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A cura di Blog Collettivo

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"Il Pd sappia parlare ai movimenti"

In un momento che sappiamo tutti essere drammatico per la profonda crisi economica, morale e politica che viviamo, vorrei provare a portare una nota positiva e di prospettiva, perché sento sia dovuto soprattutto ai giovani e ancor di più, ai giovani che con voglia, coraggio e sacrificio scelgono in un momento così difficile di spendersi per la politica, per senso di responsabilità e non per ambizioni personali in un grande partito come il Partito Democratico di cui anch’io faccio parte. Giovani che andrebbero incoraggiati, indirizzati e sostenuti più che mortificati, ostacolati o peggio utilizzati.

In un momento che sappiamo tutti essere drammatico per la profonda crisi economica, morale e politica che viviamo, vorrei provare a portare una nota positiva e di prospettiva, perché sento sia dovuto soprattutto ai giovani e ancor di più, ai giovani che con voglia, coraggio e sacrificio scelgono in un momento così difficile di spendersi per la politica, per senso di responsabilità e non per ambizioni personali in un grande partito come il Partito Democratico di cui anch?io faccio parte. Giovani che andrebbero incoraggiati, indirizzati e sostenuti più che mortificati, ostacolati o peggio utilizzati.

Tante analisi sono state fatte in merito a questo difficile momento storico e vorrei provare a concentrarmi sul modo in cui si intende superare questo momento perché da quello dipende il nostro futuro e quello di chi verrà dopo e anche per questo è un momento che, nel bene e nel male, appartiene alle nuove generazioni. La spinta fortissima che dalla società civile ci arriva attraverso le associazioni e i movimenti che sono in fermento non può che rappresentare una boccata d?aria in un momento storico così cupo e chi fa politica non può esimersi dall?ascoltare, intercettare e interpretare questa spinta, rispondendo politicamente anche a chi questa spinta intende utilizzarla per delegittimare i partiti facendo il gioco di quelli che ci hanno portato in questa situazione di profondo malessere.

I movimenti lanciano i segnali e gridano dissenso, i partiti attraverso la politica devono dar voce a quel dissenso, rappresentarlo nelle sedi istituzionali offrendo soluzioni, prospettive e proposte. Tutto questo però è necessario farlo tornando a mettere al centro l?uomo, le politiche sociali oltre che quelle economiche. Bisogna ritrovare il senso di umanizzazione della politica per dare una risposta anche alla profonda crisi morale che attanaglia il Paese. Si riparte nell?opera di costruzione e ricostruzione solo se prima si recupera il senso dell?etica morale, di democrazia e di uguaglianza, mortificati e ridotti negli ultimi anni ai minimi termini perché questo inevitabilmente ha avuto una ricaduta devastante anche sull?economia del Paese.

In questo modo usciremo dalla crisi dando un senso ai sacrifici che tutti stiamo facendo e ancora a lungo faremo, evitando di ritrovarci con lo stesso modo di fare e soprattutto con lo stesso modo di fare politica. Per tutto quello che ho sino ad ora affermato i temi della riorganizzazione del partito e del rinnovamento della classe dirigente sono cruciali e prioritari, rappresentando il punto di partenza e la sfida che tutti noi abbiamo il dovere di cogliere. Penso quindi che il momento sia paradossalmente positivo, perché cambiare si può e si deve.

Il momento è positivo perché ci sono nuove generazioni di dirigenti del PD che su questi temi si stanno spendendo con passione e senso di responsabilità, organizzando anche incontri che hanno il fine di concretizzare tutto questo, attraverso proposte politiche che nascono dalla condivisione, dal dibattito, dal confronto. Nuove generazioni di dirigenti diverse da altre che assumono, loro sì, atteggiamenti vicini a culture politiche che non ci appartengono, rafforzando quel berlusconismo che a noi toccherà combattere a lungo anche nel post Berlusconi e che ha prodotto i danni che sono sotto gli occhi di tutti e che noi celebriamo con show mediatici che inneggiano la figura del singolo individuo.

Queste giovani generazioni di dirigenti del PD non chiedono il rinnovamento che si sta già attuando per forza di cose, cercano umilmente di gestirlo nel migliore dei modi e sono a volte costrette a star chiuse nelle segreterie di partito non per lavorare per le loro carriere personali alle quali a volte anzi sottraggono tempo, ma per cercare di dare un valore aggiunto a ciò che quelli prima di loro hanno fatto, valorizzando e non rinnegando o distruggendo, considerando quelli venuti prima un?estimabile patrimonio da cui trarre insegnamento per fare anche meglio, cercando di imparare anche dai loro errori visto che tutti ne facciamo e il problema principale è che quella generazione di dirigenti è figlia del 68.

Queste nuove generazioni del PD non chiedono niente e sono pronte a guadagnarsi la propria credibilità politica sul campo, ma per farlo sono costretti prima a lavorare sulle incrostazioni pesanti che immobilizzano il partito che gli è stato consegnato che impediscono non solo di attuare quel rinnovamento che invece sarebbe dovuto venire naturale, ma anche di mettere al centro i principi di democrazia e uguaglianza di cui ho già parlato.

Questi nuovi dirigenti vorrebbero tra le altre cose, poter accedere alle cariche pubbliche per dare un contributo politico, ma spesso risulta complicato perchè si sceglie di concentrare più incarichi su una sola persona, di non dare limite al numero di mandati e si deve competere in campagne elettorali dai costi proibitivi.

Il Pd rappresenta un grande progetto di cui tutti ci sentiamo parte, ma bisogna dare una sterzata, bisogna offrire ai cittadini un?alternativa seria e credibile, dimostrando nei fatti di essere diversi dagli altri anche quando questo impone dei sacrifici a volte dolorosi,ma necessari. Si riparte rinnovando, riorganizzando, rafforzando e scardinando meccanismi vecchi e dannosi che sono una zavorra per il salto di qualità che questo PD vorremmo facesse e le giovani generazioni del PD sono pronte a ripartire.

* iscritta al circolo PD di Mesagne

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