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Domenica, 5 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Rabbia, "la più turpe delle passioni": da dove deriva, come controllarla

Viene considerata distruttiva, condannabile e indesiderabile. I modelli comportamentali della società e della famiglia puntano alla repressione della rabbia manifesta; già in epoca romana Seneca la definisce “La più turpe delle passioni”.

Viene considerata distruttiva, condannabile e indesiderabile. I modelli comportamentali della società e della famiglia puntano alla repressione della rabbia manifesta; già in epoca romana Seneca la definisce “La più turpe delle passioni”. È un’emozione che se esplode può portare a ferire gli altri e se stessi in modo diretto o indiretto.

Della rabbia sembrano esserci tre scopi (cognitivi): costruttivo volto a modificare il comportamento dell’altro rendendo la relazione più stretta; malevolo esprimendo disapprovazione, rompendo o peggiorando il rapporto; evasivo diminuendo l’intensità di rabbia.

Lo stato d’ira può essere evolutivamente funzionale nel momento in cui serve a proteggere i propri scopi e la propria identità, se funge da segnale per la persona accudente affinché elimini l’elemento che ha causato la rabbia; se ben comunicata garantisce la propria autonomia e i diritti compromessi. Arrabbiandosi si ha la probabilità di scoraggiare le prepotenze altrui o evitare che queste si ripetano.

Livelli particolarmente elevati di rabbia derivano da processi di pensiero disfunzionale che comprendono valutazioni distorte della realtà e della mente altrui. Ad esempio, si attribuiscono agli altri intenti ostili e minacciosi ingigantendo l’entità del danno (depressione), o non si tollera la frustrazione. Altre motivazioni possono essere: punire l’altro per un torto subito, segnalare un richiamo d’attenzione verso l’ambiente, fronteggiare conflitti interni insopportabili. Ci sono patologie per cui gli eventi che elicitano rabbia riguardano la debolezza del sé e la vulnerabilità, sensazioni che il soggetto vuole evitare e che attraverso la rabbia crede di contrastare acquisendo forza e efficacia

È frequente non riuscire a frenare l’impulso agendo distruttivamente verso sé e gli altri. Nell’autolesionismo il dolore diventa una modalità attraverso la quale è possibile gestire le emozioni vissute come forti ed intense. Quando la rabbia porta alla rottura dei rapporti interpersonali la qualità di vita s’intristisce finendo in un vortice di solitudine ed ira. E questo conferma nel soggetto l’idea che la rabbia è negativa abbassando l’autostima e la buona percezione di sé.

Di fatto la rabbia, emozione di base insieme alla tristezza, alla felicità, alla paura e alla sorpresa, non è negativa; può essere spiacevole e non adeguato il comportamento con cui viene espressa. Il filtro dei pensieri può aiutarci a frenare l’impulso (acting out) e affievolire anche l’intensità d’ira.

Contrariamente a quanto si crede, ossia che l’esperienza personale di rabbia è di passività e patologia, esiste una differenza tra manifestare rabbia e comunicarla: pertanto è importante poter comprendere ciò che si prova e saperlo esprimere. Potrebbe essere utile guardarsi dal di fuori a distanza di un certo tempo dall’evento scatenante rabbia; valutare correttamente le convinzioni a volte assolute e rigide; vagliare soluzioni alternative alla problematica, riuscire a comunicare in modo onesto, diretto e completo i pensieri tenendo conto dei sentimenti propri ed altrui.

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