Benché la coalizione a guida Usa e le truppe curde siano riuscite ad entrare a sud della città

Mentre la riconquista di Mosul è cosa ormai fatta, per liberare la città siriana di Raqqa dall’occupazione dei terroristi dell’Isis ci vorrà ancora tempo. Benché la coalizione a guida Usa e le truppe curde siano riuscite ad entrare a sud della città, molte zone sono ancora sotto il controllo dei “miliziani neri” e la battaglia sarà certamente ancora lunga.

Intanto, sia sul suolo siriano quanto su quello iracheno, vengono con costanza interrogati i prigionieri fra cui vi sono tantissime donne, le stesse che sino a poco tempo fa erano le mogli dei combattenti dello “ Stato Islamico”. Infatti uno dei temi che sta diventando di stretta attualità è quello inerente alle condizione delle donne che hanno fatto parte, sino ad oggi, dell’ organizzazione di Al Baghdadi ( ormai dato per morto).

Nei loro interrogatori affermano di essere state trattate bene e che i loro mariti spendevano soldi per assicurare loro vestiti, cibo ed soddisfare ogni necessità. Ma, contemporaneamente, tutte dicono di non essere state minimamente al corrente delle loro barbarie compiute nelle zone occupate, e che le decapitazioni eseguite in pubblico erano fatte solo nel rispetto della legge coranica ( secondo la loro interpretazione) per punire i “ Kafir” ( gli infedeli).

Molte di loro hanno ammesso di non aver condiviso il proprio tetto solo ed esclusivamente con arabi-siriani, ma anche con uomini provenienti dal Libano, Tunisia, Daghestan e Afghanistan. Non mancano, però, le voci fuori dal coro. Una ragazza di soli 14 anni ha detto di essere stata letteralmente comprata per 10.000 dollari. Alcune hanno invece riferito il fatto che  le donne catturate venivano in un primo momento fotografate e che successivamente le loro relative immagini  erano diffuse sui cellulari dei miliziani, dove ognuno poteva scegliersi la donna che voleva e fare per essa un’ offerta in denaro.

Altre hanno ammesso di essere state violentate e picchiate , il tutto ben inquadrato ed inserito in quello che era diventato un vero e proprio mercato di schiave del sesso. Alcune di loro hanno tentato di fuggire. A chi è riuscita a varcare il confine con la Turchia è andata bene. A chi, invece, non ce l’ha fatta, è stata riservata la morte. Ed alle loro storie  si sono aggiunte tutte quelle di coloro i quali sono stati in questi anni perseguitati dall’ Isis, come gli yazidi, i curdi, i cristiani e gli sciiti.

Per ora, al di là della  battaglia di Raqqa,  Siria ed Iraq restano due nazioni in preda allo sbaraglio più totale. A partire da Baghdad sino ad arrivare in tutta la zona nord-irachena sarà davvero un impresa cercare di mettere in accordo i sunniti e gli sciiti, che dopo la fine del regime di Saddam non hanno mai finito di scontrarsi e combattersi a vicenda. Un odio viscerale che divide le due fazioni ormai da secoli, che rischia seriamente di mettere a ferro e fuoco, in maniera ancora peggiore di quanto già non lo sia adesso,  tutta l’antica terra di Babilonia.

E non andrà di certo meglio in Siria, dove gli interessi e le ingerenze esterne sul futuro di Damasco sono sempre più forti e più pesanti. Stati Uniti, Russia, Iran, Qatar ed Arabia Saudita, paesi che sino ad oggi hanno  cannibalizzato la Siria solo ed esclusivamente per guardare al proprio portafoglio, non sembrano affatto propensi a mollare l’osso. Chi ha davvero pagato caro il conto di tutto questo, e lo continua a pagare, sono solo i civili che continuano a morire come mosche. Ed in parecchi raid aerei della coalizione internazionale, effettuati a Raqqa e Mosul,  ne sono periti già migliaia. 

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