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Domenica, 28 Novembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

La Puglia e gli interrogativi sulle tensioni jihadiste nei Balcani

L'arresto del congolese Lutumba Nkanga, scaturito da un' indagine congiunta della Dda di Lecce e della Digos di Brindisi, ha riportato sotto i riflettori dell' informazione l'allarme terrorismo sul suolo italiano

Non si fermano le indagini su possibili fiancheggiatori o militanti dell’ Isis presenti in Italia. L’arresto del congolese Lutumba Nkanga, scaturito da un’ indagine congiunta della Dda di Lecce e della Digos di Brindisi, ha riportato sotto i riflettori dell’ informazione l’allarme terrorismo sul suolo italiano. Nkanga,  residente in Germania, era stato inviato dalla Polizia di Frontiera di Ancona al Cie di Restinco, a Brindisi. L’uomo, sempre secondo le ricerche effettuate degli inquirenti, insieme al marocchino Soufiane Amri (espulso dopo essere stato intercettato sempre ad Ancona), sarebbe stato pronto a partire per la Turchia per compiere un attentato.

Entrambi apparterrebbero ad una cellula dell’ Isis presente in Germania, la stessa cellula che avrebbe dato protezione ed appoggio ad Anis Amri, l’attentatore di Berlino individuato ed ucciso successivamente dalla polizia italiana. In ogni caso, il caso ha fatto tornare di attuale discussione il tema della sicurezza sulle coste e dei porti italiano soprattutto adriatici, quindi anche sui porti pugliesi di Bari e Brindisi. Già sappiamo con totale certezza che Salah Abdeslam, uno dei responsabili della strage di Parigi nella sanguinosa notte del Bataclan del novembre 2015, era passato dal porto di Bari il primo agosto dello stesso anno, per poi dirigersi verso la Grecia.

Il possibile utilizzo dei porti pugliesi come una sorta di hub logistico da parte di cellule jihadiste legate all’ Isis è stato però smentito, con fermezza, dal ministro degli Interni, on. Marco Minniti, che durante una conferenza stampa dello scorso gennaio ha assicurato che la sicurezza non solo dei porti pugliesi ma anche di tutti quelli italiani è “garantita e totale”. Di sicuro in tutta la Puglia non sono mancati, negli ultimi anni, indagini ed operazioni di polizia che hanno colpito varie cellule jihadiste ( composte da individui di varie nazionalità) legate all’ Isis o ad Al Qaeda, segno tangibile di come l’efficienza delle nostre forze di sicurezza sia stata totale.

Intanto resta ancora da chiarire se in Kosovo, proprio di fronte alla terra pugliese, vi siano effettivamente basi o piattaforme di addestramento per terroristi, gestite da organizzazioni legate al radicalismo islamico. La scorsa estate un’indagine de “L’Espresso” aveva denunciato la presenza di ben cinque campi di addestramento jihadisti nei pressi di Camp Bondsteel, una grande struttura militare americana presente sul territorio kosovaro sin dalla fine della guerra con la Serbia di Slobodan Milosevic.

L’inchiesta si rifaceva ad alcune informazioni divulgate dall’ agenzia russa “Sputnik” che riferivano della presenza in Kosovo non solo di questi campi di esercitazione ed addestramento ma anche di  militanti del terrore provenienti da alcune nazioni arabe. Una notizia che, bisogna ricordarlo, non ha ancora trovato un concreto riscontro, ne alcuna fattibile prova che tutte queste pericolose presenze situate proprio  vicino alla Puglia esistano davvero. E’ innegabile che dopo la dissoluzione dell’ ex Jugoslavia tutti i Balcani siano diventati una sorta di supermarket delle armi e dei traffici illeciti, che hanno inevitabilmente suscitato gli interessi e gli appetiti di varie organizzazioni criminali e terroristiche.

Ma che vi siano anche veri e proprie basi per fondamentalisti islamici è ancora una teoria tutta da dimostrare, secondo alcune fonti kosovare di Pristina, che si dicono assolutamente sicure del fatto che “in Kosovo non vi sono campi jihadisti e di addestramento di terroristi di nessun genere”.

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