Martedì, 26 Ottobre 2021
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"Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli": motivazioni e felicità

Viviamo nell’epoca delle opportunità, delle distrazioni, dei pensieri e delle rimuginazioni: un sistema vastissimo in cui ricorriamo, o almeno ci proviamo, ad una nostra bussola personale, che ci guida verso ciò che più desideriamo. E poco importa se i nostri desideri siano effettivamente raggiungibili o no: non saremmo esseri umani senza desideri e mete da perseguire

Viviamo nell’epoca delle opportunità, delle distrazioni, dei pensieri e delle rimuginazioni: un sistema vastissimo in cui ricorriamo, o almeno ci proviamo, ad una nostra bussola personale, che ci guida verso ciò che più desideriamo. E poco importa se i nostri desideri siano effettivamente raggiungibili o no: non saremmo esseri umani senza desideri e mete da perseguire.

Generalmente pensiamo a ciò che vogliamo come qualcosa di spontaneo, una forza impetuosa, partorita dalla nostra mente, che il nostro corpo deve realizzare a tutti i costi. Ma è effettivamente così? A ben guardare no. Difatti, ricerche psicologiche, che possono ormai vantare decenni d’empirica, hanno dimostrato che i nostri desideri sono il frutto dei nostri sistemi motivazionali.

Questi sistemi si configurano come tendenze verso determinati bisogni, da cui poi conseguiranno comportamenti orientati dalla creazione ex post di obiettivi del tutto personali. Ad esempio, perché il sig. Marco Rossi trova massima soddisfazione nel volontariato, mentre il sig. Marco Bianchi non è soddisfatto di sé se non torna a casa alle 21 dopo dieci ore di lavoro?

La risposta è proprio nei sistemi motivazionali, situati in ciascuno di noi, da cui si originano valori, bisogni e pretese che determineranno i nostri comportamenti. Questi sistemi sono gerarchici e raccontano la nostra provenienze ancestrale, comune a tutte le specie esistite ed esistenti. Ad un primo livello vi sono i rudimentali sistemi di difesa, sistemi predatori, sessuali e così via.

Insomma, tutti i sistemi per cui tendiamo ad essere sedentari, a dare soddisfazione ai nostri impulsi biologici, orientati alla sopravvivenza della specie. Allo scalino gerarchico superiore troviamo sistemi maggiormente evoluti: attaccamento, accadimento, cooperazione tra pari e via dicendo.

In base a come questi sistemi vengono saturati nella nostra infanzia ed adolescenza, saremo più orientati verso la soddisfazione di determinati bisogni affettivi, materiali, sociali o personali. Il successo o l’insuccesso delle nostre azioni può avere una causa sia esterna (determinata da eventi estranei dal nostro controllo) che interna (dipendente dalle nostre scelte).

Generalmente si tende a sovrastimare la componente esterna in caso d’insuccesso, mentre quando riusciamo a ottenere ciò che vogliamo siamo orientati inconsciamente ad attribuirci tutti i meriti. Ma affinché sia effettivamente così, deve esser presente in noi una motivazione particolare che permetta al nostro organismo e alla nostra psiche di dispiegare tutte le risorse disponibili.

La motivazione in questione è denominata “intrinseca”. Si tratta di una motivazione che trova costanti rinforzi dai sistemi motivazionali descritti prima (ambito sociale, legame di coppia, etc.), strutture che catapultano l’individuo verso uno sforzo di cui non si rende conto: il cosiddetto flusso di coscienza, scoperto da Csikszentmihalyi.

Questo flusso di coscienza è facilmente riscontrabile nei maratoneti che, compiendo sforzi incredibili, perdono parte della percezione del tempo, tanto sono immersi nella loro azione istantanea. Sarebbe proprio l’esercitazione di tale abilità, che ciascuno di noi possiede in maniera diversa, a provocare il senso di felicità che ricerchiamo quotidianamente.

La felicità potrebbe descriversi come uno stato innaturale, che ha bisogno di esser mantenuto dalle nostre percezioni e dalla qualità della nostra esperienza. Si delinea, dunque, il criterio per trovare la soddisfazione nelle nostre attività quotidiane: un carico motivazionale come conseguenza di passioni, precedenti esperienze positive ed apertura alla novità. « Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli » scrisse Vittorio Alfieri, sette parole capaci di riempire di significato la nostra vita. (v.brugnola@libero.it)

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