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Partenza Brindisi-Corfù 2013 (2)

Partenza Brindisi-Corfù 2013 (2)

La bella città e le speranze incenerite dall'opportunismo

Per l’ennesima volta, la configurazione del consiglio comunale di Brindisi non è quella scelta dagli elettori. L’abbandono della cultura dell’appartenenza a un' idea e a un partito, continua a generare un tipo di avventurismo e di aggregazioni del tutto provvisorie e di convenienza che funzionano da inceneritore per qualunque speranza di efficienza amministrativa e di discussione democratica sui problemi.

Per l'ennesima volta, la configurazione del consiglio comunale di Brindisi non è quella scelta dagli elettori. L'abbandono della cultura dell'appartenenza a un' idea e a un partito, continua a generare un tipo di avventurismo e di aggregazioni del tutto provvisorie e di convenienza che funzionano da inceneritore per qualunque speranza di efficienza amministrativa e di discussione democratica sui problemi. La bella città di cui ha parlato con passione sincera la mia collega Roberta Grassi in un suo articolo di alcuni giorni fa, non era solo una immagine ma anche una aspettativa di migliaia di cittadini che amano Brindisi. Non saranno certo questi uomini delle migrazioni da un banco all'altro, però, a dare le risposte giuste con i loro individualismi e le loro piccole strategie del condizionamento.

Una politica piccola piccola di fronte ai problemi di una città che deve fare i conti con le scelte dei maggiori gruppi industriali italiani; con il tema cruciale della riattivazione di un porto che le dia ossigeno, lavoro, collocazione internazionale e da mettere perciò in mani sicure; con il problema di trattenere i poli dell'alta formazione che si era guadagnata nel 2007; con l'esigenza di risanare ampie aree del proprio territorio dai veleni sparsi per decenni da produzioni senza regole. E di diventare urbanisticamente più bella, sicura e vivibile per i propri abitanti. Noi oggi sappiamo come la pensa il sindaco, su questi temi, ma chi può dire di aver ascoltato sulle stesse questioni l'opinione di altri esponenti non solo dell'opposizione, ma anche della maggioranza, fatte salve quattro o cinque eccezioni?

Sono pochi coloro che si "espongono" in queste battaglie: destino di Edipower, gestione del porto, bonifiche, porto turistico, Asi, nuovi impianti per i rifiuti, servizi sociali, trasporti, scuola, università. E soprattutto, non dicono chiaramente perché cambino collocazione in consiglio comunale. Non lo spiegano neppure a chi li ha votati. Nelle redazioni giungono non comunicati, ma messaggi cifrati. Forse si fa conto sull'accondiscendenza dei giornalisti, ma francamente si tratta di messaggi vuoti di idee, contenuti reali e soprattutto di chiarezza. Perché li dovremmo pubblicare? A chi interessano oggi, con i figli disoccupati in casa, o con i conti da pagare per università lontane o semplicente per le bollette bimestrali, le elucubrazioni e le liti tra questi personaggi ? Perché dovremmo fare da cassa di risonanza a queste beghe di palazzo?

Il consiglio comunale, che dovrebbe essere il generatore della forza di una comunità cittadina, è talmente debole che a Brindisi continuano ad aggirarsi e a fare impunemente i propri affari gruppi di interesse che contano proprio sul vuoto di potere pubblico per impadronirsi di pezzi importanti e vitali del territorio. Forse tutto ciò non avviene per caso. Ma chi dovrà dircelo? Ancora una volta la magistratura?

 

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