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Chiesa e cultura europea le verità scomode non sono fake news

Tirato per il colletto dal sig. De Noia, mi vedo costretto, obtorto collo, a tornare sugli argomenti del mio articolo del 25 gennaio scorso per cercare di chiarire

Tirato per il colletto dal sig. De Noia, mi vedo costretto, obtorto collo, a tornare sugli argomenti del mio articolo del 25 gennaio scorso per cercare di chiarire, il più sinteticamente possibile – sebbene la sintesi sia nemica della chiarezza – quello che era il mio pensiero al riguardo. In primis volevo sottolineare come nel suo intervento, De Noia, non faccia “chiarezza”, come afferma, ma ci fa semplicemente conoscere la sua opinione, cosa della quale gli sono, comunque, grato. Le “fake news”, inoltre, sono notizie false, non notizie che non ci piacciono o che sono in contrasto con le nostre ideologie. Non è il caso di imitare il trumpismo d’oltre oceano.

I leader politici e gli esempi morali

Veniamo al primo punto: “il rapporto tra idee e vita privata dei politici”. De Noia sostiene che si debba scindere tra idee politiche e comportamenti privati. È una sua opinione che rispetto ma che, tuttavia, non mi trova concorde. È un ragionamento che va bene se applicato all’uomo qualunque, non ad un “leader” (politico o meno che sia). Un leader deve dimostrare con il suo comportamento la forza delle proprie idee.

Faccio un esempio di destra: quando, nei primi anni Settanta veniva votata – e poi approvata – la cosiddetta “Legge Fortuna-Basini”, la legge sul divorzio, ed anche nel corso della campagna elettorale per il successivo fallito referendum abrogativo, il segretario del Msi, l’onorevole Giorgio Almirante – che era separato dalla moglie e che, quindi, avrebbe tratto benefici personali dalla legge sul divorzio – si astenne dal partecipare alla propaganda antidivorzista del suo partito. Ma quello era un “politico” di altri tempi, di quelli che credevano che l’esempio fosse più importante della parola. Razza scomparsa.

Secondo punto: “il presepe”. Sig. De Noia, certo che si trattava di una battuta ma, che si riferiva al presepe che facciamo qui nelle nostre case, non alle etnie presenti al momento della natività a Betlemme. Una battuta che, tuttavia, stigmatizza il fatto che, se quella famiglia – Gesù Maria e Giuseppe – venisse oggi in Italia, le destre italiane, se fossero al governo del Paese, probabilmente la metterebbero in un centro, in attesa dell’espulsione, non certo nel Presepe tanto caro alla sig.ra Meloni.

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La Chiesa e il Nuovo Mondo

Terzo punto: “la colonizzazione del Nuovo Mondo”.   Prima di parlare della colonizzazione del Nuovo Mondo, occorre specificare che  Cristoforo Colombo, al di là di comprensibili interessi personali (non tanto di ricchezza, quanto di affermazione, di prestigio, di riscatto personale), era animato da una fortissima fede e dalla folle idea medievale di consentire ai “cattolicissimi” reali di Spagna – Ferdinando II di Aragona ed Isabella I di Castiglia – attraverso le ricchezze che avrebbe trovato nel Nuovo Mondo, di lanciare una nuova crociata per la liberazione di Gerusalemme,  caduta nelle mani di Salah al Din (il Saladino) “soltanto” 300 anni prima; cosa  ancora vissuta dal mondo cattolico come un’onta da cancellare. Inoltre, la Spagna, era animata di nuovo fervore per la “Reconquista” di Grenada, appena avvenuta (2 gennaio 1942).

Giusto per evidenziare come la fede cattolica abbia sempre fortemente influito sulle scelte di Colombo e dei Reali di Spagna. Venendo all’appunto fattomi circa il ruolo e le responsabilità della Chiesa di Roma, mi preme suggerire che quando si studia la storia, bisogna studiarla tutta. La Bolla “Veritas Ipsa” di Paolo III, citata dal sig. De Noia, infatti, é effettivamente a favore dei nativi, ma è stata fatta oltre 40 anni dopo lo sbarco di Colombo.

Le bolle papali e gli indigeni

Le Bolle incriminate con cui la Chiesa decideva i destini del mondo, risalgono a prima della scoperta del Nuovo Mondo; mi riferisco, in particolare, a quarant’anni prima della scoperta del Nuovo Mondo quando, in seguito alla conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani, il Papa Niccolò V, il 16 giugno del 1452, promulga la bolla Dum Diversas con cui riconosce al re portoghese Alfonso V, le nuove conquiste territoriali; lo autorizza ad attaccare, conquistare e soggiogare i Saraceni, i pagani e altri nemici della fede; a catturare i loro beni e le loro terre; a ridurre gli indigeni in schiavitù perpetua e trasferire le loro terre e proprietà al re del Portogallo e ai suoi successori.  

Due anni dopo, l’8 gennaio del  1454, con la bolla Romanus Pontifex, sempre Niccolò V riconosce al re del Portogallo le conquiste fatte in terra africana, in Marocco (Ceuta, 1415) e lungo le coste del Golfo di Guinea e riconosce al sovrano portoghese anche la liceità della riduzione in schiavitù dei neri d’Africa:  “Perciò noi, Niccolò V, poiché abbiamo concesso precedentemente con altre lettere nostre tra le altre cose, piena e completa facoltà al re Alfonso di invadere, ricercare, catturare, conquistare e soggiogare tutti i Saraceni e qualsiasi pagano e gli altri nemici di Cristo, ovunque essi vivano, […] di gettarli in schiavitù perpetua e di occupare, appropriarsi e volgere ad uso e profitto proprio e dei loro successori tali regni, ducati, contee, principati, signorie, possedimenti e beni  […]”.

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Altri interventi della Chiesa che furono determinanti per i destini del mondo furono le bolle Aeterni Regis del 21  giugno del 1481 di Papa Sisto IV; la bolla Inter Caetera, emessa il maggio del 1493 da Papa Alessandro VI, spagnolo di nascita. Il documento stabilì che il meridiano passante 100 leghe ad ovest dell'isola di Capo Verde costituisse il confine tra le terre appartenenti alla Spagna, ad ovest del meridiano, e quelle appartenenti al Portogallo, ad est del meridiano. Il pretestuoso intervento del Papa nella questione fu giustificato dal papato, alla luce della millantata Donazione di Costantino (questa sì, una fake new) che avrebbe incluso nel lascito di Costantino alla Chiesa, tra le altre cose, le isole della parte occidentale dell'Impero Romano, incluso il Nuovo Mondo.

Altre “bolle” furono la bolla Eximie Devotionis, promulgata dal Papa Alessandro VI il 3 maggio del 1493,  la bolla Dudum Siquidem, promulgata da Alessandro VI il 26 settembre del 1493, la bolla Piis Fidelium, promulgata sempre da Alessandro VI il 25 giugno 1493. Come dicevo, solo quarant’anni più tardi il Vaticano iniziò a fare parziale ammenda con la Bolla Veritas Ipsa di Papa Paolo III, con cui si condannavano le tesi razziste e si riconosceva agli indiani, cristiani o no, la dignità di persona umana “Indios veros homines esse”.

Questo grazie ai  resoconti di missionari Francescani e Dominicani, al seguito dei Conquistadores per portare la parola di Dio tra i selvaggi del Nuovo Mondo. Tra i più degni di nota il domenicano Antonio de Montesinos ed il vescovo monsignor Bartolomé De Las Casas. Occorre, tuttavia, precisare come, non solo, le nuove “Bolle” ebbero poco effetto nel mutare la  “gestione” degli Indios da parte dei coloni insediati nel Nuovo Mondo, forti dell’autonomia che era concessa loro dal re di Spagna, ma anche che, questo tipo di comportamenti da parte dei missionari, alienò loro il sostegno delle oligarchie al potere nelle Americhe, in particolare quello del governatore Diego Colombo, figlio di Cristoforo Colombo.

I Gesuiti

Ciò ebbe conseguenze che furono molto serie. Coloro che pagarono più di tutti furono i Gesuiti, che, nel 1585, furono inviati in Paraguay per evangelizzare i “Guaraní”. La loro opera di evangelizzazione, ammantata di contenuti sociali e culturali, non piacque ai Conquistadores e la Compagnia di Gesù subì una intensa campagna diffamatoria in Europa e nelle Americhe, venendo incolpata di tutti i mali della regione e accusata di voler creare uno Stato autonomo.  Nel 1759 i Gesuiti furono espulsi dal Portogallo, nel 1767 dalla Spagna. Anche lo stesso Ordine, venne, infine, soppresso da Papa Clemente XIV nel 1773, tanto per dire da che parte si schieravano le gerarchie vaticane del tempo (l’Ordine fu ricostituito da papa Pio VII solo nel 1814). Inoltre, se i valori cattolici sono stati uno scudo per le popolazioni Indio del Centro e Sud America, bisognerebbe chiederlo ai loro superstiti… sono certo che non concorderebbero con le tesi del sig. De Noia. 

Le crociate contro i dissidenti e l'Inquisizione

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Quarto punto: “Le Crociate e l’Inquisizione”.  Glisso sull’affermazione del sig. De Noia circa il fatto che “le Crociate furono guerre di liberazione”… tesi curiosa.. liberazione dei luoghi santi della Cristianità dai Musulmani??  La mia critica non si riferiva , comunque, a “perché” il Papato abbia promosso e sollecitato le Crociate, bensì a “come” siano state condotte dai cattolicissimi cavalieri che si macchiarono, in nome di Dio e della conversione dei pagani alla sua parola, di atroci delitti che, in molti casi, configurarono dei veri e propri genocidi.

Preferisco, invece, soffermarmi sulle responsabilità del  Vaticano nelle varie “crociate europee” quelle, cioè, contro coloro che, si rifiutavano di rimpinguare le casse del Re di Francia Filippo IV il Bello (l’Ordine Cavalleresco dei Templari) o che professavano una diversa fede (i giudei), o, ancora, coloro che, seppur cristiani, si opponevano al potere ed allo stile di  vita della Chiesa di Roma (albigesi, catari, valdesi, luterani, calvinisti, anabattisti) e nel corso dell’Inquisizione. Non ci sono dubbi che molte di queste crociate europee siano state fatte per favorire i vari regnanti ma, ciò conferma il “Potere Temporale” della Chiesa cattolica e, queste “sponsorizzazioni” anti eretici, erano spesso, parte di normali processi di  politica estera inter-stati. Ma, il fatto che esse fossero condotte da truppe “imperiali” di questo o quel regno, non attenua le responsabilità ideologiche e morali della Chiesa.

Nell’ambito di queste crociate, va inquadrata l’istituzione dell’Inquisizione, un’istituzione ecclesiastica fondata per indagare, mediante un apposito tribunale, i sostenitori di teorie considerate contrarie all'ortodossia cattolica (le cosiddette eresie). Inquisizione che come detto causò migliaia di morti, incluse donne e minori. Sebbene devo dare atto che, negli ultimi decenni, alcuni studiosi di impostazione cattolica hanno sostenuto una posizione revisionista, affermando che l'idea di Inquisizione oggi diffusa nell'immaginario collettivo, non trova riscontro nella documentazione storica. Sarà, ma le migliaia di morti innocenti restano e le responsabilità morali della Chiesa Cattolica, anche.

L'Europa cristiana e il potere temporale

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Ritenendo di aver abusato abbastanza della pazienza dei lettori e dell’ospitalità di Brindisi Report, vado a concludere,  non senza rilevare come De Noia, in riferimento all’ Europa “cristiana”, citi Papa Ratzinger – con il suo predecessore, Papa Wojtyla – icona delle destre, ignorando, al contempo, le parole, forse scomode, di Papa Francesco.  Insistere ancora sulle radici cristiane non ha senso, soprattutto dopo che, nonostante le pressioni del Vaticano e dei politici cattolici, gli Stati europei le hanno sempre rifiutate.

Anche perché, per quanto se ne possa dire, se guardiamo alla storia ci accorgiamo che la storia ci dice che la democrazia è nata nell’antica Grecia pagana e politeista. Da allora, fino alla nascita delle prime democrazie moderne, sono trascorsi parecchi secoli nei quali, per almeno la metà di questo periodo, l’Europa è stata quasi esclusivamente soggetta a regimi autocratici od oligarchici cristiani, i cui re ed imperatori hanno quasi sempre cercato e ottenuto l’avallo e la ratifica papale. Gli ideali di tolleranza, libertà e giustizia, inoltre, sono sbocciati in Europa, nonostante la repressione operata dalle autorità religiose. Non dimentichiamo Giordano Bruno mandato al rogo per le sue idee.

Anche le scienze umane ci sono giunte, nonostante l’avversione e i divieti della Chiesa, attraverso testi arabi o delle traduzioni in arabo di testi greci a cura di studiosi arabi come  Avicenna ed Averroe. Non dimentichiamo che Galileo fu processato e condannato per le sue dottrine scientifiche che contrastavano con la dottrina della Chiesa. E che dire di Darwin, le cui scoperte sull’evoluzionismo sono ancora oggi considerate sacrileghe in certi ambienti cristiani, e che molti insegnanti nella scuola italiana, non le descrivono agli allievi per evitare polemiche con i creazionisti.

La storia ci dice anche che la Chiesa è quasi sempre stata schierata dalla parte del potere; gli Stati Pontifici stessi sono stati – fino al 1870 – il paradigma dell’assolutismo e dell’arbitrio poliziesco. Concludo ribadendo come gli ideali di democrazia, di giustizia, di libertà, di solidarietà umana, ai quali l’Europa di oggi dice di aspirare, siano nati nonostante, e non grazie, alle radici cristiane.   Ma questo è solo il mio parere……

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