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A cura di Blog Collettivo

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Referendum: non si strumentalizzi il Sì legandolo alla modifica dell'Italicum

L'ammissione di Renzi dell'errore di aver personalizzato il Referendum è importante perché ha finalmente messo la discussione sui giusti binari del merito della riforma e obbliga a un cambiamento positivo di clima e di toni

L’ammissione di Renzi dell’errore di aver personalizzato il Referendum è importante perché ha finalmente messo la discussione sui giusti binari del merito della riforma e obbliga a un cambiamento positivo di clima e di toni. Ciò toglie pure definitivamente di mezzo la rendita di posizione incautamente regalata al fronte politico del NO a prescindere e facilita la possibilità, oggi più di ieri, di conquistare la maggioranza dei cittadini alle ragioni del SI.

Certo. Meglio sarebbe stata l’abolizione tout court del Senato. Meglio sarebbe stato invece rafforzare i poteri delle Autonomie, attraverso il ridisegno delle competenze e dei poteri della Conferenza Stato-Regioni. E comunque non si sarebbe dovuto concedere l’utilizzo dell’immunità parlamentare ai consiglieri regionali Senatori, eccetera eccetera… Ma partiamo da una semplice e attuale domanda: si sarebbero mai approvate le numerose leggi sui diritti civili, ad esempio, attese da decenni, se non si fosse ricorsi alle “forzature” dei voti di fiducia, con l’attuale doppio cameralismo e stante la farraginosità delle procedure parlamentari, al netto di legittime o strumentali posizioni politiche? 

Credo che sia un bene riconoscere serenamente alla luce del sole ciò che resta indigesto della proposta referendaria. In pari tempo, va ricordato che questa proposta di riforma ha comunque visto un enorme concorso emendativo in numerosi passaggi parlamentari, ai quali hanno contribuito tutti, minoranza interna del PD compresa.

Gli è che ogni riforma, e a maggior ragione quella di una Costituzione, è il necessario compromesso di un contesto parlamentare dato, nonché ereditato. Non è che le riforme sono buone quando le si tentano vanamente per vent’anni con Berlusconi e i vari Mastella, e non sono digeribili se vengono realizzate anche con i Verdini, riuscendovi. Queste argomentazioni politiciste sorvolano disinvoltamente sul merito storico che viene finalmente superato il bicameralismo paritario e si pone finalmente rimedio a quella riforma del titolo V° della Costituzione che ha paralizzato  la produzione legislativa dello Stato e regalato alle Regioni quell’ insindacabile autonomia statutaria e quel conflitto permanente con lo Stato, che sono tra le radici più vistose della voragine del debito pubblico e del degrado morale e politico della Repubblica.

Se vi sono perciò ragioni fondate del NO che vanno rispettate, e con le quali va costantemente tenuto intrecciato un dialogo civile con le cittadine e i cittadini di quel fronte, va pure detto a chiare lettere che non si conquista la maggioranza dei cittadini al SI con quel manicheismo ultimativo che riduce la Riforma della seconda parte della Costituzione ad un SI che non sia civilmente discusso, ragionato, motivatamente convincente, come ad esempio va facendo sempre più persuasivamente il ministro Martina.

Solo in questo modo si rende evidente la residualità di ciò che è indigesto anche a chi è convintamente schierato, come me, per il SI, nonché la monumentale strumentalità di chi, ad esempio, lega il Si alla Riforma della Costituzione con la modifica dell’Italicum. La Riforma è buona o no se sono buone o no le sue ragioni, le sue parti riformate, non a seconda se si accetta o meno il cambiamento legge elettorale, per di più ordinaria e non costituzionale!

Il che non significa, peraltro che, a prescindere dalla Riforma, l’Italicum possa essere opportunamente cambiato, in modo da rendere più stringente il rapporto dell’eletto con il territorio e gli elettori, e per evitare che i candidati possano essere solo portatori di voti, con capilista già eletti, se non vere e proprie comparse.

Cosa che comunque si renderebbe necessaria se la Corte Costituzionale lo dovesse contestare. Ma anche in quel caso, per i No a prescindere, dai Brunetta ai 5 stelle, quale sarebbe in Parlamento il colore giusto del gatto per acchiappare il topo del superamento di quel Porcellum elettorale che ha fatto comodo a tutti i partiti e a tutti i leader per tanti anni? Come si preserverebbe il nucleo vitale dell’Italicum che assicura al Paese un vincitore certo e, prevedibilmente, un Governo che duri per l’intera legislatura?
 

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