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A cura di Blog Collettivo

Incidenti sul lavoro: impegno comune per fermare una tragica carneficina

L'esplosione di un serbatoio avvenuta il giorno di Pasqua  a Treviglio, nel Bergamasco, che ha causato la morte di due lavoratori, l'esplosione di un serbatoio avvenuta il 28 marzo a Livorno, che ha causato la morte di altri due lavoratori e diversi feriti

L'esplosione di un serbatoio avvenuta il giorno di Pasqua  a Treviglio, nel Bergamasco, che ha causato la morte di due lavoratori, l'esplosione di un serbatoio avvenuta il 28 marzo a Livorno, che ha causato la morte di altri due lavoratori e diversi feriti , i tanti, troppi  morti e infortuni  avvenuti  in tante altre aziende, hanno riportato al centro dell'attenzione e della preoccupazione  degli italiani il dramma della sicurezza  e della emergenza delle morti e degli infortuni sul lavoro.

All'attenzione anche di chi cerca, da troppo tempo,   di confinare i drammi che avvengono nelle aziende e  nei cantieri,  nell'ambito ristretto , e per certi versi rassicurante,  della fatalità, dell'incidente fortuito, rispetto ai quali non c'è rimedio umano possibile. E' drammatico il fatto che  nei primi tre mesi di quest'anno  si siano già verificati   151 morti, con un incremento del  34% rispetto ai  113  dello stesso periodo del 2017.Quasi 2 al giorno.

Ma è inquietante la costatazione,  che i giovani  hanno maggiore probabilità di infortunarsi rispetto agli altri lavoratori,  spesso a causa  di carenza di esperienza, di formazione e di consapevolezza del valore della sicurezza. Purtroppo sono ancora molti gli  infortuni avvengono in aziende che non esistono, in base a rapporti di lavoro che non esistono e che, per questo, sfuggono ad ogni  statistica, quasi non fossero mai avvenuti.

Una tragica carneficina  che si aggrava ogni giorno di più  e che richiede risposte chiare e concrete da parte di tutti, delle istituzioni e delle  imprese, per contrastare questo doloroso fenomeno e garantire la tutela della salute e della vita dei lavoratori.   Non sembra aver scalfito la corazza  di indifferenza  di gran parte della politica e delle istituzioni il richiamo dei mesi scorsi del Presidente della Repubblica Mattarella, ad una maggiore attività di contrasto al lavoro irregolare e  a una più puntuale e completa applicazione della legge, attivando  un più efficiente meccanismo di controlli e di politiche di prevenzione.

Non riteneva   più sostenibile,  per un paese avanzato come il nostro, l'esistenza di  “ troppi numerosi  casi di aziende,  che risultano  non in linea con gli standard di sicurezza “ ma anche che sia “ inconcepibile che tra le vittime di infortunio sul lavoro ci siano ragazzi giovanissimi “.
Credo che in questi incidenti, nella loro dimensione, ci sia il segno di un apparato  economico culturalmente arretrato, che cerca la capacità competitiva nell'indiscriminato abbattimento dei costi e nell'intensificazione dei ritmi di lavoro e non investe sulla valorizzazione del  lavoro  e del capitale umano.

E'  questo il disvalore da combattere, non certo riesumando i vecchi motivi di conflitto, fra capitale e lavoro, che pure ci sono, ma si combatte se tutti insieme, governo, politica, lavoratori,   ci impegniamo a presidiare, giorno dopo giorno, la frontiera della sicurezza, in cui non c'è posto per la difesa  di quelle aziende in cui, a causa delle carenze nel sistema di sicurezza, delle attrezzature, avvengono gli infortuni e le morti.

Accade infatti   che spesso , dove avvengono  gli infortuni , le attrezzature e i dispositivi di sicurezza siano obsoleti o non funzionanti. E’ paradossale comunque dover constatare che la strenua difesa del valore della vita, espressa da alcune culture politiche e ispirazioni presenti nella nostra società, si fermi davanti ai cancelli delle fabbriche, davanti ai luoghi di lavoro, che non faccia sentire forte la propria voce in quella direzione.

L’Amministrazione  Comunale,  per la parte che gli compete,   può contribuire a costruire nel territorio la cultura della sicurezza, investendo nell’educazione e nella formazione dei lavoratori in erba, proponendo nelle scuole, a partire dalle medie, un ciclo di conferenze, di lezioni, tenute da professionisti capaci, per radicare l’idea del valore  della sicurezza del lavoro, in cui  non ci sia più posto per il lavoro non sicuro.
Ma  anche organizzando periodiche campagne informative e controlli più accurati  sui luoghi degli  lavori appaltati e delle attività delle società partecipate.

Vanno comunque sollecitate le istituzioni a emanare finalmente i rimanenti 20 decreti attuativi su settori importanti  previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza, rimasti ancora latitanti, nonostante il tanto tempo trascorso. Tuttavia  non si deve commettere il solito errore di  ritenere le vicende degli ultimi mesi e l’attuale riflessione, espressione della solita e faticosa routine politica, da affidare velocemente a  qualche polveroso archivio, per non intaccare la narrazione positiva del nostro paese.

Deve invece  servire a far emergere finalmente la consapevolezza del valore e dell’impegno sul fronte della sicurezza,   perché non è più sostenibile  un sistema produttivo, che si rivela spesso inadeguato  a tutelare la salute e l'integrità di chi esce da casa  al mattino per andare a lavorare e a fine turno avrebbe il sacrosanto diritto a rientrare a casa,  ai propri affetti, sano e salvo.

Una consapevolezza che deve ispirare la quotidianità della politica, delle istituzioni, dei lavoratori, perché siamo arrivati al punto di non ritorno, che segna in modo indelebile la nostra vita sociale e l’autorevolezza delle istituzioni. E' necessario  farla finita con quell' idea di  gerarchia sociale, in cui il lavoro dipendente costituisce l’ultimo anello della catena, quello più debole, quello che può essere trascurato.
Non è normale che tutto questo avvenga e ancora una volta non si metta riparo.

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