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"Caro Carmelino, ma cosa c'entra questo Pd con la sinistra"

Caro Carmelino, attendavamo ansiosi e trepidanti un tuo giudizio sulla comica finale del PD brindisino dopo la genialissima idea di candidare Marino per ridare fiato e credibilità al PD quale partito di centrosinistra e proporlo, per questo, al popolo brindisino di centrosinistra

Caro Carmelino, attendavamo ansiosi e trepidanti un tuo giudizio sulla comica finale del PD brindisino dopo la genialissima idea di candidare Marino per ridare fiato e credibilità al PD quale partito di centrosinistra e proporlo, per questo, al popolo brindisino di centrosinistra che, per la schietta caratura di centrosinistra di Marino, avrebbe dovuto votarlo. Lessi la tua lettera aperta a Marino per invitarlo a certe scelte, ti mandai un paio di righe per ricordarti che la lingua che usavi era, per uno come Marino, equivalente al cinese per me, totalmente incomprensibile; infatti non ne ha tenuto conto perché non aveva capito nulla di quello che dicevi non avendo, per la sua storia umana, mai approfondito simili problematiche.

Non mi hai risposto, forse non hai ricevuto il messaggio. Venendo all’oggi e alla tua diagnosi sulla catastrofe che ha sotterrato anche le migliori intelligenze che rimangono ancora accampate nel PD (come chiamarle se non acutissime intelligenze quelle che pensano a un congresso del PD brindisino dopo il referendum piuttosto che prima per organizzarsi nella chiarezza per fare campagna elettorale), mi vien voglia di ribadirti quanto anche a suo tempo ti ho detto. Continui a commettere l’errore di considerare il PD un partito di centrosinistra, ti ripeto che un partito che accoglie ogni sospiro della Merkel e delle forze a lei collegate in ogni angolo d’Europa, non può essere considerato tale.

Si tratta di un errore che non consente di vedere quanto accade, di non capire nessuna delle cose che vanno accadendo in Europa e nel mondo. Se si cambia punto di vista e si vede ciò che va visto, allora le cose divengono chiare. Dove ci sono opzioni di sinistra, che oggi possiamo definire quelle che mettono in discussione il sistema contestando alcune scelte governative sul lavoro e sulle misure sociali ed economiche per regolare i rapporti tra cittadini e enti economici privati e pubblici, oppure per costruire disegni istituzionali che fanno regredire la democrazia, rappresentati anche da tutti i movimenti che sorgono in Europa, si dicano o no apertamente di sinistra, lì il numero dei votanti aumenta (vedasi il voto sull’Europa in Inghilterra, che ha una connotazione di sinistra, anche estrema: ho seguito la campagna sulla stampa inglese e so di cosa parlo), e l’elettorato si qualifica come politicamente attivo, partecipe e consapevole.

Dove, invece, ogni alternativa scompare e l’idea che prevale è quella che, chiunque vinca, la politica da fare è una sola, allora la gente non vota perché lo ritiene un inutile esercizio e pensa anche, non votando, di inscenare una protesta. Non capisco, quindi, perché ti ostini a volere questi soggetti alle urne per forza, rifiutando di comprendere quanto il tuo partito abbia contribuito a questo e quanto gli convenga che la gente non voti perché così va a votare solo quella parte di cittadini già convinta, tanto ciò che conta è la percentuale. Questo è accaduto col 40,8% delle europee, che in effetti era più o meno il venti, poco più della metà di quello che prendeva Berlinguer, quando votava il 90%.  

In USA c’è stato un record di partecipanti alle primarie del partito democratico (quello americano, che lo è meno, americano, di quello italiano), perché hanno avuto la possibilità di votare per una politica alternativa, rappresentata da Sanders che ha festeggiato le non poche vittorie salutando dal palco col pugno chiuso. Se lo fai tu dal palco del PD ti buttano giù all’istante, scaraventato sul selciato dalle possenti leve di Emiliano, che non è proprio un renziano, figurati che cosa farebbe un renziano, penso infierirebbe su di te dolorante per la caduta. Non vorrei, anche, che questa storia dell’astensione funzionasse come una specie di marchingegno per sminuire le sconfitte del PD a Roma e Torino, perché così si ridimensionano anche le “vittorie” di Milano e  Bologna, anche esse prive di votanti e accolte senza entusiasmo dagli stessi sostenitori.

No, caro Carmine, con queste diagnosi sei fuori strada, non si spiega nulla, né la sconfitta, né la vittoria, perché bisogna andare a guardare che contenuti hanno. In Liguria, per esempio, i tuoi piddini, hanno votato per la destra, perché gli è sembrata assai simile alla sinistra rappresentata dal PD, che ha perso, anche se ha candidato qualcuno alla Cuperlo o alla Bersani, costoro, infatti, non esistono, sono solo nelle fantasie di chi non vede ciò che c’è da vedere, il PD è il vero partito di destra del nostro Paese, non ce n’è un altro e se si va col PD, non penso soggettivamente, ma almeno oggettivamente, si è di destra. Chi come Fassino stende il tappeto rosso a Marchionne è di destra o di sinistra?

La Fiat lascia l’Italia e paga tasse in Inghilterra (così si capisce la paura per la Brexit un po’ meglio, no?), mentre si sta preparando un provvedimento per togliere ai pensionati che vanno all’estero la possibilità di pagare meno tasse; è una cosa di destra o di sinistra, a queste domande rispondono gli astenuti caro Carmine, e per il tuo PD finché fanno così andrà meglio, quando torneranno a votare sarà il tracollo. Io, se fossi nel PD, mi terrei la scarsa partecipazione come una manna dal cielo e non come una specie di peste bubbonica, perché mi verrebbe a me di dirlo; se votasse il 75% allora per il PD rimarrebbe, si e no il 15%, più o meno come FI con la quale, ridotta al solo Verdini, spartisce il governo del paese, anche se si avvale della saggezza politica di Alfano che, però, agli italiani non basta per spingerli alle urne, ma a Brindisi basta per far perdere il PD.

Stanno così le cose, se poi non le vedi così mi pare un grave fraintendimento. Oggi, per esempio, Confalonieri chiede a Berlusconi di non abbandonare la politica e di mettersi a fianco di Renzi, e Gasparri, quando si dice beata ingenuità, rivela che c’è una componente numerosa, ma non maggioritaria in FI, che auspica un accordo con Renzi. Che dici Camelino, che FI è di centrosinistra? Allora che c’è da fare per tentare, almeno, di essere coerenti con un po’ di logica, se ne è rimasta negli iscritti al PD che continuano a sentirsi di sinistra: intanto uscirne, per mostrare che non ci sono interessi reconditi, poi organizzare il no al referendum per far sparire il capo della destra dalla direzione di un partito che tu dici di centrosinistra, poi immaginare che il mondo non è quello che piace a noi, ma è quello che è, e basta.

Ti invito, dunque, a venire ai comitati per il no dove possono venire tutti, purché vogliano salvare la costituzione firmata da Terracini contro quella firmata da Verdini e da Renzi e Boschi (che non so chi sia meglio, io direi Verdini, almeno non millanta convinzioni che non ha), poi di abbandonare al suo destino Emiliano e le non scelte di governo della Puglia, infatti non ha fatto nulla e non ha idea di cosa fare, e di navigare in mare aperto sapendo che, così, ogni rotta è possibile, mentre nell’alma mater del PD ogni naufragio è, non solo possibile, ma assai probabile. Se venissi ai comitati per il no vedresti, oltre a qualche vecchio amico come me, anche molti giovani, molti, e sono felice, che di Renzi e del PD non vogliono neppure sentir parlare. Col solito affetto e la stima che sai.  Fernando Parlati

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