Mercoledì, 4 Agosto 2021
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A cura di Blog Collettivo

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Ragazzini e bullismo: “Si deve denunciare, ma non basta”

L’avvocato Maurizio Salerno: “. Le categorie di ‘branco’ e ‘bullismo’ oramai non ci dicono tutto. Non ci spiegano cause ed effetti dell’enorme potenziale, ormai in atto, forza lesiva di simili comportamenti”

Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’avvocato Maurizio Salerno sull’episodio di bullismo avvenuto la sera di sabato (17 luglio) in piazza Santa Teresa, dove una 12enne è stata accerchiata e aggredita da un branco di coetanei. Provvidenziale l’intervento in suo aiuto da parte di una 16enne. 

Oltre il bullismo. Conosco molto da vicino l’episodio. Condivido appieno la disamina e l’analisi dello Psicologo. Provo, tuttavia, a fare un “azzardo previsionale” nella speranza che resti tale. Le categorie di “branco” e “bullismo” oramai non ci dicono tutto. Non ci spiegano cause ed effetti dell’enorme potenziale, ormai in atto, forza lesiva di simili comportamenti. Gli aggressori, per intenderci, erano perfettamente consapevoli di non essere imputabili perché minori di quattordici anni. Da genitore e cittadino mi rendo conto che bisogna intervenire. Si deve denunciare, si può correggere. Ma non basta. La soluzione spetta, in alcuni casi, proprio allo psicoterapeuta non certamente a me in quanto solo genitore e solo cittadino. Le forze dell’ordine fanno il loro.

Posso assicurare che sono intervenute immediatamente, in tempo reale direi, con la professionalità e maestria che il caso richiedeva hanno “messo in sicurezza” il teatro del fattaccio, letteralmente tranquillizzato e calmato – appena giunto - il padre della ragazzina dodicenne aggredita dal – una volta si chiamava così – branco di altri dodicenni, individuati gli autori materiali e ristabilito l’ordine. Un plauso personale lo dobbiamo fare a loro ed al predetto padre che ha dimostrato alla figlia – e non solo - come si reagisce di fronte al male. Quest’ultimo non si è perso d’animo, non ha inveito ma – se possibile – ha guardato con ferma dolcezza “i componenti del branco” facendogli capire che per loro ci sono (o dovrebbero esserci) i loro genitori (e, all’occorrenza le forze dell’ordine), per la figlia c’era lui.

Per la figlia è bastata, ovviamente, la sola sua presenza, il solo suo esserci! Da incompetenti ci siamo solo permessi – il padre ed io – di dire alla ragazzina che deve continuare a vivere serenamente, uscire e giocare anche su Piazza S. Teresa perché il “branco” deve avere la percezione materiale di chi sia lo sconfitto e lei – validissima atleta di arti marziali che ha messo insieme alla sua giovanissima soccorritrice in campo l’insegnamento del loro maestro e cioè quello della non violenza, continuare a donarsi e donarci il suo meraviglioso sorriso

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