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Le battaglie del Comitato 8 giugno: una fiaba di cittadinanza attiva

Era quasi sempre la signora Ada ad aprire la porta del cinema Massimo per le nostre riunioni. E quando le chiedevo "come sta?" per via della malattia, il suo viso mite e sofferente si illuminava d'un sorriso. "Bene, bene" si schermiva

Era quasi sempre la signora Ada ad aprire la porta del cinema Massimo per le nostre riunioni. E quando le chiedevo “come sta?” per via della malattia, il suo viso mite e sofferente si illuminava d’un sorriso. “Bene, bene” si schermiva. Quando morì ho provato un dolore vero. La consideravo una di noi, del Comitato.

Il Comitato nacque in fretta e furia, con un semplice passaparola, la sera dell’8 giugno 2006, in quella sala. Fui uno dei promotori. Esso era la risposta alla perseguita intenzione del sistema politico e istituzionale brindisino, con il placet silenzioso della Provincia e il consenso fattivo della Regione, di fare di Cerano il Porto Industriale di Brindisi, concentrandovi tutte le attività più inquinanti della città!

Era da tempo immemore che non si vedeva a San Pietro Vernotico tanto consenso popolare. Difatti, in pochi giorni raccogliemmo migliaia di firme di sostegno, che conservo gelosamente. Cominciammo con un gazebo improvvisato, e poi via per via, casa per casa, nei negozi, nei saloni di barbiere, nei supermercati, in tutti i locali pubblici, ovunque incontrando plauso e incoraggiamento, nonostante i tanti scetticismi misti a una qualche rassegnazione.

Eppure, quelle firme furono utilissime a vincere per ora la battaglia, in quanto quella straordinaria mobilitazione la facemmo valere nelle sedi decisorie, nonostante l’assenso regionale dato all’Accordo di Programma con il Governo, relativo alle opere strategiche nazionali, credo tuttora vigente! Ma non fu l’unica battaglia. Il Comitato fu poi costretto a ingaggiare una dura lotta anche contro l “ideona” di chiudere il ciclo provinciale (solo?) dei rifiuti, bruciando il Combustibile da Rifiuti (il CdR), con il carbone, nella mega Centrale di Cerano, a due passi da San Pietro. Esso dovette combattere persino contro due mega parchi eolici offshore, una sorta di foreste rotanti a poca distanza dalla battigia di Campo di Mare!

Insomma, il Comitato, in una manciata d’anni, si trovò ad affrontare un surreale concentrato di assalti ambientali e sanitari, e a combattere contro la pervicace idea che a Cerano si potesse fare di tutto e di più, nonostante la devastazione ambientale e sanitaria già subita con l’insediamento di una delle centrali elettriche a carbone più grandi d’Europa.

Potevamo sorbirci in silenzio, senza far nulla, l’ulteriore erosione della costa, o anche la diossina, o un centinaio di pale alte 120 metri dal livello del mare tra Cerano e Lido Presepe a poche miglia dalla riva, per non sentir ripetere la stucchevole litania di soffrire della sindrome di Nimby (“non nel mio cortile”) a popolazioni che già pagano un tributo ambientale e sanitario altissimo al resto d’Italia?

In verità, in quegli anni ci siamo opposti contro l’arroganza di “Pimby” (please in my back yard, “per favore tutto nel mio cortile”), alla quale, certa politica, purtroppo da troppo tempo dominante, ha costretto questo martoriato e desolato territorio! Nei fatti, principio di precauzione, validazione scientifica e condivisione democratica sono sempre state le coordinate ispiratrici che hanno orientato il Comitato, al quale non è mai appartenuta la cultura del NO preconcetto, ma neppure quella prona a esigenze “non di interesse generale”.

La nostra documentazione era considerata talmente valida e preziosa, che di essa si sono avvalsi alcuni studenti per le loro tesi di laurea, e altri da altri territori sono venuti ad acquisire conoscenze e proposte. Il Comitato 8giugno riuscì, come in una fiaba reale, non solo a unire quasi tutta la politica locale, con i suoi addentellati provinciali e regionali, ma soprattutto il civismo che riusciva a esprimere il paese, nonostante la progressiva desertificazione del tessuto democratico e culturale di allora, tuttora perdurante.

Difatti, in quel Comitato non c’erano professionisti dell’ambientalismo, né tantomeno fanatici dell’ambientalismo fondamentalista, ma tante persone e professionalità serie e preparate, le quali, ognuna per il proprio campo, con umiltà e determinazione, ha dato un contributo efficace. Per tutti, ricordo l’ing.Piero Matarrese, l’avv. Alessandra Cursi, il dr.Pierluigi Bracciale, il Presidente dell’Associazione Antiracket, l’amico Ermanno Manca. Si farebbe però un torto a tutti i 28 costituenti, che la sera del 9 novembre 2006 si auto-costituirono formalmente in Comitato 8giugno, con un proprio Statuto, se non si dicesse che, chi materialmente, chi culturalmente, chi professionalmente, chi politicamente e istituzionalmente, è stato prezioso e utile per le battaglie intraprese. 

Il figlio della signora Ada, Massimo Pancosta, è stato il generoso proprietario del Cinema che ha sempre gratuitamente ospitato i nostri incontri e che spesso ha curato le nostre squattrinate iniziative a Campo di Mare, puntualmente divulgate dai giornalisti locali, Italo Poso e Giuseppe De Marco.

Sì, San Pietro Vernotico, nonostante la crisi della politica e la scomparsa dei partiti dei nostri tempi, ha vissuto una breve ma intensa fiaba di cittadinanza attiva, attraverso il Comitato 8giugno il quale, esaurita la funzione per il quale era nato, è rimasto un bene pubblico non appartenente più ai suoi fondatori, ma all’intera città e alla sua storia civile migliore.
 

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