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Basta ai cambi di casacca e alla "politica marketing": Brindisi rompa con i soliti personaggi

Con gli  scioglimenti anticipati del consiglio comunale la città convive da quasi 25 anni, da quando è stata introdotta la elezione diretta dei sindaci. Di questa legge Brindisi non ha potuto o saputo usufruire

Con gli  scioglimenti anticipati del consiglio comunale la città convive da quasi 25 anni, da quando è stata introdotta la elezione diretta dei sindaci. Di questa legge Brindisi non ha potuto o saputo usufruire. L'ultimo scioglimento, però, deve indurre a qualche riflessione in più. Capire perché a Brindisi succede da anni questo.

Leggo invece che gli stessi recenti e passati responsabili dei guasti brindisini,procurati da incapacità,mala gestione e trasformismo,  senza un minimo di autocritica sul passato e sul presente, sono già in prima fila a indicare con una certa faccia tosta al commissario appena nominato, soluzioni e rimedi ai problemi da loro stessi creati in questi anni. È Brindisi!
Ho avuto le mie responsabilità nel passato e, come ho sempre fatto, non voglio sottrarmi a dare il mio contributo al cambiamento. L'anno scorso prima delle elezioni ci scrissi anche un un libro "Brindisi nel bene e nel male", la cui attualità qualcuno in questi giorni me l'ha evidenziata.

Non mi ha mai convinto un certo modo di fare politica degli ultimi anni. Lucrare sulle disgrazie altrui o sperare che accadano disgrazie ai propri avversari crea solo tifosi, incattivisce, deresponsabilizza, abitua a scorciatoie, crea trasformismi. Così come non sopporto chi classifica o si qualifica e si schiera sulla base dell'esaltazione acritica del potente politico di turno o dell'avversione settaria ad esso. Questo modo di intendere la politica ha formato un ceto politico spregiudicato,mediocre e opportunista,selezionato non sulla base di idee,di principi,di valori,ma solo per fedeltà, per attaccamento al potere e per i voti che si portano in dote.  Anche la sinistra non è stata e non è immune. Quanti, fino a qualche tempo fa, erano definiti dalemiani o vendoliani e quanti di questi oggi si sono ricollocati riempendo le schiere degli affiliati o aggregati di turno al renzismo.

I partiti, per meglio dire i simulacri che sono diventati, sono considerati ormai degli autobus su cui salire e da cui scendere a proprio piacimento e secondo le convenienze individuali o l'interesse per le fermate più comode. Autobus molte volte pieni di ignari e non paganti viaggiatori "accompagnati" da autisti occasionali, così come succede da tempo nei congressi e nelle primarie del Pd. Tra coloro, per esempio, che a Brindisi negli ultimi anni hanno dominato la scena sono più quelli  che hanno cambiato campo, partito, liste che quelli, ormai pochissimi, rimasti coerenti e impegnati sempre dalla stessa parte. 

E quando non bastano più i partiti si dà vita a liste civiche che con il civismo non hanno niente a che fare e che,come dei centri di raccolta e di smistamento, servono solo a consentire a chi ha i voti di utilizzarle per arrivare più comodamente nel consiglio comunale. E poi si può cambiare anche in corso d'opera. Le ultime vicende brindisine sono un caso di studio e non risparmiano nessuno (maggioranza che è diventata minoranza e minoranza che è diventata maggioranza ricorrendo agli stessi metodi, strumenti e risorse).

Si dice che è il risultato della personalizzazione e della centralizzazione della politica nazionale e della spoliticizzazione di quella locale. 
Anche in questo caso Brindisi da anni  fa storia. E nessuno è immune. Politici di lungo corso, rappresentanti della società civile sono corresponsabili: hanno pensato di usufruire dei presunti vantaggi di questa "degenerazione politica". 

L'ultima tornata elettorale, quella che ha prodotto questo consiglio comunale appena sciolto, sarà ricordata per la presenza confusa e diffusa di tanti candidati in liste e coalizioni che sembravano, per la verità, tutte identiche. Erano presenti, sin d'allora, tutti i presupposti di un possibile fallimento e di una certa ingovernabilità. Non si può certamente scaricare la responsabilità al sindaco. Anche lei, alla fine, è stata vittima delle dinamiche che le consentirono di essere candidata e di vincere al ballottaggio. Io dico invece che è la conseguenza della deresponsabilizzazione civica, della fuga dalle idee,del trionfo degli egoismi, dei protagonismi, dei rancori.

Rimango pertanto convinto che la paura del confronto, la comoda rimozione o l'assenza di punti di vista diversi sul mondo,sulla vita delle persone,sul lavoro,sui diritti e la dignità dell'uomo, è alla base  della crisi della politica. Essa nasce anche di qua, dalla mancanza di idee e di valori senza i quali a prevalere è solo la ricerca di posizionamenti individuali e di convenienze. 

I continui cambiamenti di casacca, lo stare con disinvoltura, ieri da una parte ed oggi dalla parte opposta,vengono giustificati ricorrendo ad un senso comune, comodo per un certo ceto politico  che si è costruito sul concetto che non esiste più la destra e la sinistra. Questa concezione ha determinato una convinzione tanto diffusa quanto portatrice di guasti politici profondi: quello che conta è la persona e non le idee o i programmi. Quello che conta è il potere da gestire sempre e comunque. 

La politica è intesa e vissuta ormai come occasione per essere premiati e ricompensati, per avere qualcosa. Un vecchio dirigente del Pci mi disse una volta che la militanza, l'impegno politico è "un sacrificio senza speranza di premio". Altri tempi!  Credo, però,che si sia passati da un eccesso ad un altro, dalle ideologie e dalla loro rigidità fideistica, da quel tipo di militanza, alla fedeltà e alla tifoseria attorno ad una persona e al potere.

Le divisioni e le differenze politiche  si valutano non per le idee o per i giudizi sulla attività o le scelte del governo ma  sulla base del "con chi stai". E,secondo i momenti e le condizioni determinate dalla gestione del potere, il ceto politico e chi vuole "impegnarsi" a fare politica, si colloca ma solo, per essere premiato o ricompensato.E se poi il potere si trasferisce da una persona ad un'altra,si trova il modo,con facilità e disinvoltura, per passare ad un'altra lista o ad altro partito,per stare assieme a chi era considerato ,fino a ieri, nemico,corrotto,irresponsabile,cattivo politico e amministratore inaffidabile. 

Anche qui, Brindisi fa e farà ancora scuola se non si avrà il coraggio di una rottura radicale con i soliti metodi e personaggi che consentono da anni a Brindisi che questo accada. A soffrire sarà  sempre più la politica che, ridotta così, perde il residuo della sua credibilità e contribuisce solo ad aumentare il suo discredito.  La politica potrà riscattarsi solo se cercherà un contatto vero e nuovo con i cittadini e i giovani nelle realtà in cui  vivono, lavorano  e  studiano. 

La politica è, prima di tutto, una relazione umana; se si riduce solo a un prodotto di marketing, a convenienza, a gestione clientelare del potere, ad affiliazioni, smarrisce la sua anima più profonda e nobile. Solo un lavoro lungo e tenace può ridare dignità alla politica. E per farlo ci vuole passione, studio e dedizione al bene comune. 

Tutte le forze della sinistra anche a Brindisi dovrebbero iniziare a fare la propria parte, con rigore, capacità inclusiva e coraggio senza aspettare o sperare che accada qualcosa o usufruire delle disgrazie altrui. E prima delle alleanze viene il progetto, cioè l'idea che si coltiva della sinistra e della sua funzione di governo a Brindisi come nell'Italia e nell'Europa di oggi. Unire o federare le forze della sinistra e del cattolicesimo democratico viene prima di qualsiasi alleanza e schieramento. Si eviterebbe in questo modo di precipitare nell'irrilevanza di chi ha timore di osare nuove cose in tempi di svolta e di rottura come quelle di cui ha bisogno la città.

Art 1 Mdp nasce e vuole lavorare per contribuire a fare questo anche a Brindisi per difenderla e per prendersene cura.

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Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Commenti (2)

  • Condivido il contenuto dell'analisi sin qui' espletata,ma per dare un contributo concreto alla stessa bisognerebbe aggiungere la lista dei 17 Consiglieri che hanno prodotto la caduta della Sindaca e della Amministrazione,pubblicando nomi e cognomi con trasparenza alla opinione dei cittadini per poi fare i riscontri in quello che si affermera' successivamente. Si vedra' quanti di loro avranno il coraggio di ripresentarsi e quanti di loro vestiranno nuove casacche. Abbiamo buttato al vento,non solo l'occasione storica di un Sindaco "donna" e il 25% del Consiglio di donne e la possibilita' concreta di una Commissione per le Pari Opportunita',ma la possibilita' di dimostrare anche a chi stava alla opposizione,che si poteva contribuire in modo diverso per dimostrare che una citta' ereditata con il Fallimento economico,dichiarato dalla Corte dei Conti prima delle elezioni,miracoli si potevano fare solo con il contributo di tutti, ma senza egoismi e ricatti dettati da inciuci e rivendicazioni varie alla vecchia maniera.Le pressioni erano troppe per avere qualche delega dalla Carluccio, e visto il risultato,ha fatto bene,a non rischiare di andare in galera per siffatti personaggi,cosi' come e' successo per altri suoi predecessori. Oggi,anche se per la gestione ordinaria,confido sull'operato del Commissario Prefettizio per far rinsavire la citta' con i suoi cittadini e al quale mi affiderei sin da subito a contribuire con le mie idee in modo gratuito. Ad Majora.

  • Avatar anonimo di lucio
    lucio

    In linea di massima i contenuti e le descrizioni dell'articolo sono quanto mai condivisibili. La realtà è questa, che piaccia o meno. Solo due osservazioni. la prima è in merito a quello che diceva il vecchio del PCI ".... la militanza, l'impegno politico è "un sacrificio senza speranza di premio". Altri tempi! “. Altri tempi? Non credo proprio: la militanza nel partito ha premiato, e come ha premiato!! Nomine su poltrone di carrozzoni pubblici, incarichi nelle partecipate, cattedre ed insegnamenti universitari, finanziamenti, carriere nel sindacato, nella magistratura , nel parlamento europeo, nei governi e nei sottosegratariati etc. etc. etc.etc....E poi che significa la definizione "cattolicesimo democratico"? Un cattolicesimo che si adatta, si trasmuta , si modifica, si contorce su se stesso per adattarsi al cosiddetto politically correct e/o all'ideologia di sinistra radical-chic? Ma per favore........

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