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Milizie libiche e, sotto, Fayez al Sarraj

Milizie libiche e, sotto, Fayez al Sarraj

Crisi libica, Occidente e i segreti finiti nella tomba con Gheddafi

Il premier libico Fayez Al Sarraj, l’unico ad essere stato riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo presidente della Libia, non conduce  di certo una vita facile. In questi giorni a Tripoli si cerca ancora il bandolo della matassa dopo la morte di Gheddafi

Il premier libico Fayez Al Sarraj, l’unico ad essere stato riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo presidente della Libia, non conduce  di certo una vita facile. In questi giorni a Tripoli si cerca ancora il bandolo della matassa dopo la morte di Gheddafi, in una Libia divisa e sbranata dalle rese dei conti interne tra le varie etnie e tribù presenti sul territorio.

Non molla davanti alle pressioni americane il generale Khalifa Aftar, che non vuole lasciare la parte della Cirenaica controllata ancora dalle sue truppe. In questi giorni si è tornato a parlare di un impegno in prima fila dell’ Italia sulla crisi libica, non solo mettendo a disposizione le basi di Aviano e Sigonella per gli americani per le loro incursioni, ma anche fornendo ulteriori supporti ad Al Sarraj. Ma, servirà davvero tutto questo per un imminente ricostruzione della Libia?

In realtà la vicenda libica non rappresenta un caso isolato nella storia delle nazioni arabe. Tutti i Paesi nati dalla decolonizzazione successiva alla seconda guerra mondiale non hanno conosciuto alcuna forma seria di parlamentarismo. In quest’ area non sono mai esistite entità statuali, ma soltanto colonie e protettorati. Quando  nel 1969 Gheddafi raggiunse il potere in Libia , spodestando il re Idris, fece approvare una nuova costituzione, abolendo de facto le elezioni e tutti  i partiti politici.

Gheddafi si proclamò guida e comandante della Rivoluzione della “Grande Jam?h?riyya Araba Libica Popolare” impostando e pianificando una politica mista tra  panarabismo e socialismo, un programma delineato e strutturato   nel cosiddetto “Libro verde” del 1976. Negli altri Paesi arabi era molto più frequente imbattersi in monarchie ereditarie a base islamica, come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar, Kuwait e Bahrein. Insomma, il concetto di democrazia in concerto con i suoi valori , nella maggioranza del mondo arabo –islamico non è mai esistito.

Fayez al Sarraj-2

Ed il popolo libico ( ricordiamo ancora diviso tra etnie e tribù varie che spesso non si amano tra loro) non ha quindi mai vissuto un reale e concreta esperienza democratica. Forse è questo il vero problema: come ricostruire uno Stato essendo ben consci di tentare un operazione alquanto difficile e non priva di ostacoli. L’alba della nuova Libia, lo ricordiamo tutti, venne sigillata dalla vera e propria macellazione del corpo di Gheddafi mandata in mondovisione. L’oltraggio al suo corpo avvenne quando questi era ancora vivo. Le terrificanti scene del suo linciaggio sono note a tutti.

Il giornalista Enrico Franceschini, su “La Repubblica.it” del 22 ottobre 2011, aveva pubblicato nella rubrica My Tube un documento “top secret” dell’Ufficio Comunicazione Downing Street che cominciava  in questo modo: “La morte di Gheddafi è il risultato migliore per gli interessi nostri e dei nostri alleati nella guerra in Libia. Catturato vivo e processato, il leader libico avrebbe potuto rivelare particolari imbarazzanti sulle sue passate relazioni con il nostro e con altri governi occidentali”.

Se tutto questo fosse confermato, ora l’Occidente sta solo raccogliendo le spine della sua iniziativa militare intrapresa nel 2011 contro la Libia. La Libia di oggi è divisa, distrutta, diventata facile preda del fondamentalismo islamico e di predoni e banditi di ogni tipo. Il 17 marzo 2011, con l’astensione di Germania, Brasile, Cina, India e Russia, Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva approvato la risoluzione 1973, che avrebbe giustificato il successivo intervento della Nato in Libia.

La risoluzione autorizzava “gli Stati Membri a prendere tutte le misure necessarie   per proteggere i civili e le aree a popolazione civile minacciate di attacco nella Jamahiriya Araba di Libia, compresa Bengasi, escludendo l’ingresso di una forza di occupazione straniera in qualsiasi forma e qualsiasi parte del territorio libico”. Vedremo quali saranno ora gli sviluppi della nuova iniziativa libica. Certo, se prima o poi inviassimo truppe di terra sul suo suolo, di certo verrebbe smentita nei fatta l’ennesima risoluzione Onu. Staremo a vedere.

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