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Ripensare la globalizzazione e ricostruire il meridione: cosa può fare Brindisi

Brindisi deve agire come città, deve osservare con umiltà le realtà concorrenti (anche locali e regionali) e, non rimandando più al futuro tutte le sue emergenze

Il 30 marzo del 2012 l’allora amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne tenne un discorso alla Università Bocconi di Milano dal titolo “Growth Across Boundaries. Superare gli orizzonti conosciuti, esplorando nuove possibilità e abbracciando nuove responsabilità”. In quell’appassionato discorso Marchionne, sottolineando l’importanza dell’agire, pensare, essere globali, prese in prestito una celebre dichiarazione dell’ex segretario dell’Onu Kofi Annan secondo cui “mettere in discussione la globalizzazione è come mettere in discussione la legge di gravità”. Solo otto anni fa la globalizzazione sembrava un processo irreversibile; oggi, invece, credo che la globalizzazione non stia tanto bene e persino il buon Marchionne avrebbe da ridire. L’implosione dell’emergenza epidemiologica, difatti, ha messo in crisi un sistema socio-economico basato sulle distanze, sulla continua circolazione di persone, conoscenze e beni e sulla spersonalizzazione del concetto di casa.

L’esternalizzazione delle catene di approvvigionamento ha mostrato tutti i suoi limiti quando, nel bel mezzo della pandemia, il nostro paese non disponeva più di dispositivi di protezione individuale. Ed ancora, nei periodi più critici della pandemia l’industria manifatturiera europea, non disponendo della componentistica e delle materie prime provenienti dall’estero, ha dovuto interrompere molte delle sue produzioni. Tutti questi inconvenienti hanno acceso più di un faro sul bisogno di rilocalizzare, questa volta entro i nostri confini nazionali e comunitari, i processi produttivi. Il recupero di produzioni, un tempo appannaggio dei paesi in via di sviluppo, implica e implicherà una migrazione di persone e conoscenze entro i nostri confini. Il riposizionamento del capitale umano in Europa, in Italia e, in particolare, nelle regioni del sud sarà facilitato dall’affermazione del lavoro da remoto che, per esigenze sia sanitarie che economiche, prenderà piede nel prossimo futuro.

In sostanza il ripensamento della globalizzazione può consentire, più di quanto abbia fatto la Cassa del Mezzogiorno negli scorsi cinquant’anni, la ricostruzione del Meridione. Ma attenzione, l’avvento del lavoro da remoto non potrà rappresentare la sola ragione per la ripopolazione del Meridione se non verranno realizzate tutte quelle condizioni che, specie chi ha vissuto altrove, esige: mi riferisco alla qualità dei servizi pubblici e della politica, alla inclusione sociale e al rispetto delle diversità, alla osservanza delle regole, al dinamismo culturale ed economico, al riconoscimento del merito.

Brindisi, al pari di altre realtà del Meridione, può vincere questa sfida soltanto se smetterà di essere, quando ci riesce, un mero luogo di villeggiatura. La differenza è tutta lì. Brindisi deve agire come città, deve osservare con umiltà le realtà concorrenti (anche locali e regionali) e, non rimandando più al futuro tutte le sue emergenze (v. decarbonizzazione, porto, società partecipate, rifiuti ecc.), deve costruire la propria strategia di piccolo, medio e lungo termine.

E’ tutta una questione di maturità. In fondo, le premesse per un miglioramento della città ci sono sempre state. Nelle scorse settimane, per esempio, più di cinquecento lavoratori hanno manifestato la propria candidatura al progetto “Sea Working Brindisi” lanciato dall’imprenditrice locale Emma Taveri e dal suo gruppo di lavoro: il progetto, per chi non lo sapesse, offre al candidato vincitore di lavorare per dieci giorni, dal 03 al 13 ottobre 2020, da una barca a vela ormeggiata nel porto interno di Brindisi.

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Queste candidature sono la riprova di quanto possa essere attrattiva una città marinara come Brindisi che, paradossalmente, non ha mai saputo valorizzare nel tempo la propria contiguità al mare e, fatte salve alcune brevi parentesi (v. avvento del petrolchimico e degli insediamenti militari), non ha mai saputo arginare la costante perdita di popolazione. Brindisi e il Meridione sono, ancora una volta, a un punto di svolta. L’evoluzione socio-economica può consentire un ripopolamento delle nostre terre che, fino a qualche mese fa, anch’io ritenevo impensabile. Non mostriamoci impreparati dinanzi a questa, ennesima, occasione della storia.
 

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Commenti (1)

  • "Ripensare la globalizzazione e ricostruire il meridione: cosa può fare Brindisi“............ NULLA, può solo guardare cosa faranno gli altri. Fino a quando non ci sarà una dirigenza amministrativa seria ed intelligente non ha nessuna chance e questa la vedo dura perchè con quello con cui ci ritroviamo non si va nè si andrà da nessuna parte. E la cosa più deprimente che non si vedono delle decenti prospettive nenche fra le nuove leve della politica che non hanno certamente dei buoni esempi a cui ispirarsi.

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