Martedì, 18 Maggio 2021
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I nonni, l'educazione dei bambini e gli equilibri necessari

Da loro veniamo amati, coccolati, viziati, divertiti, incantati con meravigliosi racconti. Sono i nonni che da sempre sono parte delle nostre realtà. Anche se siamo orientati alla famiglia nucleare, indipendente autonoma, l’Italia resta imperniata su un tipo di famiglia estesa in cui il ruolo dei nonni riempie la vita dei nipoti

Da loro veniamo amati, coccolati, viziati, divertiti, incantati con meravigliosi racconti. Sono i nonni che da sempre sono parte delle nostre realtà. Anche se siamo orientati alla famiglia nucleare, indipendente autonoma, l’Italia resta imperniata su un tipo di famiglia estesa in cui il ruolo dei nonni riempie la vita dei nipoti. La relazione nonno-nipote trasmette il senso di appartenenza a un gruppo, ad un tipo di tradizioni, ad una piccola importante comunità che ha un suo codice di comunicazione.

La presenza dei più anziani è anche un punto fermo e di conforto quando la famiglia attraversa momenti di difficoltà, fungendo da supporto emotivo.  Liberi dall’obbligo di educare, i nonni possono viziare, giocare, divertirsi spensierati con i loro nipoti. Pur ricoprendo il ruolo di porto a cui approdare per chiedere aiuto, di mediatori se mamma e papà impongono una regola troppo rigida, i nonni restano il mondo giocoso dei più piccoli.

Giocare è per ogni bambino un’attività estremamente seria; spesso i nonni, liberi da impegni lavorativi, sono i primi compagni di gioco: ciò che conta oltre alla quantità di tempo che è maggiore rispetto a quella che possono dedicare i genitori, è la qualità del tempo trascorso, la fantasia e la spensieratezza che costella questi momenti. Anche raccontare, giocare a carte, costruire un attrezzo, fare delle passeggiate, svolgere un’attività come la pesca o il tennis sono importanti ritagli di tempo e spazio che forniscono sia ai più anziani che ai più piccoli importanti momenti di condivisione.

Per gli adolescenti, i nonni possono essere anche una guida serena e mediatica nello scontro con i genitori, in quanto non vengono visti come semplici adulti, ma compagni di viaggio. E’ importante ricordare che il ruolo dei genitori con le loro scelte educative rimangono il perno principale di riferimento per i bambini che crescono, in quanto non possono esserci tante figure di attaccamento. Il caregiver deve risultare nella figura dei genitori, con le diverse caratteristiche di uomo per il papà e di donna per la mamma.

Già Freud negli stadi di sviluppo del bambino indicava l’amore verso il genitore del proprio sesso e l’odio verso il genitore del sesso opposto, come fase evolutiva fondamentale. Pertanto non debbono esserci più figure di attaccamento altrimenti il bambino va in confusione. Ed invece tutte le tappe evolutive hanno bisogno di chiarezza. Il fatto di essere un punto di riferimento non deve prescindere dal sostituirsi al genitore o sminuirne il ruolo. 

Fare attenzione ai commenti degli adulti rispetto i diversi approcci educativi: ad esempio, una nonna che critica la figlia davanti alla nipotina, perché tarda dal lavoro e lascia troppo i figli soli o i genitori che si lamentano con il bambino, perché i nonni sono incapaci di educarlo. In questo modo il piccolo non sa a chi deve fare affidamento quando ha bisogno e comprende che ogni autorità viene meno, pertanto potrebbe sentirsi legittimato anche lui a saltare i confini con i genitori o con i nonni. 

Ciò crea confusione nel bambino, che teme di tradire i nonni o i genitori, mostrandosi disponibile alla relazione con gli uni o con gli altri. Inoltre la conflittualità interna che vive il bambino è alla base dei “capricci”, che poi vanno ad alimentare il suo rapporto con i genitori o con i nonni una volta da solo con loro.

E’ normale che nel momento in cui i bambini sono con i nonni, questi ultimi si sentano in diritto di dire la loro sull’educazione dei nipoti e possono intervenire in maniera non sempre condivisa: c’è da ricordare che come i genitori stanno imparando ad esserlo anche i nonni stanno assaggiando il nuovo ruolo quindi ci vuole tempo. È bene fermarsi e parlare, per definire alcuni aspetti educativi con i nonni, evitando le accuse o i rimproveri.

Che i nonni non vanno ricordati solo un giorno l’anno è luogo comune, ma sicuramente possiamo condividere con loro momenti indimenticabili che rimarranno scolpiti nel nostro modo di fare e di essere finché non saremo noi nonni. La saggezza, l’affetto (amare ed essere amati), la creatività, la fiducia, il senso di appartenenza e i valori che ci tramandano, il modo in cui lo fanno sono testimonianza del fatto che i nipoti sono per la vita dei più anziani il motivo per continuare a sentirsi utili e amati e che nella seconda parte della loro vita rivedono nelle nuove generazioni loro stessi con occhi diversi e di questo ne sono ammirati. (rita.verardi@libero.it)

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