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A cura di Blog Collettivo

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Il caso Napoli, quando le primarie sono una pistola che spara al contrario

La vicenda delle primarie di Napoli si presta a diverse considerazioni. La prima, incontrovertibile, è che questo strumento democratico di selezione dei candidati non solo non è infallibile ma è anche facilmente aggirabile. Non sappiamo ancora, si pronuncerà l’organo di garanzia del Pd fra qualche giorno, se i brogli ci siano davvero stati e quale entità abbiano avuto, sappiamo però che non esiste alcuna regolamentazione che mette al riparo questa consultazione dall’inganno. L’idea che un grande partito democratico possa essere scalabile da candidati senza scrupoli dovrebbe spingere a riconsiderare il primato delle primarie. Senza regole certe, le primarie sono una pistola che spara all’incontrario colpendo il tiratore.

La vicenda delle primarie di Napoli si presta a diverse considerazioni. La prima, incontrovertibile, è che questo strumento democratico di selezione dei candidati non solo non è infallibile ma è anche facilmente aggirabile. Non sappiamo ancora, si pronuncerà l?organo di garanzia del Pd fra qualche giorno, se i brogli ci siano davvero stati e quale entità abbiano avuto, sappiamo però che non esiste alcuna regolamentazione che mette al riparo questa consultazione dall?inganno. L?idea che un grande partito democratico possa essere scalabile da candidati senza scrupoli dovrebbe spingere a riconsiderare il primato delle primarie. Senza regole certe, le primarie sono una pistola che spara all?incontrario colpendo il tiratore.

La seconda considerazione riguarda la degenerazione dello scontro politico in alcuni settori del Pd. Non si tratta di fare moralismo, ma il Pd sta mancando all?appuntamento sul tema fondamentale, cioè il rivelarsi un partito più democratico di quelli che lo hanno fondato. Invece appare evidente che nel Pd prevalga una signoria di alcuni potentati che, forti di un consenso popolare spesso raggiunto demagogicamente, cercano di addormentare l?intero corpo dell?organizzazione. Il tema che vien fuori è che il Pd non è al riparo dallo strapotere di leadership carismatiche che, sia nel momento del successo sia in quelle del tramonto, usano il loro carisma per impedire il ricambio.  Si crea cioè una situazione per cui il partito cessa di essere un organismo autonomo ma diventa ostaggio delle leadership che si organizzano in modo indipendente e che per questa via lo controllano.

Il terzo elemento che viene fuori lo apprendiamo dall?esito di questa vicenda. Bersani ha invitato i candidati a farsi da parte. E lo ha fatto dopo un intervento di Roberto Saviano che proponeva la candidatura di un brillante magistrato anti-camorra come Raffaele Cantone. Qui ci sono due aspetti da considerare. Il primo è che il segretario non ha atteso l?intervento della commissione di garanzia ma si è precipitato a parlare dopo l?intervento di un guru del sistema dei media. La dipendenza del partito dal sistema dell?informazione non poteva essere sanzionata in maniera più plateale. L?indicazione di Raffaele Cantone, persona di straordinario valore, ripropone ancora una volta il tema del  restringimento dell?area di scelta della politica che continua  a pescare nella rete della magistratura i suoi epuratori.

Non c?è un?altra società civile? Non è il caso che i magistrati bravi restino a fare i magistrati? Non è più normale che chi esercita il controllo di legalità super partes resti fuori dalla contesa politica? La lezione di Napoli vale per il resto del Mezzogiorno. Dappertutto crescono leadership incontrollate, dappertutto il partito ha impoverito la sua vita democratica, dappertutto ha slegato i suoi rapporti con la società civile e cerca candidati solo nei tribunali, dappertutto rischia di deludere l?ansia di rinnovamento.   L?ultima questione che viene allo scoperto è il rapporto fra leadership carismatiche e vita democratica.

Siamo nel pieno del berlusconismo. Il caso di Napoli conferma la forza acquisita nel tempo, anche per le sue indubbie capacità, da Antonio Bassolino. Tuttavia la crescita della leadership di Bassolino si è accompagnata allo snaturamento dello strumento-partito, a una distorsione del rapporto di massa, a un declino della democrazia interna. Il Pd, anche a rischio di apparire fuori dal coro, deve riaffermare il primato della comunità politica auto-regolamentata per sfuggire alla morsa dei nuovi capi-popolo. L?ideologia  delle primarie spesso favorisce i più bravi ma sfavorisce i più deboli in ogni caso rende superflua quella comunità politica che si riunisce in un partito. Con questa logica Argan non sarebbe mai stato sindaco di Roma e il parlamento sarebbe pieno di magistrati e altri esponenti della società dell?informazione mentre un tempo era affollato di gente del popolo o di onesti lavoratori della politica. E? il caso di dire: vedi Napoli e poi muori.

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