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A cura di Blog Collettivo

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Il feticcio del reato di femminicidio e l'assenza di educazione di genere

La Convenzione di Istanbul non è stata ancora ratificata, ma se ne parla come se lo fosse. La convenzione di Istanbul è il primo strumento di diritto internazionale che «crea un quadro giuridico di riferimento completo per combattere la violenza contro le donne», focalizzato sulla prevenzione della violenza domestica, la protezione delle vittime e la persecuzione degli autori del reato.

La Convenzione di Istanbul non è stata ancora ratificata, ma se ne parla come se lo fosse. La convenzione di Istanbul è il primo strumento di diritto internazionale che «crea un quadro giuridico di riferimento completo per combattere la violenza contro le donne», focalizzato sulla prevenzione della violenza domestica, la protezione delle vittime e la persecuzione degli autori del reato.

Ma al di là delle convenzioni, dei trattati, è altro il terreno sul quale occorre lavorare. Sullo sfondo, il problema è quello della qualità dei rapporti tra essere umani e soltanto dopo tra generi che investe donne, gay, lesbiche, trans, uomini, persone di qualunque etnia, cultura, religione. Esiste una società violenta, nel linguaggio e nei comportamenti e l?impressione è che ciò coinvolga ogni genere.

Il femminicidio urlato lascia intendere che in Italia ci sia un genocidio di donne. E? così? Si usa il lemma ?femminicidio? associandolo ad un atto violento compiuto verso una donna che ne provochi la morte, a prescindere dalle motivazioni. Ma tale crimine è già coperto, dal reato di omicidio. Lo lo si invoca con l?intento di chiedere un regime speciale, perché la tutela del genere femminile merita un regime speciale di protezione.

Ma non può farsi una classifica di priorità tra i generi, a meno che non si volga lo sguardo all?eugenetica. Ricordando Franca Rame e la difficoltà di portare in scena, cioè di rendere pubblico ?Lo stupro? che aveva vissuto sulla sua pelle, mi chiedo: lo Stato ( i nostri governanti) ha compreso che la violenza non è un fatto privato ma è una questione di responsabilità politica ?

La violenza sulle donne è un?emergenza educativa, punta di un coacervo di situazioni discriminatorie ad ogni livello. Dobbiamo agire sugli stereotipi, a livello scolastico, è lì che si comincia. Persino il codice Polite di autoregolamentazione non sessista dei libri di testo, scritto, alla fine degli anni Novanta, non è mai diventato operativo.

Le cose non accadono per caso. Le libertà come le responsabilità, si declinano al singolare. Ed è individualmente che l?educazione agisce per farsi trasmissione di valori condivisi nel segno del rispetto. L?educazione al rispetto di genere in chiave professionale è una metodologia sconosciuta agli educatori italiani. E? la cultura del rispetto del diverso: dei sessi, delle etnie, delle opinioni, della non violenza, tutte cose che si insegnano, ed imparate si praticano.

I testi scolastici sono carichi di stereotipi sessuali e gli insegnanti non hanno nessuna formazione specifica. I genitori ancora meno. La scuola specie quella primaria, trasmette inconsapevolmente pregiudizi di genere che ci accompagneranno per tutta la vita e che da adulti è difficilissimo scardinare, perché quella è la normalità.

L?educazione di genere a scuola, sarebbe un?azione a costo zero e gli insegnanti, potrebbero fare miracoli. Si è invocato un Osservatorio sulla violenza di genere. Proposta apprezzabile a condizione che sia composto da persone esperte e indipendenti da far emergere i veri numeri e le soluzioni, che dovranno essere soprattutto preventive, preventive, preventive.

Occorre educare tutti i generi ad accettare le sconfitte, a dominare le pulsioni primordiali, al valore della parità perché non esiste un genere più importante dell?altro. L?uccisione di una persona uomo- donna è già sanzionata : l'art. 575 cod. pen. prevede che "Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.". Potremmo aggiungere alle aggravanti di cui all'art. 61 (Circostanze aggravanti comuni) cod. pen., il n. 11 quinquies "l'avere il colpevole commesso un delitto per motivi di odio di genere" per avere una copertura piena, di tipo repressivo.

D?altro canto, il reato di ?femminicidio? non supererebbe il vaglio della Corte Costituzionale, per contrasto con il principio di uguaglianza. Non è che la vita di una donna sia più preziosa di quella di un uomo o viceversa. E? l?essere umano che dev?essere tutelato a prescindere dall?età e dal genere di appartenenza.

 

 

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