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Cinema e sessualità: sex addiction e dipendenza affettiva

La sessuologa Gravili: Oggi vi invito a focalizzare l’attenzione sul film Shame, centrato su due specifici comportamenti, largamente diffusi in questi ultimi decenni: la dipendenza da sesso (sex addiction) e la dipendenza affettiva

Da sempre il cinema offre interessanti spunti di osservazione e di riflessione sul vissuto affettivo, erotico e sessuale dell’umanità, qualcuno più vicino, qualcun altro più distante da noi. Oggi vi invito a focalizzare l’attenzione sul film Shame, centrato su due specifici comportamenti, largamente diffusi in questi ultimi decenni: la dipendenza da sesso (sex addiction) e la dipendenza affettiva.

Gabriella GraviliNella suggestiva cornice di New York, i due egregi interpreti, Micheal Fassbender, nel ruolo di Brandon, un affascinante uomo in carriera, e Carey Mullingan, nel personaggio della fragile sorella Sissy, cantante tanto sexy quanto di una seducente bellezza melanconica, si lasciano guidare dallo straordinario regista S. McQueen per dare spessore ai rispettivi ruoli, impregnati di solitudine e di disperazione esistenziale.

La vita di Brandon è scandita da un alternarsi di incontri sessuali compulsivi, virtuali e reali, nei quali emerge, sin dalle prime batture, la sua difficoltà ad instaurare relazioni intime con l’Altro-da-Sé, sorella o amanti che siano. Il senso di vuoto interiore e di frustrazione di entrambi i personaggi, che si aggirano per le strade e gli edifici della grande mela in un’atmosfera benestante, tanto fredda quanto plumbea, sono le note costanti del film. La tristezza senza freni, che si palpa in ogni scena, sembra sublimarsi e attenuarsi, solo negli intermezzi di musica classica che danno ritmo alle riflessioni e alle difficoltà del protagonista Brandon di liberarsi dell’ossessione del sesso.

Se da una parte Brandon, sex addicted, sembra trarre un sollievo provvisorio nell’imminenza degli atti sessuali che consuma con la escort di turno, all’interno di incontri orgiastici o in locali riservati ad incontri estemporanei, dall’altra sembra avvertire un senso di crescente impotenza nel sedare la ricerca spasmodica di incontri promisqui e non protetti, ai quali si sottopone con un fare progressivamente autolesionistico. E’ incapace di una vera intimità. Si perde tra i corpi che incontra, senza ritrovarsi, avendo paura della stessa intimità. Quando tenta di crearla con una collega di lavoro, nell’unico scorcio di sessualità collegata a qualcosa di più profondo, si confronta con una disfunzione erettile temporanea, che fotografa la sua incapacità ad entrare in una relazione più piena con il femminile.

Perde progressivamente il contatto con i valori più profondi dell’esistenza e della famiglia. E’ sintomatico il rapporto disturbato che ha da sempre con la sorella, che cerca di allontanare da sé (“tu mi intrappoli..”; “sei una palla al piede..”; “..sei un peso per me..”), nonostante i suoi maldestri tentativi di ricerca di affetto verso Brandon stesso, e che lui non è in grado di offrirle. Brandon si è tagliato dalle emozioni e si è imposto di vivere i sentimenti solo in superficie.

La sua ricerca del sesso è pervasiva di ogni contesto del quotidiano. Contamina ogni sua interazione sociale e lavorativa. Il suo personal computer viene sequestrato sul lavoro, perché infestato di virus e di video porno che non lo rendono più utilizzabile. Si espone a comportamenti autodistruttivi: si espone al rischio concreto di contrarre malattie trasmesse sessualmente, senza far uso di alcuna protezione; provoca volontariamente una rissa, dalla quale ne esce malconcio fisicamente, per sentire, finalmente anche nel corpo, quel dolore esistenziale che lo sta lacerando, fatto di assenza di amore ed intimità in ogni sfera della sua esistenza e che, sino in quel momento, è riuscito ad esprimere attraverso questa distruttiva dipendenza.

I comportamenti che si trova ad adottare di volta in volta, gli servono per colmare quel vuoto esistenziale che lo perseguita dall’infanzia e che, in questa prospettiva, lo accomuna alle sorti della sorella Sissy, che cerca in lui ed invano, un rifugio emotivo e familiare dal proprio “mal di vivere” e dalla sua personale difficoltà di instaurare legami affettivi duraturi (.. “non siamo brutte persone, veniamo solo da un brutto posto...”). Questo la dice lunga sul quanto i vuoti affettivi dell’infanzia siano determinanti per una sana o meno crescita evolutiva.. I tentativi di Brandon e di Sissy, volti a trovare una pienezza interiore che scaldi loro il cuore, sono destinati a naufragare ripetutamente, sino ad un atto estremo che risveglierà Brandon dal suo torpore emotivo, lanciandolo all’apice della disperazione, insieme alla sorella Sissy.

I critici cinematografici hanno parlato diffusamente di come il regista S. McQueen sia magistralmente riuscito a fondere bellezza e brutalità nella scelta delle inquadrature, della colonna sonora e degli interpreti, realizzando due profili che vi invito ad osservare con uno sguardo amorevole e di sana com-passione. A voi, ora, per una piacevole ed incuriosita visione del film!  

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