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A cura di Blog Collettivo

Idrogeno in Puglia, al via la competizione tra territori: meglio che a Brindisi “nessun dorma”

Idrogen Valley Puglia: operazione promossa dalla Regione che ha come obiettivo la realizzazione di tre impianti di produzione di idrogeno, secondo le linee della transizione ecologica

BRINDISI -  È già scattata la competizione tra territori per Idrogen Valley Puglia, operazione promossa dalla Regione che ha come obiettivo la realizzazione di tre impianti di produzione di idrogeno, secondo le linee della transizione ecologica che dovrà condurre all’abbandono progressivo dei combustibili fossili. La domanda è se Brindisi, uno dei tre poli prescelti assieme a Taranto e Cerignola, arriverà alla meta nei tempi giusti e con le risorse necessarie.

Nulla è scontato, in uno scenario regionale in cui Brindisi da qualche tempo ha un ruolo di Cenerentola a proposito di destinazione di risorse e di localizzazione di nuove iniziative di produzione e di ricerca. A parte autogol come quello che ha fatto escludere dai fondi del Pnrr il progetto per Cittadella Della Ricerca, e le iniziative industriali che preferiscono ormai da tempo città come Bari, ci sono anche accadimenti che fanno riflettere sulla prevalenza della politica di altre realtà rispetto alla nostra.

Un esempio? La decisione di insediare a Foggia il nuovo Its dell’energia, l’ultimo degli Istituti tecnici superiori nato nella regione, scartando la candidatura dell’Itt “Giorgi” di Brindisi, pur sostenuta da una fondazione che annoverava grandi player industriali del settore. Ma Brindisi non era e non è uno dei principali poli energetici nazionali, e certamente il primo in Puglia? E allora perché Foggia? Brindisi riconosciuta come polo aerospaziale primario ottenne proprio per questo l’Its per le costruzioni aeronautiche. La stessa logica non è stata seguita per l’energia, e qualcuno dovrebbe spiegarne il perché.

Se certa politica può far questo, allora sul polo per l’idrogeno bisogna stare in campo con determinazione. L’invio da Brindisi della documentazione alla Regione Puglia (che ha ruolo di regia), necessaria per gli iter autorizzativi, è già cominciata da parte di Alboran la società appositamente costituita di cui Edison ha rilevato il 50 per cento delle quote, Snam il 10 per cento, mentre le restanti quote restano a privati. È cominciato anche il gioco dei territori per primeggiare.

Idrogen Valley Puglia prevede che gli impianti di Taranto e Cerignola abbiano una capacità di 100 megawatt ciascuno, 80 invece quello di Brindisi. Il valore complessivo dell’investimento dovrebbe sfiorare il mezzo miliardo di euro per tutti e tre i siti. È scattata anche la ricerca dei finanziamenti privati. Alboran punta su fondi di investimento, poiché non vi è certezza che arrivino risorse dal bando Ipcei (Importanti progetti di comune interesse europeo), cui tuttavia il progetto è stato candidato dalla società.

Serviranno poi partner terzi per le tecnologie. In sintesi, Alboran intende costruire un impianto che alimenti il processo di elettrolisi con un campo fotovoltaico da 300 megawatt. Idrogeno verde, quindi. Il sito? Nella zona sud della provincia, fuori dall’area industriale. Quello di Alboran (socio del Distretto tecnologico nazionale dell’energia, con sede a Brindisi) è, va ricordato uno dei due progetti di produzione di idrogeno che potrebbero sorgere nel Brindisino: l’altro è quello che Enel ipotizza di realizzare nell’area di Cerano, da collegare al grande campo fotovoltaico che la società elettrica nel prossimo futuro insedierà nel perimetro dell’attuale termoelettrica.

Su cosa occorre vigilare ora? Sugli iter avviati presso la Regione Puglia. Non dovrebbero esserci problemi, in coerenza con la scelta della giunta Emiliano manifestata con la costituzione dell’Osservatorio regionale sull’idrogeno e con la relativa strategia contenuta in un apposito, articolato documento. Meglio comunque, che a Brindisi “nessun dorma”.

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