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A cura di Blog Collettivo

Gentilezza, compassione, altruismo: i "vaccini" contro la "modalità hater"

Spesso ci troviamo ad assistere a discussioni, litigi o dialoghi che poco hanno a che vedere con una comunicazione corretta e costruttiva

Spesso ci troviamo ad assistere a discussioni, litigi o dialoghi che poco hanno a che vedere con una comunicazione corretta e costruttiva. Dalle chat personali agli scambi sui social network, ci imbattiamo sempre più nella modalità “hater”, forma estrema di collera che trascende la buona educazione ed il rispetto reciproco.

Eppure sin dall’infanzia non mancano certo gli insegnamenti che rimandano ad un comportamento improntato sull’educazione e la gentilezza, ossia considerare la prospettiva dell’altro, intuendone le emozioni. Piccoli ma importanti gesti, quali mandare un messaggio di vicinanza a un amico, effettuare una piccola rinuncia o condividere una merenda si configurano come fondamentali comportamenti di empatia e cortesia. Nella dimensione dell'adulto i fattori positivi della prosocialità consistono, molto semplicemente, nel concepire di poter dedicare qualche minuto del proprio tempo al prossimo, nel correggere aspetti legati al proprio egocentrismo ed impegnarsi a superare la paura che è alla base delle difese aggressive. 

Il comportamento prosociale, insito nel nostro Dna, costituisce il fondamento di ogni cultura e si esprime naturalmente attraverso l’altruismo e l’empatia. La genetica, quindi, spinge l’uomo ad essere cordiale attraverso il rilascio di alcuni neurotrasmettitori legati alla sensazione di benessere quando si compie un'azione positiva verso il proprio simile. Semplificando possiamo dire che ogni azione positiva, che abbia alla base gentilezza, amabilità e garbo, fa rete nella comunità, orientando al bene comune.  L’effetto soggettivo che ne scaturisce è un piacevole e reciproco senso di calore ed appartenenza. Si può facilmente comprendere l’interconnessione che lega la disponibilità, l'altruismo con le sensazioni positive.

Ma come resistere alla pressione dovuta a sentimenti di frustrazione e derivante talvolta da circostanze e comportamenti valutati come negativi? La soluzione consiste nel far affiorare gli stati d’animo e le emozioni che le situazioni incresciose inevitabilmente provocano ed accettarne la presenza; fondamentale è razionalizzare il tutto al fine di comprendere gli eventi per superarli nel modo più confacente possibile nella scala dei valori sociali, primo fra tutti, la nobiltà d'animo, consapevoli del fatto che la continua lotta tra “ciò che voglio" contro ciò che è conduce ad un esaurimento delle proprie forze.

Gentilezza, compassione ed altruismo non sono pertanto da considerare un ripiego per quieto vivere, sullo stesso piano della rassegnazione a ciò che è sgradito, ma, al contrario, formano un modello di reazione intelligente che massimizza le nostre risorse e quelle altrui. Come progredire, quindi, nell’empatia verso il prossimo? A volte l’aiuto può arrivare direttamente dalle altre persone, basta predisporci all’ascolto sincero delle emozioni e dei sentimenti altrui toccando anche con mano la sensazione di incompetenza o disagio quando intravediamo qualcosa che non comprendiamo e vediamo come aggressiva invadente solo perché al di fuori della nostra percezione.

Possiamo esercitare queste qualità sintonizzandoci sulle nostre emozioni e quelle altrui, pensando agli esiti provocati dalle nostre azioni, abbandonando la malizia e la pretesa di conseguire il vantaggio ad ogni costo. Certo, può sembrare difficile staccarsi dal lieve narcisismo che ci accompagna o dall’idea che il mondo sia pronto ad aggredirci ad ogni nostra debolezza, ma dopo poco tempo, pazientemente, potremmo già apprezzarne la serenità derivante da questo nuovo atteggiamento.

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