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Caldo e malessere: le interazioni tra il caldo estivo e psiche

“La prima creatura di Dio fu la Luce”. Difficile non trovare la saggezza nella massima di Bacone che già, parecchi secoli orsono, aveva individuato il nesso tra la vita, il divenire e la luce

“La prima creatura di Dio fu la Luce”. Difficile non trovare la saggezza nella massima di Bacone che già, parecchi secoli orsono, aveva individuato il nesso tra la vita, il divenire e la luce. Del resto, conosciamo bene le proprietà salutari della luce e del calore: alcune persone, che si considerano “meteoropatiche”, difficilmente iniziano bene la giornata se guidate dalla sensazione di esser accompagnate da un tempo mesto, all’insegna del grigiore. Il nostro umore può essere considerevolmente influenzato dal tempo, e le attività scandite dalle ore d’esposizione alla luce.

Infatti, determinate condizioni cliniche, quali la depressione, possono trovare una loro spiegazione biologica nella modifica dei ritmi circadiani ormonali connessi alla luce, al caldo o alla pioggia. Dall’altra parte, però, ci sono persone che si posizionano su un continuum opposto rispetto ai dipendenti del sole e degli orari solari: sono coloro i quali vivono bene nel freddo e non vedono l’ora che i vari anticicloni Caronte, Annibale, Scipione ecc. portino temperature più miti e venti freschi.

Certamente durante l’estate si incorre in rischi di non poco conto: in condizioni climatiche estreme l’eccessivo calore può innescare, nelle persone più sensibili, reazioni psicofisiche sgradevoli. Molteplici studi hanno constatato che il caldo scalda i circuiti cerebrali con conseguenti difficoltà nell’orientamento spazio-temporale ed una momentanea difficoltà a connettere idee e pensieri (sintomi simili agli stati febbrili).

Le difficoltà vascolari indotte dalle alte temperature agiscono negativamente sul cervello, il quale si trova a gestire sensazioni di spossatezza e relativa irritabilità. Soprattutto le persone emotivamente sensibili, secondo studi dell’Università di Bologna, risentono maggiormente dei segnali ambientali ostili e quindi rischiano di andare incontro a vissuti ansiosi traslati su banali situazioni della vita quotidiana.

Non è un caso che molti studi internazionali riportino nei mesi estremi, ovvero gennaio, luglio ed agosto, la maggior casistica di comportamenti aggressivi, disturbi dell’umore e stati d’ansia. L’interazione di condizioni climatiche nocive e dinamiche sociali (in cui trionfano espressioni, vere o simulate che siano, di euforia estiva altrui e che causano un senso di frustrazione nell’individuo) costituisce un elevato potenziale di sofferenza psicologica.

Ovviamente non si può imputare la responsabilità di un elevato disagio psichico alla sola componente climatica: essa può esser l’innesco di una serie di disagi provati durante tutto l’anno e repressi o ignorati finché le condizioni lo hanno permesso. Davanti a queste difficoltà è necessario lenire quanto più possibile gli effetti del caldo: una corretta alimentazione, la creazione di luoghi freschi e poco umidi, un’attività all’aperto nelle ore meno calde della giornata, possono essere un buon viatico per il recupero parziale della propria serenità.

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