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Sabato, 4 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Le divisioni a sinistra distraggono dal problema di fermare i populismi

Nella storia dei partiti della sinistra le divisioni e scissioni sono state, purtroppo, una costante drammatica, determinata sia da rivalità interne e di potere tra i principali esponenti, sia da incompatibilità programmatiche

Ad un compagno che mi confidava di voler votare ‘Liberi e Uguali’  il prossimo 4 marzo, con la speranza di vedere realizzata  una sensibile flessione del PD ed il conseguente forte ridimensionamento di Renzi, considerato un’autentica ”bestia nera” dagli scissionisti, facevo presente che il suo orientamento mi ricordava l’episodio di “quel marito che per fare dispetto alla moglie aveva deciso di evirarsi”!   Ricercare l’indebolimento del PD alle prossime elezioni significa, infatti, favorire  i suoi principali competitori, il M5S e l’alleanza di centro-destra, giacché la sfida è tra i tre grandi poli,  e per un elettore di sinistra non credo sia indifferente che a governare il paese per il prossimo quinquennio vi sia il PD oppure un movimento dalle proposte velleitarie ed inconcludenti, come il M5S, o l’altro schieramento, dominato da un antieuropeista e xenofobo, come Salvini. 

Nella storia dei partiti della sinistra le divisioni e scissioni sono state, purtroppo, una costante drammatica, determinata sia da rivalità interne e di potere tra i principali esponenti, sia da incompatibilità programmatiche, sia dalla volontà dei promotori di differenziarsi, ritenendosi più puri e bravi degli altri.  Senza voler ripercorrere le tappe di tale doloroso cammino, a partire dalla pubblicazione del saggio di Lenin, circa un secolo fa,“Estremismo, malattia infantile del comunismo” e soffermandoci sugli episodi più recenti, come non giudicare con amarezza quanto appena avvenuto da noi, dopo la pesante sconfitta subita alle elezioni regionali siciliane, quando a rappresentare la sinistra vi erano due esponenti in contrapposizione tra loro? O la replica che si va profilando alle prossime elezioni regionali lombarde, dove la sinistra si presenta divisa, favorendo il candidato di centro-destra?.

A riguardo, v’è molto da imparare dagli avversari, che pur differenziandosi su molti punti programmatici, riescono a coalizzarsi tra loro per affermarsi, mentre a sinistra  si ‘spacca il capello in quattro’ per  trovare un accordo, con il risultato di consegnare il governo del paese e degli enti locali agli oppositori!...Evento questo fortunatamente scongiurato alle prossime elezioni regionali del Lazio, dove la sinistra ha deciso di convergere su un unico candidato ed altrettanto importante per noi brindisini è l’ampia coalizione che si è riusciti a comporre a sostegno di Riccardo Rossi, candidato sindaco, alle elezioni amministrative di primavera.

Certo, si sta assistendo ad una degenerazione personalistica e leaderistica dei partiti, nessuno escluso, ma come si fa ad accusare Renzi di essere diventato ‘proprietario’ del PD e mostrarsi scandalizzati nel prevedere un improbabile ‘inciucio’ tra PD e Forza Italia, dopo le elezioni, quando proprio D’Alema, l’antirenziano per antonomasia, da presidente del Consiglio in passato aveva ricercato l’accordo ad ogni costo ed ‘al ribasso’ con Berlusconi e , da segretario del partito in Puglia, per parecchi anni, compilava le liste elettorali a suo piacimento?...”Da che pulpito viene la predica”?....In verità nel PD, nonostante Renzi, altre figure di alto profilo si sono affermate, Gentiloni, Minniti ed altri, tali da garantire in futuro una maggiore vivacità di voci e di pluralità di posizioni all’interno del partito.

Speranza, Grasso, Civati e Fratoianni-2

Il problema vero, invece, è ora quello di come contrastare l’avanzata dei partiti populisti ed euroscettici,  Lega ,  Cinque Stelle, Forza Italia, ed a tal fine importante è sottolineare come la realizzazione  delle promesse mirabolanti contenute nei loro programmi, dal ‘reddito di cittadinanza’, alla ‘flat tax’ ed altro,  provocherebbe un aumento smisurato del deficit economico dello stato in un paese, come l’Italia, già indebitato ‘fino alla cima dei capelli’ da molti lustri, con gravami onerosi per le giovani e future generazioni: prevedere di allentare senza freni e coperture ‘i cordoni della borsa’, promettendo ‘il paradiso in terra ‘ a tutti, è da veri irresponsabili!  

 Più equilibrate e ragionevoli, invece, sono le proposte del PD, scaturite dopo aver governato con positivi risultati  nella legislatura appena conclusa che, portata a compimento eccezionalmente dopo un quinquennio, pur in condizioni difficili per la mancanza di numeri sufficienti al Senato, ha assicurato duratura stabilità di governo al paese, importante fattore per la ripresa economica in atto già da alcuni anni, dopoché la stessa maggioranza di centro-destra ora in campo, capeggiata da Berlusconi, aveva portato il paese sull’orlo del fallimento: PIL -5%, spread 574, rischio default. 

Rilevanti riforme sono state attuate in campo sociale e dei diritti civili, leggi contro il caporalato, per il biotestamento, le unioni civili , il reddito di inclusione, etc.; un consistente incremento dei livelli occupazionali si è verificato, pur contrastato dai processi  di automazione e di delocalizzazione industriale in atto e per quanto riguarda i flussi migratori si è imboccata l’unica strada percorribile per diminuirne la consistenza, quella degli accordi con i paesi africani, dai quali partono i migranti, seguita con ostinazione dal ministro Minniti.

Certo molto ancora resta da fare a tutti i livelli per mettere il paese in carreggiata, specie in campo occupazionale, ma non esistono a riguardo ricette miracolistiche, se non le promesse inconsistenti provenienti dagli altri due poli.  E’necessario, invece, proseguire con maggiore impegno e determinazione sulla strada già tracciata, per raggiungere migliori risultati  in ogni campo e soltanto una forza politica, come il PD, già sperimentata al governo del paese può dare sufficienti garanzie per realizzarli.

Al compagno, di cui sopra, non ancora convinto, aggiungevo che in una votazione politica importante, come la prossima, si sceglie il voto utile, il male minore,  tra i tre poli in competizione e che seguendo un diverso impulso non si rende un buon servigio al paese. Ricordavo, inoltre, che “Il meglio è nemico del bene”, secondo l’ammonimento, circa tre secoli fa, di Voltaire, il grande ed illuminato pensatore francese!

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