Domenica, 17 Ottobre 2021
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A cura di Blog Collettivo

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Il terrorismo in Turchia e i possibili retroscena che i media ignorano

Sir Arthur Conan Doyle faceva dire a Sherlock Holmes “Una volta eliminato l’impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità". I media hanno deciso che tra “l’impossibile” ci sia anche la possibilità che Erdogan gli attentati se li sia organizzati da solo

Sento e leggo su tutti i media le notizie e gli approfondimenti sull’ attentato successo ieri sera ad Istanbul, in Turchia, che ha fatto un’altra strage di civili inermi. Sia i giornalisti che gli “esperti” delle varie agenzie internazionali ed istituti strategiche, che – in assenza di una specifica rivendicazione – formulano, in sostanza, due ipotesi: che gli esecutori potrebbero essere terroristi del Da’ish (ad-Dawla al-Islamiyya fi al-Iraq wa l-Sham - Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, meglio noto come Isis) oppure terroristi Curdi del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), con una marcata preferenza per la prima.

Le giustificazioni che vengono fornite sarebbero le rappresaglie al “tradimento” che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avrebbe operato nei confronti dell’Isis, riavvicinandosi alla Russia e facendo degli accordi militari e commerciali con Putin, dopo aver sostenuto, finanziato, armato ed appoggiato l’Isis stesso.

Possibile, anzi, probabile. Tuttavia, vengo sempre colpito dalla scarsa propensione ad approfondire le notizie da parte dei media, preferendo di gran lunga dire comunque qualcosa, pur di calcare le scene, anche, talvolta, a costo di sposare una teoria non dimostrata (ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam?? ecco, appunto).

Io, forse sono un folle od un complottista ma mi piace prendere in considerazione tutte le possibilità, anche, talvolta – andreottianamente – pensando male. Sir Arthur Conan Doyle faceva dire a Sherlock Holmes “Once you eliminated the impossible, whatever remains, no matter how improbable, must be the truth” (Una volta eliminato l’impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità).

Ecco, quello che accade nei media, e che hanno deciso che tra “l’impossibile” da eliminare ci sia anche la possibilità che Erdogan questi attentati se li sia organizzati da solo per un ben evidente - almeno per me - motivo di politica interna e di relazioni internazionali.

Strage in discoteca a Istanbul-2

Questo per una serie di ragioni: primo, la Turchia, fino a qualche anno fa, data l’efficienza della sua polizia e delle sue forze armate, era considerato il Paese più sicuro del Vicino Oriente. Inoltre, Erdogan ha detto di voler combattere l’Isis. Lo ha detto, ma lo ha fatto? La maggior parte degli attacchi delle forze armate turche nel nord della Siria hanno preso di mira e colpito postazioni delle milizie curde dell’Ypg (Yekineyen Parastina Gel – Unità di Protezione Popolare, strenui oppositori dell’Isis nell’area) e non dell’Isis.

Infine, gli ultimi attentati, incluso il recente assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia, commesso da un poliziotto turco, non sono stati rivendicati da nessuno. Questo suona strano in considerazione che, fino ad ora, l’Isis si è sempre attribuito qualunque attentato avvenuto in Europa e nel Vicino Oriente, in quanto “punteggio” nella sua guerra di predominio nei confronti di Al Nusra – noto  anche come Jabhat al Nusra, l’altro gruppo integralista attivo in Siria, affiliato ad al Qaeda e sostenuto dagli Usa e da molti stati occidentali e mediorientali.

Recentemente, Erdogan si è riavvicinato alla Russia di Putin – subito dopo aver pubblicamente criticato i leader europei, preoccupati per la repressione interna sfociata nella violazione dei diritti umani – per meri interessi economici legati al mercato russo ed al gas russo che affluirà grazie alla ripresa del progetto del “Turkish Steam”, il gasdotto destinato  a portare il gas russo dal Mar Nero in Turchia (a prezzi ribassati).

Inoltre, Erdogan vuole cambiare la Costituzione laica di Mustafà Kemal Ataturk in senso “presidenziale” e, soprattutto, vuole reintrodurre la pena di morte. Cosa, quest’ultima, non gradita alla Ue che minaccia ritorsioni economiche e politiche nei confronti della Turchia. Turchia che, ricordiamo, ha stipulato con la Ue un accordo da 3 più 3 miliardi di euro per la “presunta” gestione dei rifugiati siriani ed un accordo di libera circolazione per i cittadini turchi nella Ue senza più l’obbligo del visto sul passaporto.

Cose, queste ultime, che Erdogan ha paura di perdere e che, pertanto, è in questo quadro che gli avvenimenti stragisti degli ultimi dodici mesi in Turchia incluso il “presunto” colpo di stato dello scorso 15 luglio, organizzato – secondo Ankara – dai sostenitori del predicatore musulmano Fetullà Gulen (rifugiato negli Usa) che ha avuto quali conseguenze immediate l’arresto, l’interdizione od il sollevamento dai propri incarichi di quasi 60mila persone, quasi come se i nomi dei colpiti fossero già elencati in liste di proscrizione preventivamente compilate.

attentato discoteca istanbul-2

Ankara deve dimostrare che, è vero che la sua repressione va contro al diritto umanitario, ma che è costretta ad agire in questo modo per difendersi dagli attacchi terroristici sul suo territorio. Se mi si permette un inciso,  trovo risibile che i governi delle nazioni europee, in caso di reintroduzione della pena di morte, abbiano minacciato sanzioni contro la Turchia, mentre hanno praticamente ignorato la palese violazione dei diritti umani ei confronti di questi cittadini turchi.

Ma quello che, più di tutto, lascia tristi, perplessi e disgustati, è che per queste politiche ignobili dell’Occidente e delle petrolmonarchie del Golfo, siano civili inermi a dover affrontarne le conseguenze.  

Ogni volta che Erdogan appare in televisione lamenta che “vogliono gettare la Turchia nel caos”; forse qualcuno all’Ue dovrebbe ricordargli che il caos in Turchia è il frutto della sua politica interna ed estera. Io mi chiedo – e vi chiedo – se Erdogan vendesse aspirapolveri, lo comprereste uno da lui?

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