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Indipendenza curda: grandi incertezze sull'Iraq dopo il referendum

Iniziano a farsi sentire gli esiti politici del referendum che si è tenuto lunedi scorso nel Kurdistan iracheno, voluto a tutti i costi dal suo presidente Masoud Barzani

Iniziano a farsi sentire gli esiti politici del referendum che si è tenuto lunedi scorso nel Kurdistan iracheno, voluto a tutti i costi dal suo presidente Masoud Barzani.  Dopo che i dati  definitivi sulla consultazione hanno reso noto,  in maniera chiara ed inequivocabile, che la volontà della popolazione è quella di separarsi dall’ Iraq (a favore della secessione ha votato infatti ben il 92%) si cerca di capire quali potrebbero essere ora le ripercussioni future sull’ assetto geopolitico dell’intera  antica terra di Babilonia.

Vi è da sottolineare il fatto che l’esito del referendum non è vincolante a fini dell’ eventuale creazione di un nuovo Stato, ma ormai appare del tutto lampante che dopo la guerra voluta dagli Stati Uniti nel 2003, che ha defenestrato il regime di Saddam, la nazione sia finita nella spirale  della disgregazione più totale. L’ Iraq non esiste quindi più?

La popolazione sunnita sta andando incontro  ad una progressiva repressione da parte della maggioranza sciita, interamente  intenta a costruire un nuovo Stato filo-iraniano. Mentre i curdi , dopo la sconfitta dell’ Isis a Mosul, vedono ora all’orizzonte la possibilità di riuscire a concretizzare il sogno della loro sovrana indipendenza.  

La mancata creazione di uno Stato curdo, dopo la dissoluzione dell’ Impero Ottomano, ha causato una diaspora che è, ancora oggi, una delle tante  cause di instabilità del Medio Oriente. Oltre 30 milioni di curdi  sono sparsi in Iraq, Iran, Turchia e Siria. Si tratta di un popolo con una sua etnia, una propria lingua , provvisto di un’ identità ben definita. Molto difficile, se non impossibile, che la loro questione non potesse non tornare a galla in un momento di profonda trasformazione di tutta l’area mediorientale.

Negli ultimi anni,  le loro milizie armate sono state usate come vere e proprie truppe di terra dagli Stati Uniti per combattere l’Isis sia sul suolo iracheno quanto su quello siriano. Che Barzani abbia quindi ora presentato il conto a Washington? Di sicuro a Baghdad non sono disposti ad accettare l’esito del giudizio popolare.

Il premier iracheno, Haydar Al Abadi, ha fatto sapere che il governo centrale “non ha intenzione di discutere con il governo regionale del Kurdistan sui risultati del referendum anticostituzionale sull'indipendenza” dicendosi anche “ pronto” ad “avere un dialogo con i rappresentanti curdi”.

L’ evento non è stato affatto gradito neanche a chi, storicamente, continua a conservare una profonda avversione per le istanze e le rivendicazioni curde, come la Turchia. Il suo presidente, Rccep Tayyipe Erdogan, ha minacciato di inviare l’esercito ai confini con  l’ Iraq, non escludendo la possibilità di azioni militari.

Questo perché ad Ankara temono che la decisione dei curdi iracheni possa avere un effetto domino sulla minoranza curda presente in Turchia, rinvigorendo le loro richieste di indipendenza. Non sappiamo come andrà a finire, ma sembra abbastanza chiaro che il ruolo americano in tutto questo inedito e complicato scenario sarà decisivo.

Intanto, tutti farebbero bene a ricordarsi che l’Isis non è stato ancora del tutto sconfitto, in quanto controlla ancora alcune zone della Siria. Il pericolo fondamentalista è sempre dietro l’angolo.

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