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Mercoledì, 19 Giugno 2024
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A cura di Blog Collettivo

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La caduta di Berlusconi lascia libero il congresso del Pd di parlare di idee

Una cosa è certa: mercoledì 2 ottobre si è chiuso un ciclo politico. Plasticamente si è assistito alla sconfitta del protagonista principale di questi questi ultimi 20 anni. Una sconfitta che è avvenuta nelle aule parlamentari e non in una aula giudiziaria. Berlusconi non è più e non lo sarà al centro della scena politica. Ci saranno certamente ancora colpi di coda, tentativi rabbiosi di ritorsioni interne e nei confronti del governo.

Una cosa  è certa: mercoledì 2 ottobre si è chiuso un ciclo politico. Plasticamente si è assistito alla sconfitta del protagonista principale di questi questi ultimi 20 anni. Una sconfitta che è avvenuta nelle aule parlamentari e non in una aula giudiziaria. Berlusconi non è più e non lo sarà al centro della scena politica. Ci saranno certamente ancora colpi di coda, tentativi rabbiosi di ritorsioni interne e nei confronti del governo, ma non avranno più quella carica dirompente e paralizzante di questi mesi.

La politica ha avuto il sopravvento grazie alla sapiente opera del Presidente della Repubblica, alla fermezza e alla capacità del presidente del consiglio e del Pd che hanno saputo tenere botta ai ricatti, alle minacce, alle provocazioni strumentalmente messi in atto da quella parte del Pdl che ha sempre agito in funzione di un partito dominato dal padre-padrone. E' una sconfitta politica, non so se definitiva. Oggi il pallino è ritornato in mano ad un governo più forte e più libero e ad una maggioranza oggettivamente e soggettivamente diversa rispetto a quella delle larghe intese. Di questa maggioranza il Pd deve essere parte attiva e protagonista mettendo in campo con maggiore chiarezza e determinazione contenuti qualificanti in grado di rafforzare l'azione di governo.

Si tratta di uscire dai tatticismi e da politiche minimaliste e di difesa con cui è stata fino adesso vista o rappresentata l'azione di governo. La prima prova sarà certamente la legge di stabilità che potrà essere l'occasione per una equilibrata soluzione della questione Iva e Imu, avviando una politica redistributiva attraverso una politica fiscale a favore del lavoro e dell'impresa contestualmente ad una politica industriale e di sviluppo già accennata nei provvedimenti adottati in questi mesi. La seconda prova sarà quella delle riforme costituzionali e di sistema su cui non potranno più pesare posizioni paralizzanti come quelle di questi mesi. Legge elettorale, superamento del bicameralismo, riduzione dei parlamentari, soppressione delle Province, non possono essere più ne' titoli, ne' annunci, devono diventare provvedimenti.

Ma ciò che è apparso come un'altra novità e come buona notizia è che mentre il centrodestra si divideva e creava le condizioni per liberarsi di Berlusconi e delle sue rabbiose sentinelle, il Pd si è finalmente deciso a non farsi più male da solo. Va dato atto a quanti nel Pd si sono comportati ed hanno agito con coerenza e unicità come gruppo dirigente. Non si possono ancora fare previsioni sullo sbocco politico che questa nuova situazione sta determinando. Non so quanto spazio avrà l'ennesima tentazione di dar vita ad un grande centro oppure se senza Berlusconi sarà possibile dare vita da subito ad una destra e ad un centro destra (di conservatori e moderati) in chiave di responsabilità e di credibilità istituzionale ed europea della propria rappresentanza politica.

Quello che deve evitare il Pd però è di consegnarsi, a partire dall'azione di governo, a prospettive moderate e neocentriste. Nel nuovo contesto e in questa nuova fase politica di collaborazione di governo ognuno deve fare la sua parte senza rinunciare alle sue diversità e alle legittime prospettive politiche. La sinistra deve fare la sinistra sia in questo governo sia nella prospettiva di un sistema politico rinnovato e riformato. Insomma l'alleanza di governo aldilà della durata non può diventare strategica. La sinistra che si misura con questo governo non può avere nostalgie del passato ma deve riuscire a ritornare ad essere soprattutto verso le nuove generazioni e verso il suo popolo attrattiva per valori, visioni, progetti, sogni, utopie. E' l'unità di cui la sinistra ha bisogno. L'unità non è mai causa e condizione di grandi idee, ma sono le grandi idee che creano l'unità. E di grandi idee la sinistra, l'Italia e l'Europa ne hanno tanto bisogno.

In questo nuovo contesto e per queste ragioni il congresso del Pd in fase di impostazione non è più chiamato, e meno male, a scegliere il segretario da candidare a presidente del consiglio in imminenti elezioni. Non più un segretario da impegnare ad asfaltare Berlusconi ma un segretario di un partito che sappia chi è o che vuol essere. Si dovrà discutere dell'Italia, dell'Europa, di come spingere il governo a fare cose utili per gli italiani e molte di queste sono "cose di sinistra". Il congresso è, oggi, più libero da ambizioni e ossessioni governiste ed elettorali individuali, non può più essere condizionato da trasformismi e opportunismi come quelli che hanno caratterizzato la vita e i rapporti interni al Pd in questi mesi in prospettiva di scadenze elettorali alle porte e con quell'ansia di tanti di stare con un vincitore presunto e pronti di abbandonare il possibile perdente.

Il congresso " sarà costretto", finalmente a parlare di idee, di lavoro, di speranza, di diritti per l'Italia di oggi e di quella futura, di Mezzogiorno, di Europa e di quale partito di sinistra serve all'Italia che vogliamo. Il congresso del Pd allora non può essere assolutamente l'occasione della resa dei conti tra correnti, ne' un mero confronto tra personalità più o meno simpatiche o carismatiche, ne' tantomeno una chiamata a raccolta di truppe locali inconsapevoli e solo a disposizione di presunti e autoreferenziali capi locali. Si deve trattare di un confronto tra linee politiche, su che cosa possa o debba essere la sinistra al tempo della globalizzazione, della crisi della politica e della rappresentanza. Temi questi che Gianni Cuperlo, unico fino adesso, ha saputo affrontare con coraggio, in maniera nuova e convincente.

Lo stesso modo e il tono con cui Cuperlo sta impostando la sua campagna congressuale è un contributo di cultura politica innovativa oltre che una testimonianza di come si può e si deve essere oltre la politica di questi anni basata sull'individualismo e la sua eccessiva personalizzazione. Il Pd ha certamente bisogno di un leader, ma non può essere identificato in una sola persona e che non si può limitare a curare la propria carriera. Oltre che di un segretario il Pd ha bisogno di un gruppo dirigente. I grandi dirigenti del passato, De Gasperi, Togliatti, Nenni, Moro, Berlinguer, erano carismatici, forti, autorevoli ma avevano attorno a sè gruppi dirigenti altrettanto autorevoli con cui discutevano e decidevano. Mai uomini soli al comando, mai partiti personali.

Il Pd non li reggerebbe. Il congresso del Pd è allora, come non mai, un'occasione per nuovi dirigenti, per nuove idee di sinistra. Ad un congresso così importante si deve partecipare con la forza delle proprie convinzioni e non delle proprie convenienze. Partecipare significa schierarsi su linee strategiche e politiche nazionali. Le vicende locali, il futuro dei singoli dirigenti, i rancori, le contrapposizioni paesane lasciano il tempo che trovano di fronte al valore e alla portata di questo congresso. Almeno io così intendo partecipare, da militante, al congresso del Pd sostenendo la piattaforma congressuale presentata da Cuperlo e le idee di partito che Fabrizio Barca ha indicato in un bel documento. Ed è con questo spirito che parteciperò alla costituzione di comitati e alle iniziative a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo a segretario del Pd.

 

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