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Giuseppe Marinò

Giuseppe Marinò

Intervista a Giuseppe Marinò

BRINDISI - “Le istituzioni ci dicono di no? Ebbene, ci dicano quali sono le alternative per fornire reali occasioni di sviluppo a questa città. Perché è facile dire di no ma non proporre nulla. Parlano di una città post-industriale, ma su quale concetto economico?”. Giuseppe Marinò è al comando di Confindustria Brindisi da appena quattro mesi e mezzo, ma ha impiegato poco per capire subito l’aria che tira, dovendo fronteggiare cori di “no” a quelle che – secondo l’associazione degli industriali – rappresentano concrete opportunità di crescita.

BRINDISI - "Le istituzioni ci dicono di no? Ebbene, ci dicano quali sono le alternative per fornire reali occasioni di sviluppo a questa città. Perché è facile dire di no ma non proporre nulla. Parlano di una città post-industriale, ma su quale concetto economico?". Giuseppe Marinò è al comando di Confindustria Brindisi da appena quattro mesi e mezzo, ma ha impiegato poco per capire subito l'aria che tira, dovendo fronteggiare cori di "no" a quelle che - secondo l'associazione degli industriali - rappresentano concrete opportunità di crescita.

E tocca proprio a lui gestire la delicata fase fatta di duri confronti con le istituzioni, dalle opposizioni del sindaco Mennitti sul rigassificatore alle recenti posizioni del presidente della Provincia Ferrarese - che proprio a Marinò aveva ceduto il testimone alla presidenza di Confindustria - sulle autorizzazioni della Costiero Adriatico.

Presidente, partiamo proprio da quest'ultima vicenda. Lei è intervenuto all'indomani delle dichiarazioni di Ferrarese per rassicurare tutti sulla bontà delle autorizzazioni. Lo fece per sgombrare il campo da ogni dubbio o perché scorgeva in certe posizioni una reale intenzione di frenare i processi industriali?

"Veniamo da un momento di grande difficoltà congiunturale. Eppure, di fronte ai problemi della città sembra prevalere solo la politica del "no", in qualsiasi settore. Nel caso specifico, per la vicenda Costiero Adriatico, da rappresentante delle imprese, ho solo usato il buon senso, sono andato in azienda a verificare quello che già immaginavo. E cioè, che si trattasse di un impianto con le autorizzazioni concesse nel pieno rispetto delle leggi. D'altra parte, nel nostro Paese, in caso di irregolarità, la struttura sarebbe stata bloccata sul nascere. Venerdì scorso a Bari si è tenuto un convegno intitolato "Il Sud aiuta il Sud". E' emerso quanto sia fondamentale il sistema autorizzativo. E sono stati resi noti numeri molto interessanti".

Per esempio?

"Beh, per un'opera pubblica al Nord si deve attendere 450 giorni. Al Sud 900. Per un impianto, al Settentrione si aspetta 730 giorni, qui da noi 1600. Come mai? Poi ci si stupisce se gli imprenditori decidono di investire altrove. Ma a Brindisi, il caso più eclatante riguarda la Lng. Sono dieci anni che l'azienda è qui ma non ha ancora potuto operare".

Intende dire che, sulla questione-rigassificatore, in questo doppio lustro la città abbia perso interessanti occasioni di sviluppo?

"Certo, e tutto questo ancora una volta per questioni di carattere autorizzativo. Ma lo stato federalista che tutti vogliamo non prevede due regolamenti normativi. E ricordo a tutti che la richiesta di procedura della Via era stata voluta da Comune, Provincia e Regione. Era stato detto che tutto fosse regolare, che secondo la Valutazione di Impatto Ambientale l'impianto fosse compatibile, per qualcuno ciò non è bastato".

Si è fatto un gran parlare, in questi ultimi mesi, anche di Enel e di convenzioni.

"Le posizioni sulle riduzioni delle emissioni di carbone sono strumentali. Ma Confindustria non vuole nemmeno sentir parlare di riduzioni. L'impianto di Cerano agisce già al 50% dei limiti di legge, cos'altro dovremmo ridurre? Basta con le stupide "crociate" che sacrificano lo sviluppo industriale".

Su tutti questi temi, le istituzioni - Comune, Provincia, Regione - sono pronte a fronteggiarvi. Perché, secondo Lei?

"Ci sono talvolta posizioni preconcette. In altri casi, soprattutto per quel che riguarda una fetta della popolazione, è anche un problema di informazioni. Brindisi non è Acerra, non ci sono battaglie da termovalorizzatore, e nemmeno da Tav. Non possiamo mica fare le cose con l'aiuto dell'esercito".

Ferrarese e Mennitti osteggiano le vostre posizioni. Si sente solo per le battaglie della categoria?

"Beh, meglio solo che male accompagnato".

Ma come intende gestire questi futuri mesi di confronto duro?

"Noi siamo pronti ad ascoltare alternative per la crescita, ma non le ha nessuno. Ci parlano di città post-industriale, ma non abbiamo capito su quale economia possa basarsi. Gli enti locali continuano ad ostacolare? D'accordo, ma che nessuno si lamenti quando le altre aziende decideranno di trasferirsi, e offrire lavoro e ricchezza altrove".

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