Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Il Presidente Mattarella e quel richiamo alla questione dei nostri marò - di Mauro Mellini

Nel suo discorso "d'investitura" il neo-presidente Mattarella ha citato la questione dei Marò, affermando che sarà fatto tutto il necessario per risolvere il caso "riportarli a casa" etc. etc. Se potesse attribuirsi a Mattarella una particolare capacità ed attenzione per le questioni di equilibri e competenze istituzionali e per quelle questioni di stile di cui è fatta parte non indifferente del diritto costituzionale, si dovrebbe dire che egli ha dato all'angosciosa questione un rilievo straordinario

Nel suo discorso “d’investitura” il neo-presidente Mattarella ha citato la questione dei Marò, affermando che sarà fatto tutto il necessario per risolvere il caso “riportarli a casa” etc. etc. Se potesse attribuirsi a Mattarella una particolare capacità ed attenzione per le questioni di equilibri e competenze istituzionali e per quelle questioni di stile di cui è fatta parte non indifferente del diritto costituzionale, si dovrebbe dire che egli ha dato all’angosciosa questione un rilievo straordinario, includendola tra quelle che possono caratterizzare il ruolo del Presidente della Repubblica, che nel suo discorso al momento dell’attribuzione dei poteri istituzionali solo a questioni del genere è solito far riferimento.      

In realtà non è così e non solo perché limiti soggettivi escludono che egli abbia avuto presente tali sottigliezze di competenze costituzionali (la soluzione del caso compete, infatti, all’Esecutivo ed al Parlamento per un potere di indirizzo). C’è però, nella questione dei Marò per la peculiarità della sua storia, un dato oggettivo, che attinge proprio i ruoli dei massimi organi costituzionali ed, in specie quello della Presidenza della Repubblica. Anche se la stampa, i partiti, il Parlamento hanno ritenuto di sorvolare così a lungo sulla questione, è certo che nel marzo 2013 la Presidenza della Repubblica venne ad assumere, nel peggiore dei modi, fino a sfiorare un comportamento meritevole della più pesante censura morale oltre che politica, un ruolo di diretta responsabilità per la sorte dei Marò.          

Girone e LatorreGiorgio Napolitano, infatti, quando Latorre e Girone vennero in Italia in “licenza elettorale”, mentre era in atto l’operazione combinata dal Ministro degli Esteri Terzi (con la collaborazione ed il consenso degli altri ministri) che doveva concludersi con il rifiuto motivato di farli rientrare in India (cosa che fu realizzata con le forme della “pubblicità diplomatica”, con un documento rimesso a tutte le Ambasciate Italiane nel mondo) aveva ritenuto di non dover attendere oltre la conclusione finale del caso, dando così il suo suggello della definitività del tanto invocato ritorno in Italia dei nostri Marò. Li ricevette solennemente al Quirinale come benemeriti della Patria, sugellando così la loro innocenza e la chiusura da parte italiana dell’aspetto più spinoso del contenzioso: la libertà dei due arrestati-sequestrati.          

Quando si determinò il vergognoso e mai abbastanza deprecato voltafaccia compiuto dal Governo Italiano che si rimangiò il già deciso rifiuto di riconsegnare gli ostaggi, Napolitano non disse una parola, non fece un cenno per ricordare al Governo del suo caro Monti di essere personalmente impegnato nella questione in modo che non gli poteva consentire di avallare, anche solo con il silenzio, quell’atto proditorio a carico dei due Militari. Le conseguenze penose di quel tradimento sono una piaga ancora aperta. Ed aperta è la questione delle gravissime responsabilità della Presidenza della Repubblica che ne rimane al centro. Per questo il cenno di Mattarella alla questione non è stato fuori di luogo.          

Certo Mattarella non ha alcuna responsabilità personale nel vergognoso imbroglio. Ma a lui (ed a qualche suo consigliere, che è da sperare non sia Lapo Pistelli, appartenente alla stessa sua “corrente” dc) non è sfuggito il fatto che, volente o nolente si doveva tenere conto che, oramai, la Presidenza della Repubblica è direttamente implicata del complicato imbroglio. Bene ha fatto, dunque, Mattarella a non nascondere questo coinvolgimento della carica che andava ad assumere nel caso dei Marò. Altra cosa è se le parole da lui pronunziate, che ripetono dichiarazioni di buone intenzioni che al riguardo tutti hanno fatto (persino Pistelli e Mancuso!!) non vadano ad aggiungersi alle beffe che accompagnano il danno. Il danno ai Marò ed alla dignità del nostro Paese. Non ci sarà da attendere per averne la prova.

           

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