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Martedì, 30 Novembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

La battaglia di Raqqa, i curdi e la nuova crisi tra gli Usa e laTurchia

L'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha recentemente annunciato, in via ufficiale, che i combattenti curdi sono "necessari" ed " indispensabili" per riconquistare la fortezza siriana dello "Stato Islamico", ovvero la città di Raqqa

L' amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha recentemente annunciato, in via ufficiale,  che i combattenti curdi sono "necessari" ed “ indispensabili” per riconquistare la fortezza siriana dello “Stato Islamico”, ovvero la città di Raqqa. Un annuncio che è seguito alle operazioni militari in corso già dai primi giorni di giugno , iniziate proprio nel distretto di Raqqa stessa ( a Mosul mancano solo alcuni quartieri, ma il gioco sembra fatto).  

Una decisione presa dal “ Tycoon” che non è stata affatto gradita agli alleati della Nato, in particolar modo dalla Turchia, che ha sempre bollato qualsiasi formazione combattente curda come “terroristica” a tutti gli effetti. In particolare quello che ha provocato i mal di pancia peggiori da parte del presidente turco Erdogan è stata la  decisione americana di coinvolgere,  nelle operazioni militari,  il gruppo curdo- siriano da tutti conosciuto come quello dell’ “Unità di protezione dei popoli curdi” (YPG), la stessa fazione che viene ritenuta dalla Turchia una “pericolosa organizzazione terroristica”.

Il “pasticciaccio brutto” con Ankara  è stato provocato da Washington perché la conquista di Raqqa potrebbe essere una buona occasione per poter piazzare sul suolo siriano fior di truppe sia di ranger  quanto di marine. Ed è qui che nascono i problemi, soprattutto con Mosca che considera ancora oggi, a tutti gli effetti, la Siria un proprio protettorato.

Dana W. White, prima portavoce del Pentagono, ha dichiarato pubblicamente che Donald Trump ha “autorizzato ad armare lo YPG.  L’autorizzazione del presidente ha quindi dato al Pentagono il permesso per dotare le fazioni curde delle forze democratiche siriane degli armamenti necessari per garantire la vittoria di tutti coloro che vogliono liberare Raqqa” . Parole che sono state sottoscritte alla lettera , punto per punto e virgola per virgola, anche dal “falco” James Mattis, Segretario alla difesa.

Gli Stati Uniti vedono ora le forze democratiche curdo-siriane come il  partner privilegiato di una guerra più efficace  nella Siria settentrionale ed orientale. La White ha anche dichiarato che lo YPG è "l'unica forza sul campo che possa colpire con successo Raqqa nel prossimo futuro".  Non ha menzionato, però, il tipo di armi che verranno fornite ai curdi, anche se alcune fonti interne all’ amministrazione americana hanno fatto trapelare la notizia che si tratterebbe, nella maggior parte, di mortai da 120 mm , mitragliatrici, stock di munizioni e veicoli blindati leggeri.

Gli Stati Uniti, quindi, non fornirebbero ai curdi né missili e  ne tantomeno armi più sofisticate. In ogni caso, questa decisione da parte di Trump ha finito con il rinvigorire le tensioni con la Turchia, già abbastanza precarie dal 2016 quando Erdogan aveva apertamente accusato gli Usa di aver appoggiato il fallito colpo di stato del 15 luglio dello stesso anno. Tensioni sempre più forti, quindi, con quel che resta, ancora oggi ineludibilmente, un alleato della Nato importantissimo nel grande “ big game” mediorientale.

Ma, la gatta da pelare maggiore,  arriverà dopo la liberazione di Raqqa, un evento ancora abbastanza lontano dato che l’Isis ha già fatto sapere che la difenderà fino alla fine perseguendo un “bagno di sangue”. Bisognerà capire se Vladimir Putin accetterà la presenza di  truppe americane sul suolo siriano. 

Per ora, mentre la Turchia continua ad  insistere affinché lo YPG venga escluso da tutte le campagne militari nei pressi di Raqqa, la Russia medita le prossime mosse. La sanguinosa partita a scacchi tra le due nazioni più potenti della terra continua. E continuano anche a morire migliaia di civili innocenti.

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