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A cura di Blog Collettivo

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"Giovani fuori dal lavoro e dagli studi, ma la politica si occupa d'altro"

Il dato drammatico dei Neet in Italia, e soprattutto a Brindisi, città dove ci si appassiona di più a litigi insulsi

Ho pensato a lungo se scrivere il mio punto di vista su questa notizia, non tanto per l’importanza dei dati, meritevoli di reazioni più autorevoli delle mie, ma quanto per l’utilità di un contributo in un contesto sordo e miope. Alla fine ha prevalso l’indignazione e la volontà di arricchire questa parte finale della settimana, funestata da un insolito maltempo, con una riflessione certamente utile per tutti il futuro di tutti i ragazzi. Le ricerche danno all'Italia il dato peggiore a livello europeo (e qui Salvini non può imprecare contro Bruxelles e Berlino) sulla quota di Neet, ovvero i giovani tra i 18 e 24 anni che non hanno un lavoro né sono all'interno di un percorso di studi.

La condizione Neet è particolarmente preoccupante in quanto si tratta di ragazzi che non hanno conseguito un titolo di studi appetibile sul mercato del lavoro, né hanno un progetto di vita per recuperare la propria posizione di svantaggio. Una nave completamente alla deriva, per sempre. Mal comune mezzo gaudio? No perché persino economie più deboli come quella greca, rumena e slovacca ci superano piazzando dati sui Neet che per noi sono un miraggio (25.7% a fronte di valori che gravitano dal 21% in giù).

Vito Mauro Brugnola-2Questi numeri la dicono lunga sull’onestà e lungimiranza che lo Stato e la nostra società hanno per i propri figli. Sono stati finanziati numerosi progetti per combattere il fenomeno Neet, soldi (europei) a palate, senza che però la società accogliesse i suoi giovani. Molti ragazzi sono stati sfruttati durante lo stage, hanno ricevuto il ben servito una volta terminati i soldi del progetto o addirittura, e qui entriamo nel sentito dire, hanno dovuto piegare la testa a pratiche di poco trasparenti pur di avere la possibilità di iniziare l’agognato tirocinio.

Eppure, i progetti Neet nascevano e avevano i fondi per assumere i partecipanti una volta terminato il tirocinio. La tipica storia all’italiana. Questa condizione non incide sul clima elettorale che in questi giorni imperversa in città. In una realtà con la disoccupazione giovanile tra le più alte in Europa, assistiamo a battibecchi e accuse ridicole, capaci però di attirare un numero non esiguo di tifosi dell’ultima ora, tra i candidati sindaco al ballottaggio. Déjà vu?

Il tessuto sociale ed economico locale è così debole per cui non vi possono essere verità divergenti su come risollevarci. La verità è solo una in una città che ha sacrificato il doppio del proprio territorio abitato in zone industriali vetuste che però non soddisfanno neanche metà della popolazione locale. Forse, gli unici in Italia. Quale speranza c’è per il futuro dei nostri ragazzi? La conoscenza di vie preferenziali per la classica “raccomandazione”, che influenza le tornate elettorali, ha respiro corto e lo si vede proprio all’interno dei nostri confini.

In virtù di questa fotografia, non deve sorprendere che tanti ragazzi siano scoraggiati, sia perché traditi dalla generazione dei propri genitori, sia perché il presente pone il muro di un atteggiamento scostante e irritante verso chi vuole Lavorare in modo dignitoso e onorevole. A loro rivolgo il messaggio già sussurrato più volte: “Il futuro siete voi, cercate di avere l’onestà, la passione e i valori di una comunità assenti in chi ci ha preceduto. Imparate dai loro errori anziché ripeterli. Così i Neet saranno un brutto ricordo”.

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