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Martedì, 18 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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La partita nazionale penalizza il governo dei problemi in Puglia. Il centrosinistra rifletta

La Puglia è diventata l’arena privilegiata per le ambizioni politiche di chi la sta usando come trampolino di lancio per la ribalta nazionale e di chi, magari, è già pronto a tentare di insediarsi alla guida della Regione. Ma il nuovo che avanza non può coincidere con un’idea della politica che antepone i proprio percorsi di carriera agli interessi generali. La vita reale delle persone, qui in Puglia, è avvelenata dalla mancanza di lavoro e da un disagio sociale che ha i caratteri dell’emergenza. E oggi quelle persone, le loro famiglie, se non vogliamo che cedano alla disperazione, ci chiedono attenzione, risposte, responsabilità.

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La Puglia è diventata l'arena privilegiata per le ambizioni politiche di chi la sta usando come trampolino di lancio per la ribalta nazionale e di chi, magari, è già pronto a tentare di insediarsi alla guida della Regione. Ma il nuovo che avanza non può coincidere con un'idea della politica che antepone i proprio percorsi di carriera agli interessi generali. La vita reale delle persone, qui in Puglia, è avvelenata dalla mancanza di lavoro e da un disagio sociale che ha i caratteridell'emergenza. E oggi quelle persone, le loro famiglie, se non vogliamo che cedano alla disperazione, ci chiedono attenzione, risposte, responsabilità.

Emergono sempre più limpide le responsabilità del governo nazionale che, intriso della peggiore cultura leghista, ha cancellato il tema del Mezzogiorno dall'agenda programmatica e ha dirottato altrove parte delle risorse già assegnate al Sud. La denuncia tuttavia non basta. I dati resi noti dalla Banca d'Italia che certificano i 90.000 di posti di lavoro persi nel biennio 2008-2010, il livello della disoccupazione ufficiale pari al 13,4%, l'incremento dell'85% della cassa integrazione, il calo del Pil del 5%, le tante e tante crisi aziendali (Natuzzi, Bat, Adelchi) che attraversano la regione, stanno provocando una silenziosa devastazione sociale che ne mette a rischio i livelli di civiltà.

Per migliaia di famiglie popolari la crisi in atto significa rinunciare a diritti e beni primari, compresa l'impossibilità a comprare i libri per i figli o pagare il canone della casa in affitto. E i giovani sono l'anello più debole della catena, quelli che -dopo anni di studi e di sacrifici- nell'impossibilità di trovare un lavoro, hanno davanti solo il muro dell'incertezza e della precarietà. Squarciare il silenzio che è calato sulla vita reale della gente è la prima operazione verità che deve fare chi sceglie l'impegno politico; la seconda è di dedicarsi anima e corpo - con tutti i mezzi a sua disposizione- a dare una risposta per alleviare le pesanti ricadute dei mille bisogni emergenti.

In Puglia invece si sta giocando una partita politica che prescinde dai bisogni dei pugliesi e il senso dell'abbandono viene percepito, prima che dalle forze sociali, dai cittadini. Da parte nostra è prova d'amore verso la nostra terra e di lealtà verso i pugliesi dire con chiarezza e pubblicamente ciò che si mormora nei corridoi dei palazzi della Regione: il bilancio di questi primi mesi del governo non è esaltante, si avverte uno sfilacciamento latente nella maggioranza, c'è una scarsa produttività del consiglio regionale, si percepisce la provvisorietà e precarietà di una fase segnata dalla mancanza di direzione politica della coalizione e da un percorso condiviso sulle priorità da perseguire nell'azione di governo.

Noi collochiamo al primo posto dell'agenda politica regionale la crisi economica che sta attraversando la nostra regione. La Puglia sta perdendo il passo dello sviluppo, e le iniziative annunciate appaiono non sufficienti sia rispetto alla profondità della crisi che per la dotazione finanziaria. E per questo proponiamo le seguenti iniziative:

a) Apertura della vertenza "Puglia per il lavoro" con il governo nazionale. La mappa dei punti crisi coinvolge decine di aziende e circa diecimila lavoratori: è importante definire, insieme alla forze sociali (sindacati, imprese, enti locali) una piattaforma che, comprendente le scelte della Regione, ponga sui tavoli del governo nazionale proposte e idee in grado di fronteggiare l'emergenza e sostenere la tenuta produttiva della nostra regione;

b) Rimodulazione, nei limiti consentiti dall'Unione europea, delle misure dei fondi comunitari indirizzandone l'utilizzazione in interventi tesi a rafforzare la competitività delle imprese e il mantenimento/incremento dei livelli occupazionali;

c) Verifica puntuale degli effetti, in termini occupazionali e di vitalità delle imprese, della politica degli incentivi regionali, a cominciare dalla manovra anticiclica;

Naturalmente un simile percorso presuppone che la Puglia stia spendendo bene le risorse ad essa assegnate. Qual è oggi, rispetto alla scadenza di fine anno, la situazione della spesa e i rischi di disimpegno automatico? Per fornire elementi di informazione e conoscenza alla società pugliese proponiamo che il Consiglio Regionale affronti in una seduta monotematica l'esame dello stato di attuazione dei fondi comunitari, per capire se i dati degli uffici del ministero dell'agricoltura, che addebitano alla Puglia un ritardo nella spesa di 100 milioni di euro del piano di sviluppo rurale, sono veritieri o meno; e per sapere quanto è stato speso dei 140 milioni di euro, relativi all'annualità 2010, del FESR.

L'altro settore in sofferenza è quello della sanità. Le notizie di questi giorni ci trasmettono una situazione di disagio diffuso. I tempi di attesa per effettuare esami e visite specialistiche, anche per la scelta imposta dal governo di tagliare le prestazioni extra budget, nonostante le lodevoli iniziative dell'assessore, stanno crescendo in maniera abnorme. La vicenda di Brindisi, nel contempo, rappresenta la patologia estrema di un sistema che è fonte di sprechi, ruberie, piccoli e grandi privilegi.

Le vittime di questo sistema malato sono anzitutto i cittadini, ma anche la stragrande maggioranza di medici e operatori sanitari che lavorano con dedizione, professionalità e responsabilità. E' sintomatico, ad ogni modo, che ancora una volta la magistratura sia arrivata prima della politica. Vuol dire che poco o nulla è stato fatto sul terreno dei controlli, dell'assunzione chiara di responsabilità, dei modelli organizzativi e gestionali; e ciò viene percepito dai cittadini che, mettendo insieme disservizi e malcostume, concludono che nulla è cambiato nel funzionamento della sanità rispetto ai disastri della destra. Da qui la nostra preoccupazione in vista della definizione del piano di rientro.

E' stato sbagliato concentrare lo scontro con il governo solo sul tema delle internalizzazioni. L'esito sulla legittimità di tale scelta non è più nelle mani della politica ma in quelle della corte costituzionale; e noi ci auguriamo che sia riconosciuta la fondatezza dei provvedimenti votati dal Consiglio Regionale. Ma l'aspetto più grave del diktat del governo è quello relativo al blocco del turn over. La Puglia ha già un numero di personale per posto letto inferiore alla media nazionale e meridionale. La mancata copertura dei posti in organico che si renderanno vacanti negli anni 2010-2012 metterà in discussione i livelli fondamentali di assistenza e sovraccaricherà oltre ogni limite il personale sanitario.

In questo contesto la chiusura di numerosi ospedali, in assenza di una organizzazione della medicina territoriale, e secondo le determinazioni dell'intesa Stato-Regioni, ingolferà gli ospedali e la ricerca di un posto letto diventerà l'occupazione principale dei dirigenti medici. E' evidente che questo quadro, che nasce da ciò che ogni giorno accade nelle corsie d'ospedale e negli ambulatori, rischia di azzerare nel giudizio dei cittadini il buon lavoro e le novità introdotte negli ultimi anni (dotazione macchinari, nuovi servizi, sblocco assunzioni e stabilizzazione di precari, ecc?).

E' opportuno, pertanto, che sul piano di rientro ci sia una discussione politica vera. La maggioranza ha condiviso l'impostazione dell'assessore alla sanità: siamo costretti a definire un piano di rientro duro e ineludibile, ma questa è anche l'occasione per ripensare globalmente il sistema sanitario pugliese. Ma se in Puglia il tema sta diventando il "quando" si scioglie il Consiglio Regionale è evidente che dopo i tagli non ci sarà nessun secondo tempo per gli investimenti e per il rafforzamento di poliambulatori, rete distrettuale, servizi sul territorio. Questa è la questione politica vera nel rapporto con la Puglia: approvare un piano di rientro lacrime sangue e abbandonare il campo, lasciando alla destra una prateria per le sue incursioni nelle disfunzioni della sanità e collocando il centrosinistra sulla difensiva, proprio come accadde a Fitto.

Noi vorremmo che su questi punti programmatici, strettamente connessi alle prospettive della legislatura, si aprisse un confronto limpido nella maggioranza. E che la maggioranza fosse in grado a sua volta di costruire un rapporto nuovo con l'Udc, fondato non sulle postazioni istituzionali, ma sulla ricerca di possibili convergenze programmatiche. Spetta al presidente Vendola, lo diciamo con spirito di lealtà, assumersi le proprie responsabilità di fronte alla Puglia e ai suoi problemi. E dire se il suo governo ha un mandato di legislatura oppure può essere, in base alle dinamiche nazionali, agli sgoccioli.

Noi riteniamo che il patto d'onore sottoscritto con i pugliesi vada rispettato e che occorra rilanciare un'azione di governo all'altezza dei problemi della Puglia. Ma se ciò non accadrà il destino è segnato: forze politiche e consiglieri regionali tireranno a campare per qualche mese senza produrre iniziative utili per la Puglia, in attesa che sia staccata la spina, e lasciando incancrenire i temi drammatici che investono le famiglie pugliesi. Sarebbe un esito rovinoso e fallimentare. Ci chiediamo, e lo chiediamo anzitutto ai consiglieri di maggioranza, se questo è il mandato dei cittadini che ci hanno votato.

*consiglieri regionali PD

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