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Depressione in adolescenza: non sono le cose che fanno star bene o male

Fino al 1970 era opinione comune che i disturbi depressivi fossero più frequenti negli adulti e abbastanza rari nei bambini. L'oscillazione nell'umore, basso e irritabile erano considerati come aspetti "naturali" dell'adolescenza. Solo negli ultimi anni si assiste ad un incremento delle ricerche sulla depressione in età evolutiva

Fino al 1970 era opinione comune che i disturbi depressivi fossero più frequenti negli adulti e abbastanza rari nei bambini. L’oscillazione nell'umore, basso e irritabile erano considerati come aspetti "naturali" dell'adolescenza. Solo negli ultimi anni si assiste ad un incremento delle ricerche sulla depressione in età evolutiva come causa della compromissione del funzionamento in diversi ambiti di vita, scuola, relazioni sociali.

Alcuni dati dicono che in America l’1,6% degli adolescenti usa antidepressivi. Umore triste, pianto, irritabilità, perdita di piacere/interesse, sfiducia, colpa, senso di inutilità sono i sintomi dell’umore depresso che comportano modificazioni comportamentali e cognitive come scarsa capacità di concentrarsi e ridotte prestazioni nelle attività scolastiche. Ci possono essere anche pensieri di morte e suicidalità, che come ci informa la cronaca degli ultimi tempi sembrano l’unica alternativa ad una quotidianità insopportabile.

Sembra che credenze di base rigide e assolutistiche (inamabilità, inaccettabilità) diano origine ad assunzioni, regole, norme (credenze intermedie) e pensieri disfunzionali che modificano l’assetto adattivo del soggetto . Ciò, protratto nel tempo genera senso di isolamento, vulnerabilità, impotenza, riattiva l’antico schema di sé come non amabile e si tradurrà in nuovi schemi cognitivi, più recenti, più superficiali, che assomigliano a frasi del tipo: “ Se sono escluso lo merito, non piaccio agli altri”, “Se gli altri non mi difendono è perché con me non ne vale la pena”, “Sono io a sbagliare: forse lo provoco”, “C’è qualcosa in me di sbagliato che devo cambiare”.

La depressione si sviluppa su un terreno già predisposto (geneticamente) dove cadono eventi attivanti: problemi scolastici, episodi di bullismo, eccessivo criticismo creando così una visione negativa di sé (inadeguato e difettoso), del mondo (inutile), degli altri (giudicanti)  e in virtù di ciò ci si sente indesiderabili, inamabili, con un senso di insopportabilità e irrisolvibilità dei problemi quotidiani.

Ma “non sono le cose a farci stare bene o male ma quello che pensiamo delle cose” (Epitteto). L’esplorazione di emozioni, pensieri e comportamenti può essere un primo passo per comprendere il proprio funzionamento, la prospettiva con cui si guarda il mondo e modificarlo (psicoeducazione). Training per le abilità sociali, tecniche di gestione dell’ansia e dell’aggressività, esposizione e problem solving sono alcune delle tecniche cognitive e comportamentali (Cbt) che insieme ad un trattamento farmacologico (nei casi di depressione grave) sembrano dare un risvolto efficace anche per il tentato suicidio (14,6% se si utilizza solo il farmaco).

La Cbt risulta essere un trattamento efficace con una remissione della sintomatologia del 45-65% dei casi. È importante valutare e notare i sentori, le spie d’allarme prima che la depressione prenda un corso stabile; incrementare il numero delle attività piacevoli, fa sperimentare emozioni positive che modificano le credenze intermedie. Ci dice Epitteto che alcune cose dipendono da noi “giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione”, invece “non dipendono da noi: il corpo, i nostri possedimenti, le opinioni che gli altri hanno di noi”.

È importante guardarsi dentro, per quanto difficile, e trovare le risorse che ognuno di noi, indiscutibilmente, possiede accettandosi e amandosi al di là di quello che l'altro pensa facendolo scivolare addosso. Un pezzetto di felicità aspetta ognuno di noi, se solo abbiamo il coraggio di aspettare, di sperare, di credere che ce lo meritiamo. (rita.verardi@libero.it)

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