Sabato, 15 Maggio 2021
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Come comprendere e gestire i capricci dei bambini

I capricci dei bambini e le crisi di opposizione non sempre sono facili da comprendere e gestire per i genitori. Tra i due ed i quattro anni il bambino inizia i suoi primi capricci: si calma con lo sfogo di rabbia che sembra senza motivo logico, ma ai suoi occhi la motivazione è molto seria

I capricci dei bambini e le crisi di opposizione non sempre sono facili da comprendere e gestire per i genitori. Tra i due ed i quattro anni il bambino inizia i suoi primi capricci: si calma con lo sfogo di rabbia che sembra senza motivo logico, ma ai suoi occhi la motivazione è molto seria. Le ragioni che fanno scatenare un simile comportamento possono essere le più varie e modificarsi da bambino a bambino. Richieste di sicurezza e attenzione in seguito ad una forte frustrazione o disagio, per via di un cambiamento come l’ingresso nella scuola, o come reazione ad una iperprotezione dei genitori.

Tali comportamenti non vanno sottovalutati o solo puniti. L’egocentrismo tipico dei due/tre anni, non consente al bambino di comprendere ciò che gli appartiene da ciò che non gli appartiene, ciò che è giusto da ciò che non lo è. Tra i 18 mesi e i 3 anni, i bambini diventano testardi e capricciosi, manifestano crisi e pianti, che i genitori possono leggere come “lotte di potere”, ma in realtà è il passaggio evolutivo per staccarsi dalla figura di attaccamento verso l’individualità.

Inoltre i bambini prima dei 3 anni non riescono a distinguere il desiderio dal bisogno e agiscono piuttosto che a parlare e se non compresi, si arrabbiano. Il bambino deve imparare a gestire le frustrazioni davanti alla regola o al divieto. Cosa possono fare i genitori per “sopravvivere”? A volte i genitori inconsapevolmente possono elargire più regole e divieti credendo di stabilire dei paletti educativi evitando indubbiamente a loro parere, capricci o lamenti. Questo a scapito delle coccole considerate un premio da dare poco a poco. Altri genitori diversamente, credono che la comprensione sia il modo migliore per crescere un figlio.

Però anche questa se eccessiva può originare iperprotezione e compiacimento, permettendo ogni cosa. Occorrerebbe dettare chiari e coerenti regole compreso il “No” con spiegazioni concrete, esempi pratici, in quanto ai bambini è più efficace il comportamento che lunghi discorsi. Il divieto e la coerenza della regola danno al bambino sicurezza e senso di responsabilità. Superato il momento rigido dell’imposizione della regola, che deve essere univoco per entrambi i genitori, l’atteggiamento di rimprovero dovrebbe calare: regole concrete e affetto trasmettono al bambino che l’autorità non è solo direttive.

È utilissimo che il comportamento adeguato del bambino venga rinforzato con una lode, un abbraccio, un piccolo premio in modo che il piccolo possa ripetere lo stesso comportamento. Non va data solo attenzione al comportamento che non piace, altrimenti il bambino ripeterà quello. Ricordiamo che l’attenzione è il più grande rinforzo, non solo per i bambini. È importante condividere qualcosa che al bambino piace, con il quale lui si diverte e sta bene: giochi, abbracci, momenti dedicati solo a lui e al genitore. Bastano anche solo 15 minuti al giorno, perché non conta la quantità ma la qualità del tempo trascorso insieme.

Ormai entrambi i genitori generalmente lavorano, ed è utile ritagliarsi spazio e tempo di affetto insieme. Questo migliora l’amabilità del bambino e del genitore. Non va limitata, inoltre, la sua esplorazione e percorso di autonomia, altrimenti il piccolo si sentirà obbligato o disapproverà con opposizioni; creare condizioni stimolanti, di cura, di accompagnamento nel processo di crescita, stimoli per l’autonomia e l’esplorazione, senza sostituirsi a lui. È necessario quando lo si rimprovera non accusare il suo essere “Sei cattivo”, ma il suo comportamento inadeguato.

È molto utile inoltre tradurre ciò che il bambino non è in grado di comunicare, dando un nome e un’immagine visibile a rabbia, paura, tristezza, felicità. Imparandole sarà anche in grado di gestirle. Il bambino va ascoltato nei suoi bisogni senza ritenerli necessariamente capricci. Non sempre il bambino piagnucola perché vuole essere al centro dell’attenzione in maniera inadeguata. Spesso è la percezione del genitore a leggerla cosi. Infatti il mondo del bambino e dell’adulto sono lontani.

È  opportuno però che il genitore sappia sintonizzarsi con l’emozione del bambino per la sua età. Ossia, se il bambino piange perché un compagno di scuola gli ha rotto la sua penna che era del suo supereroe preferito, è normale che sia triste e arrabbiato. Per il genitore una penna è una cosa banale, ma nel momento del pianto del bambino, va accolta l’emozione e normalizzata, resa importante, perché così il bambino si sentirà considerato nelle sue emozioni.

Inoltre spiegare al piccolo che queste cose capitano, anche agli adulti che hanno una reazione emotiva simile alla sua, fa sì che il bambino possa comprendere che non crolla il mondo se qualcosa non va come vorremmo. Se questo avviene in momenti di coccole e condivisione senza criticismo, è momento di crescita per l’adulto nel suo ruolo genitoriale e per il bambino che si sentirà compreso, amato e meritevole d’amore, più sicuro ad affrontare nel tempo situazioni simili. (rita.verardi@libero.it)

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