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Il difficile compito di genitore: bisogna saper chiedere anche aiuto

“Non è l’eccesso (di amore o di critica) a rendere un figlio bravo e bello, ma è l’accettazione di quello che è, con le sue caratteristiche a farlo diventare uomo libero, fiducioso e sereno”. Se il compito genitoriale diventa difficoltoso, il sostegno alla genitorialità è un progetto educativo che ha l’obiettivo di tutelare il minore e prevede il coinvolgimento di diversi professionisti

“Non è l’eccesso (di amore o di critica) a rendere un figlio bravo e bello, ma è l’accettazione di quello che è, con le sue caratteristiche a farlo diventare uomo libero, fiducioso e sereno”. Se il compito genitoriale diventa difficoltoso, il sostegno alla genitorialità è un progetto educativo che ha l’obiettivo di tutelare il minore e prevede il coinvolgimento di diversi professionisti. L’evento a tal proposito ha visto protagonista l’associazione di volontariato Tuteliamo nella cittadina di San Pietro Vernotico con il convegno “Curatore del minore: compiti, procedure e responsabilità. I servizi sociali nell’area minori e famiglia”. I tre interventi, dell’assistente sociale e pedagogista Silvia Paradiso, dell’avvocato Massimo Manganaro, della psicologa-psicoterapeuta Florenza Prete, vertono sulla tutela dei diritti del minore nei differenti contesti valorizzando il tutore e curatore speciale.

Per “stile genitoriale” si intende la modalità educativa e accudente con cui i genitori svolgono le funzioni genitoriali affettive, protettive, regolative, empatiche. Con la nascita di un figlio è utile che i neogenitori creino uno spazio fisico e “psichico” per il bambino, gli dedichino cure, in senso affettivo e normativo, modulino la crescita del figlio tra regole e affetto basate sulle necessità di separazione/individuazione, stabiliscano solidi e permeabili confini dentro e fuori la coppia in modo che l’invasione della famiglia allargata, non inficia la relazione adulto/adulto mettendo a rischio l’unione coniugale.

La genitorialità, ci spiega la dott.ssa Prete, impegnata da anni nel sostegno a genitori, negli affidi e adozioni, è un lavoro difficile che comporta la messa in discussione di ciò che si è, delle nostre attitudini e abitudini: è invitabile che riemerga e influenzi il proprio stile di attaccamento che riguarda il grado sicurezza e fiducia nei confronti del genitore che rappresenta e sarà una base sicura/insicura. L’attaccamento concerne le cure, il sostegno l’aiuto in caso di pericolo, la sintonizzazione con i tempi: se è sicuro si è esplorativi, fiduciosi in sé e negli altri e si trasmette autonomia anche ai propri figli attraverso uno stile parentale autorevole, basato su ascolto, accettazione, comprensione e soddisfazione di bisogni e desideri del figlio visti come necessità di crescita e non come capriccio. Se già un genitore ha un attaccamento insicuro ricercherà partner inadeguati/insicuri componendo uno stile genitoriale autoritario (punizioni e regole ferree), permissivo (soddisfacimento di qualsiasi desiderio), indifferente (no ascolto no punizione no calore emotivo) e trasmetterà al figlio sfiducia, insicurezza, inibizione nell’esplorazione evitamento o dipendenza dell’altro.

Sulla scia di questi capisaldi teorici, la dott.ssa Prete ancora commenta come si innestano famiglie adeguate e inadeguate. La comunicazione (assente, aggressiva, passiva), le condizioni igienico economico lavorative scarse, le difficoltà coniugali sono altri fattori di rischio che portano i figli ad avere una lettura della loro famiglia come bisognosa di cure e si sostituiscono ai genitori. Sentendosi colpevoli per i conflitti, le separazioni e meritevoli d’indifferenza, i minori restano dimenticati a se stessi, sopprimono pensieri ed emozioni avendo un effetto deleterio per lo sviluppo. Il sostegno alla genitorialità propone, continua a dire la dott.ssa Prete, un equipe di esperti qualificati, pedagogisti, psicologi, assistenti sociali, che provvedono a tutelare il minore prendendo in carico anche i genitori. Partendo dalle criticità si ottimizzano le risorse, spesso non visibili ad una famiglia sovrastata dal periodo di crisi che attraversa. Spesso può capitare che i figli, pur di aderire e non deludere le aspettative dei genitori, fanno qualcosa per anni, anche se non piace: essi sono come la spugna, assorbono anche quello che non viene detto, ricordando che la comunicazione non verbale, compresi i silenzi esprimono molto di più delle parole.

Immagine 2-4-2Tra le modalità educative rivolte alla famiglia c’è l’intervento a domicilio che  mira alla prevenzione e all’assistenza, come ad esempio la “messa alla prova” che inquadra il contesto familiare e sociale nel quale il minore vive. Altri interventi possono essere la Mediazione Familiare, Terapia Familiare, Spazio Neutro, incontri di gruppo, occasione quest’ultima per affrontare insieme i cambiamenti legati alla crescita dei figli, come ad esempio Corsi di preparazione alla genitorialità (pre e post parto), incontri per genitori separati. Il sostegno prevede consulenza, supporto sociale alla famiglia d’origine e/o ai familiari significativi del minore, elaborazione di nuove attività e strategie genitoriali, relazioni positive tra casa famiglia e famiglie d’origine, una diversa lettura delle dinamiche familiari, miglioramento della comunicazione genitori figli, ristrutturazione dell’attaccamento, risoluzione di conflitti coniugali, ottimizzazione di capacità di coping.  

Non è semplice, ma a volte sono proprio i minori a darci il segnale d’avviso del loro malessere, basta coglierlo con gli occhi di un genitore in quanto tale, e non come lavoratore stressato, coniuge insoddisfatto. “In voi cercavo le certezze di cui avevo bisogno, il rifugio alle mie paure…le vostre carezze, i vostri sguardi d’amore, se solo aveste capito quanto tutto ciò era importante per me, siete stati anche voi bambini, sapete come si può stare male per la carenza d’affetto o la troppa fermezza…in quei momenti mi sentivo l’ultimo della terra, incapace di meritare il vostro amore e la vostra stima, ma vi amo e vi perdono anche se senza saperlo mi avete ferito…e vi ringrazio per avermi donato la vita e per tutti i sacrifici fatti per me” sono le parole di un bambino che scrive ai suoi genitori una lettera proiettata sul video alla fine del convegno. Riuscire, tentare, provare, mettersi in gioco per creare una base sicura da cui un figlio può “partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui può ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato” è un dovere per il genitore quanto un diritto per il figlio. Genitori non si nasce ma si diventa, attraverso la relazione quotidiana con i figli (rita.verardi@libero.it)

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