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Le madonne pellegrine del referendum nella città dimenticata da Dio

Mai tanti ministri, tanti sottosegretari e personaggi di governo si sono visti da queste parti. Tutti a mostrarsi disponibili, a promettere mari e monti, a dirci che riformando la "Costituzione più bella del mondo", tutto andrà ancora meglio

Mai tanti ministri, tanti sottosegretari e personaggi di governo si sono visti da queste parti. Tutti a mostrarsi disponibili, a promettere mari e monti, a dirci che riformando la “Costituzione più bella del mondo”, tutto andrà ancora meglio, che i nostri giovani (alcuni dei quali hanno ormai… oltre quarant’anni) troveranno finalmente lavoro, che potranno fare figli e mettere su famiglia, che gli asili nido non avranno più prezzi da capogiro, ed i nostro trasporti pubblici cesseranno di essere a livello del Terzo Mondo.

E poi ci dicono che anche la politica con la riforma costituzionale sarà migliore, più trasparente ed efficiente. Che non si ruberà più. Che i più bravi andranno finalmente avanti. Che anche l’intrallazzo sparirà. E che se il 4 dicembre il SI non vincerà, in Italia ci sarà un cataclisma, un’apocalisse istituzionale. Questo stanno raccontando. Sono volgari menzogne.

Con le riforme costituzionali che vogliono introdurre con il referendum del 4 dicembre prossimo vogliono soltanto, sperando nella legittimazione dal voto popolare, non solo perpetuare il loro potere, ma anche rafforzarlo annullando quello delle Regioni, ed alterando gli equilibri del sistema di pesi e contrappesi di cui è fatto, a garanzia di tutti, il sistema parlamentare.

A “lor signori” non interessa il bene comune, vogliono con il combinato di leggi elettorali che puzzano lontano un miglio di anticostituzionalità, aumentare centralizzandolo il loro potere. Nessuno si azzardi a definire tutto questo attentato alla Costituzione, perché i colpi di stato a cui siamo abituati hanno tutt’altra forma, ma all’imposizione di un sistema oligarchico che mi ricorda tanto quello di George Orwell, quello sì. Chi detiene le chiavi del “grande fratello” - nella comunicazione Renzi, finita l’era di Berlusconi, non ha rivali - controlla anche il “bispensiero” e convince la gente che le sue sono le uniche verità.

E’ la dittatura della comunicazione. Una tecnica aggressiva e tagliente capace di prevalere in qualsiasi confronto, soprattutto se basato esclusivamente sull’analisi e sul ragionamento. Ecco perché nei dibattiti Renzi prevale, affrontarlo è solo un inutile sacrificio. Ma queste sono analisi che lascio volentieri a sociologi ed esperti di comunicazione.

Osservo invece, tra il divertito e il preoccupato, la calata, come le “madonne pellegrine” di antica tradizione cattodemocristiana, di ministri, sottoministri e sottosegretari. L’ordine è quello perentorio del capo: girare, girare, girare! Hanno la faccia di bronzo (mi verrebbe una espressione adeguatamente volgare…) a noi brindisini, costretti a vivere in una città che versa in una crisi quasi mortale, rapinata di tutto anche della sua dignità, di venirci a parlare di giustizia, di buona scuola, di agricoltura, di trasporti eccetera. A noi che, per i nostri drammatici problemi, quando ci va bene, lo dico con il massimo rispetto, ci tocca parlare al massimo con il Prefetto.

Ed ora ci tocca tutto questo ben di Dio. Invece costoro sono qui perché così gli è stato ordinato dal capo, non possono che parlarsi addosso e con di fronte sempre le stesse facce di clientes. O con schierati i soliti noti, i Tomaselli, i Latorre, le Mariano, i quali si fanno pure fotografare. Dovranno dimostrare domani che loro c’erano. Oggi c’è il referendum, ma domani ci sono le votazioni e la ricandidatura mica è scontata. Soprattutto se vince il NO!

Comica poi la “discesa” dalle nostre parti del potentissimo Luca Lotti, il sottosegretario al cuore del sistema renziano. Grazie ai filmati d’epoca, mi ricorda le parate di Starace durante il fascismo. Tutta la nomenclatura locale schierata in prima fila, perché possa rappresentare a “chi di competenza” che c’era. Una Pasqua per tutti. Soprattutto per i parlamentari locali, che a Roma, per dire una parolina a Luca, quando va bene devono fare settimane di anticamera.

Cosa nasconde tutto questo frenetico andirivieni? Possibile che un semplice referendum, sia pure su un tema così importante, come la legge fondamentale dello Stato, possa provocare toni e comportamenti da ultima spiaggia? Con il conseguente sostanziale blocco da mesi dell’attività di parlamento e di governo. Qual è la vera posta in gioco?   

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