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Torre Guaceto merce di scambio. Ora intervenga il ministero

L'indagine dei carabinieri e della Dda impone una scelta: sottrarre le nomine alla politica locale

Non è la prima volta che solleviamo il problema della necessità di sottrarre la Riserva naturale dello Stato e l’Area marina protetta di Torre Guaceto, patrimonio pertanto di tutti i cittadini italiani, pugliesi e brindisini e non solo di quelli di Carovigno o del capoluogo, al controllo esclusivo della politica e delle amministrazioni interessate. Anche la recente indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo provinciale di Brindisi e della Direzione distrettuale antimafia di Lecce hanno confermato che attorno alla gestione dell’area protetta e delle sue risorse si consumano interessi e contrasti politici ma anche di altro segno.

Pur nella migliore delle ipotesi e in attesa del compimento degli iter giudiziari, i linguaggi e le discussioni finiti sotto forma di trascrizioni prima sulla scrivania dei pm antimafia, poi su quello del giudice delle indagini preliminari, non sono rassicuranti circa lo spontaneo e auspicabile avvento di un’altra era in cui il consiglio di amministrazione della riserva e dell’Amp e la gestione dei servizi non corrano più il rischio di diventare merce e vittime da campagna elettorale, di affari criminosi o meno, o una delle tante “sistemazioni” per clientes o peones delle maggioranze di turno.

La possibile giustificazione di concessioni fatte in taluni casi sotto la pressione di attentati e minacce (una spirale di cui anche per noi fare la ricostruzione cronologica richiederebbe ormai almeno un paio d’ore di lavoro d’archivio), non può che avvalorare la necessità di affidare la nomina del presidente del Consorzio di Torre Guaceto al Ministero dell’Ambiente, e conservare alle due amministrazioni nei cui territori ricade l’area protetta un posto nel consiglio di amministrazione ma non più la prerogativa della nomina.

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Diciamo ciò nel rispetto dovuto nei confronti delle persone che hanno ricoperto tali ruoli, ma la situazione descritta dagli investigatori dell’Arma e dal giudice delle indagini preliminari ha superato i limiti, a nostro parere, oltre cui è opportuno far valere i poteri di controllo dello Stato, e in questo caso del Ministero dell’Ambiente. Lo spettacolino delle ambizioni malcelate, e poi manifeste negli atti dell’inchiesta, di taluni che si sono spesso eletti a censori della gestione del Consorzio di Torre Guaceto, è assai poco edificante. E ci spinge, per quanto possa contare la nostra opinione e quella di tanti altri cittadini, anche di Carovigno, a dire basta.

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