Domenica, 24 Ottobre 2021
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A cura di Blog Collettivo

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Intelligenza maschile e femminile: i luoghi comuni e la scienza

Passano le epoche storiche, le mode, i presidenti della Repubblica, anche i valori oggi non più così presenti come nelle generazioni addietro, ma un elemento sociale che non potrà mai scomparire e che fa parte dell'inconscio collettivo è la differenziazione sessuale in base alle innate capacità cognitive

Passano le epoche storiche, le mode, i presidenti della Repubblica, anche i valori oggi non più così presenti come nelle generazioni addietro, ma un elemento sociale che non potrà mai scomparire e che fa parte dell’inconscio collettivo è la differenziazione sessuale in base alle innate capacità cognitive. Miti e stereotipi si succedono e si tramandano da padre in figlio (e da madre in figlia) sui punti deboli del sesso opposto e sulle presunte superiorità del proprio, in un vortice di luoghi comuni talvolta simpatici da ascoltare.

Dall’uomo spavaldo e sicuro di sé che evita di chiedere indicazioni stradali, salvo poi ammainare pietosamente bandiera bianca quando il guaio dello smarrimento è già bello che fatto, alla donna che per uscire da un parcheggio ripete rabbiosamente le stesse manovre speronando i poveri veicoli che hanno la sfortuna di sostare nei paraggi, ammettiamolo, questi miti fanno parte del nostro bagaglio conoscitivo, e che, ogni volta che si manifestano ai nostri occhi, sono accompagnati dalla classica esclamazione “lo sapevo”!

Potremmo anche dire che le donne sono chiacchierone e che i ragazzi sono aggressivi, che il sesso femminile tende alla tenerezza mentre i maschi riescono meglio nei calcoli matematici…ma è effettivamente così? Le ricerche scientifiche non riescono a dare risposte univoche: spesso i risultati hanno letture ambigue a causa delle metodologie, o perché i risultati risentono dei modelli culturali in cui sono immersi, più che dell’effettivo dato neurobiologico.

Il primo passo per sfatare alcuni luoghi comuni è quello di raccontare fedelmente la verità. L’uomo ha, mediamente, un cervello più grande rispetto a quello della donna, con una percentuale dell’8%, ma non è mai stata accertata una relazione, nell’homo sapiens sapiens, tra grandezza ed intelligenza.

Vi sono leggere differenze sui processi di pensiero a livello dell’ippocampo (una parte anatomica situata nel lobo temporale che svolge un ruolo importante nella percezione spaziale e nella memoria a lungo termine) ma i comportamenti finali e le altre strutture cerebrali sono assolutamente simili.

Che dire sulla mancata empatia maschile? Anche questo è parzialmente vero: le donne sono più abili a riconoscere le espressioni facciali, ma il maschio recupera il gap, soprattutto quando diventa genitore. E le donne che non riescono a leggere una cartina stradale? In parte è vero, ma esprimono semplicemente la mancanza d’esercizio data da modelli culturali: a parità di condizioni, e sottoposti allo stesso training, uomini e donne hanno le stesse capacità egli uomini.

Spesso si sente dire che gli scienziati sono tutti uomini, del resto come controbattere a chi sostiene che Einstein, Newton, Marconi, Leonardo Da Vinci, Louis Pasteur ed altri fossero rappresentanti del sesso forte? Informandosi un po’ si scopre che il gentil sesso annovera scienziati del calibro di Maria Curie, Hedy Lamarr, Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack, e che attualmente, in alcuni paesi occidentali, le donne, in media, conseguono voti migliori degli uomini in tutte le materie scolastiche.

Nel ludico tentativo di trovare altre marginali differenze a livello anatomico, alcune ricerche sottolineano che il corpo calloso, la struttura interemisferica che permette all’emisfero destro e sinistro di comunicare tra di loro, ha una maggiore densità nella donna, mentre l’uomo tenderebbe ad avere l’emisfero sinistro (specializzato nell’analisi degli elementi e nel linguaggio) più complesso rispetto alle donne. Come ben sappiamo, ciò non si traduce in una spiccata intelligenza linguistica maschile, sia in termini qualitativi che quantitativi.

Il cervello umano, quindi, si configura come un organo estremamente plastico e mutevole, che si struttura in base all'ambiente circostante ed alle esperienze, a prescindere dal genere. Non si può parlare di cervello maschile e femminile, ma piuttosto è opportuno dire che l’encefalo di donne e uomini è caratterizzato da un complesso mosaico che abbraccia tutte le caratteristiche.

Del resto, le trascurabili analisi delle differenze anatomo-funzionali e psicologiche che si ritrovano tra i due sessi riflettono la loro storia evolutiva, caratterizzata dal passaggio tra paleolitico e neolitico circa 25.000 anni fa, anni in cui non esistevano né punti di ritrovo dal parrucchiere né vetture sportive che potessero indurre ad una differenza di genere innata.

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