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Il Consorzio Asi un ente inutile: il Comune di Brindisi si batta per abolirlo

La nomina dei nuovi amministratori al consorzio Asi chiude certamente un convulso periodo caratterizzato da giochi politici contraddittori e,sembra, da impegni presi e non mantenuti. Ma con l'assetto dato si è riproposto il problema di questo ente: se,cioè, sia ancora uno strumento ancora utile e rappresentativo per la politica industriale

BRINDISI - La nomina dei nuovi amministratori al consorzio Asi chiude certamente un convulso periodo caratterizzato da giochi politici contraddittori e,sembra, da impegni presi e non mantenuti. Ma con l'assetto dato si è riproposto il problema di questo ente: se,cioè, sia ancora uno strumento ancora utile e rappresentativo per la politica industriale e se non è arrivato il momento di farne a meno per ridare ai Comuni il governo delle proprie aree industriali.

La questione riguarda soprattutto,data la quantità del territorio interessato e l'impatto su di esso delle attività e delle infrastrutture, la città di Brindisi. Problema questo che si aggrava avendo deciso la sua esclusione dalla gestione del consorzio. Mi auguro che questa situazione faccia aprire gli occhi a tutti e sposti la discussione e la iniziativa su livelli diversi.

Da tempo sono convinto di una nuova ed efficace politica industriale. Non mi sembra che il recente piano del governo Renzi "Industria punto 4" faccia un  qualsiasi riferimento ai consorzi di aree di sviluppo industriale.

Questi enti hanno fatto il loro tempo e dovrebbero essere superati. Si riforma la pubblica amministrazione con i decreti delegati del ministro Madia,si sciolgono con la riforma costituzionale le province,si riorganizzano, accorpandole,le camere di commercio,si riformano le autorità portuali,i consorzi di bonifica,le sovrintendenze, e i vecchi carrozzoni dei consorzi Asi possono rimanere ancora quelli che sono stati fino adesso?

I loro bilanci,i costi dei consigli di amministrazione, dei dirigenti e del personale sono compatibili con la revisione e la riorganizzazione della spesa pubblica? E rispetto alle riforme istituzionali in atto e alla necessità di nuove politiche industriali e di moderni servizi alle imprese,sono ancora utili?

Sono domande e considerazioni legittime alla luce di quanto sta avvenendo in Puglia nel rapporto con questi Enti. Ma tornando allo stato,alle funzioni e alla governance dei consorzi Asi, vanno approfondite le ragioni che spingono la stessa Regione Puglia a riorganizzarli....

Dicevo tutto questo qualche mese fa l'allora presidente Rollo reagì alle mie considerazioni con stizza pensando che fossero strumentali e contro la sua gestione. In occasione della nuova governance che ha sostituito forse e solo formalmente quella di Rollo,le ripropongo, a dimostrazione che non era assolutamente una polemica strumentale e personale. Anzi  trovo quelle mie considerazioni ancora più cogenti alla luce della giusta preoccupazione che vede la città di Brindisi esclusa dalla gestione di un ente che amministra una parte importante del suo territorio.

I consorzi Asi sono enti pubblici economici e sono composti in prevalenza numerica da soggetti pubblici territoriali come i comuni, la Provincia, la Camera di commercio,queste ultime, a Brindisi, in via di soppressione.

La politica brindisina nelle sue evoluzioni trasformistiche e opportunistiche, ancora una volta, ha dato prova, anche in questi giorni, di prepotenza e di completa assenza di idee e di progettualità. La gestione del consorzio Asi era ed è solo questione di sostituzione e di numeri da far valere? Le imprese e le aree industriali, le infrastrutture e i servizi? Il rapporto tra le aree interessate e gli strumenti urbanistici dei comuni interessati?

Niente di tutto questo, neanche uno straccio di programma. Solo accaparramento di posti distribuiti tra uomini e donne di "riferimento" e messi lì per costruire equilibri utili solo a mantenere rapporti politici che non hanno niente a che fare con il consorzio Asi.

Il problema del futuro delle aree industriali e la costruzione di politiche di sostegno alle imprese, lo ribadisco anche a scarso di equivoci,  non poteva e non può essere assolutamente quello dell'assetto del consorzio Asi.

Tralascio qualsiasi giudizio sui nominati anche se mi lascia perplesso la continuità e la contiguità con la vecchia gestione di alcuni e il ripetersi di un nome di cui non si conoscono le competenze ma che lo si ritrova in molti altri enti pubblici. I nuovi amministratori riusciranno a differenziarsi da chi li ha preceduti e ad aiutare i comuni per riappropriarsi,per esempio, delle rispettive aree industriali? 

Come associazione Leftbrindisi, avanzammo tempo fa  una proposta di legge regionale per l'abolizione dei Consorzi Asi con l'obiettivo di trasferire ai comuni aree,servizi e personale. La riproponiamo sperando che questa volta faccia discutere soprattutto la città di Brindisi e tutti i suoi amministratori.

Il patrimonio dei consorzio è costituito dai beni immobili e mobili di proprietà dello stesso nonché dai conferimenti iniziali e successivi dei partecipanti associati. Gran parte degli immobili ricadono e hanno un impatto infrastrutturale e ambientale sulla città di Brindisi. I principi della proposta di legge di abolizione dei Consorzi presuppongono che il patrimonio consortile venga trasferito e distribuito fra il Comune di Brindisi ed i comuni sedi di agglomerati industriali. Così come vanno trasferite  le competenze specifiche e relative alla pianificazione urbanistica ed edilizia su tutti i territori classificati come zone industriali per ricomprenderle nei rispettivi PUG.

In questa ipotesi sarebbero trasferiti ai Comuni il personale dipendente e dirigente,tutte le infrastrutture industriali,la gestione degli impianti, i beni mobili ed immobili già realizzati con finanziamenti pubblici nei territori dei comuni sedi di agglomerati industriali. Funzioni che rientrerebbero così nell'amministrazione diretta ed ordinaria dei comuni facendo saltare un livello di governo intermedio, deresponsabilizzato, costoso e ormai inutile. In questo modo il comune di Brindisi, quello di Fasano, di Francavilla, di Ostuni recupererebbero un governo pieno dei rispettivi territori e le relative infrastrutture.

I Consorzi avevano un senso quando furono pensati e realizzati per la vecchia industrializzazione e dall'intervento straordinario per il mezzogiorno. I Comuni allora erano impreparati e c'era bisogno di livelli più pronti a garantire un processo di industrializzazione veloce e innovativo per quei tempi e per questi territori. Oggi bisogna puntare sull'autogoverno e su governance responsabilizzate e orientate a dar conto ai cittadini contribuenti. Sono diventati un passaggio inutile, soggetti di interferenza inopportuna, sono lontani dalle imprese, quasi un ostacolo alla semplificazione, partecipano alla sovrapposizione di funzioni e poteri tra enti (basti pensare a ciò che è successo e succede soprattutto a Brindisi  tra Asi, Autorità portuale ,Comune).

Le nuove politiche industriali mal si conciliano con questa vecchia strumentazione di servizio e di sostegno. Ci sono i distretti industriali per le imprese,ci sono le regioni per i finanziamenti e i fondi pubblici,ci sono i comuni per il governo dei propri territori (tutti),e ,mentre si aboliscono le Province e si stanno accorpando le Camere di commercio e le Autorità portuali, molti si chiedono: a cosa servono ancora i consorzi Asi?

La spending review non può valere per le Province,le Regioni,i comuni,le Camere di commercio e relativi lavoratori,per poi fermarsi davanti alla porta dei consorzi Asi,dove si pagano ancora compensi e attività di consigli di amministrazione ormai inutili e pletorici e si definiscono piante organiche che non hanno più senso.

I Comuni,a partire da quello di Brindisi,hanno un'occasione importante per ripensarsi e ripensare il territorio e le proprie aree industriali, per partecipare ad un processo di innovazione coraggiosa, per definire nuovi strumenti e soggetti di sostegno allo sviluppo, coinvolgendo direttamente le imprese e le loro associazioni.

Si tratta di avere coraggio, di studiare e di progettare un futuro credibile, uscendo dalle vecchie logiche di gestione basate su equilibri necessari più alla spartizione del potere che ad offrire servizi alle imprese, ai cittadini e al territorio. La sfida per la città  di Brindisi è questa e non una inutile e rancorosa reazione alle scelte che l'hanno esclusa dalla gestione del Consorzio Asi.

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