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La tragedia di Aleppo vista da due giornalisti, un italiano e un siriano

Amedeo Ricucci, inviato Rai, e Fouad Rouiea, giornalista e blogger siriano, analizzano e raccontano i processi politici locali e internazionali sfociati nell'olocausto della seconda città della Siria

Il dramma che sta vivendo in queste ore la città di Aleppo è quello di una immane tragedia vissuta sotto gli occhi di tutti da parte della popolazione civile. Le immagini di donne, anziani e bambini con il volto teso, pieno di lacrime e sofferenza stanno facendo il giro del mondo. Per questo, proprio ieri, a Roma si è voluto ricordare il terribile momento storico che sta vivendo tutta la popolazione siriana da quasi 6 anni.

Alla manifestazione “ Roma per Aleppo” c’era anche Amedeo Ricucci,  giornalista della Rai, che ha le idee chiare su quanto sta accadendo nella seconda città della Siria in queste ore: “Le notizie sono alquanto contradditorie, arrivano a spizzichi e bocconi da una Aleppo dove non c’è più internet e i telefoni scarseggiano. E’ rimasto solo il piccolo ma utilissimo lavoro dei medici attivisti che sono rimasti e che fanno filtrare le informazioni”.

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“La situazione cambia di momento in momento, nel senso che si raggiungono tregue che vengono infrante puntualmente. Un minuto dopo si prova a fare altri accordi, ma il problema vero è che si stima vi siano dai 50.000 ai 100.000 civili intrappolati dentro Aleppo Est che vanno evacuati al più presto perché la crisi umanitaria è gravissima. Il regime siriano si oppone ad un evacuazione tranquilla, più che altro non vuole che la popolazione e i ribelli vengano evacuati da Aleppo Nord verso Aleppo Ovest, controllata ora dal regime, dove c è il rischio, confermato da più fonti comprese anche le Nazioni Unite, di esecuzioni sommarie, arresti e torture per chi viene solo sospettato da parte del governo di essere un collaborazionista dei ribelli”

Alcuni sostengono che, in realtà, in questi anni quello che considerano il legittimo governo della Siria abbia solo combattuto contro fazioni jihadiste e fondamentaliste finanziate dall’ Occidente.

“La propaganda del regime non serve più sfatarla, nel senso che è un propaganda ridicola di per se, e ci sono a testimonianza i fatti. Che ad Aleppo il regime non stia combattendo contro il terrorismo lo attesta il fatto che ad Aleppo l’Isis non c è, che è stata spazzata via dalla città nel gennaio 2015 dopo aspri scontri tra i miliziani dell’ Isis e quelli dei gruppi ribelli cosiddetti moderati. Il regime, semmai, avrebbe potuto dire di combattere contro Jabhat Al Nusra, ritenuta da tempo la costola siriana di Al Qaeda. Ma su Jabhat Al Nusra sarebbe abbastanza complicato il discorso da fare, che in ogni caso rappresenta solo il 10% delle forze combattenti ad Aleppo Est.

Volendo fare delle stime più precise i gruppi jihadisti e fondamentalisti rappresentano, nel loro complesso, non più del 30% delle forze presenti ad Aleppo. A far le spese dei bombardamenti del regime e dei russi è stata , in questi mesi, solo la popolazione civile , più delle formazioni combattenti. Sono stati bombardati tutti gli ospedali , le scuole e tutti i forni. L’obiettivo del regime era svuotare la città , in modo da poterla conquistare. Assad, sin da quando la rivoluzione era scoppiata nel marzo 2011, aveva chiaramente fatto capire che era disposto anche a distruggere tutto il suo Paese pur di salvare il proprio scranno”.

A quale futuro geopolitico va ora incontro la Siria?

“Dopo la conquista di Aleppo, non parlo di liberazione perché sarebbe ridicolo farlo, resta da vedere come il regime riuscirà a mantenere il controllo del territorio. L’esercito siriano, in realtà, si è liquefatto grazie alle decine di migliaia di diserzioni di militari che non volevano combattere contro i propri fratelli. Sul campo ad Aleppo- Est, oltre all’ aviazione russa , che è quella che ha fatto la differenza, perché se non fosse intervenuta nel settembre 2015 la battaglia di Aleppo avrebbe avuto un esito diverso, ci sono due divisioni degli Hezbollah libanesi, gruppi di pasdaran iraniani, milizie sciite afgane oltre che irachene. La conquista di Aleppo, quindi, non può essere di certo ascritta al regime ed un fatto di cui non può assolutamente vantarsene”

In Occidente si predica bene e razzola male, dato che nessuno sta facendo nulla, è d’accordo?

“L’emergenza umanitaria , ad Aleppo come in tutta la Siria, dura da cinque anni, e le potenze occidentali si svegliano ogni tanto, versano due lacrimucce e poi tornano a fare i loro calcoli politici. L’assedio ad Aleppo non è iniziato a luglio, questa è solo l’ultima fase dell’ offensiva del criminale Assad. Un assedio che dura da cinque anni da quanto la popolazione ha osato ribellarsi al regime. L’Occidente ha delle colpe enormi, perché non è voluto intervenire e non è stato in grado di imporre degli altolà ad Assad. Le varie red line imposte da Obama sono diventate sempre più alte finché gli Stati Uniti hanno smesso di interessarsi alla Siria. L’Europa, a parte qualche sporadica iniziativa della Francia nel consiglio di sicurezza dell’ Onu, non è mai riuscita ad imporre la sua voce. Piangere adesso per l’emergenza umanitaria ad Aleppo? Sono lacrime di coccodrillo”.

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Alla manifestazione era presente anche Fouad Rouiea, giornalista e blogger siriano, in stretto contatto con attivisti e giornalisti presenti in questi drammatici giorni ad Aleppo: “Molti civili sono stati deportati, perché la parola evacuati non rende affatto l’idea reale di quello che sta avvenendo. Alcuni sono riusciti a fuggire nella provincia di Idlib, che resta ora la principale roccaforte dell’opposizione siriana, altri nella parte sud della stessa provincia di Aleppo. Qualche ferito grave ha raggiunto la Turchia, mentre ci sono ancora tantissimi civili intrappolati in Aleppo Est”.

Una certa pubblicistica, nazionale ed internazionale, afferma che quello di Assad sia l’unico e vero legittimo governo della Siria, e che l’opposizione sia solo composta da terroristi islamici. Che ne pensa?

“Molti non sanno che in Siria abbiamo una dittatura completa, totale che dura da oltre 40 anni. I rapporti di Amnesty International e di altre organizzazioni sulle torture, le violazioni dei diritti umani e delle violenze sugli oppositori politici vengono diffusi da oltre 30 anni. La Siria è governata ormai da una sola famiglia, in maniera autoritaria, attraverso un’oligarchia in cui ci sono altri clan vicini alla famiglia. E’ un regime che ha similitudini con la mafia italiana. All’inizio del 2011 si sono mobilitate delle forze che erano, in realtà, già presenti nella società siriana, che avevano già da tempo avanzato le loro richieste di riforma a partire già dal 2000.

Ma, se vogliamo tornare indietro, già dagli anni ’80 ogni rivolta era stata repressa nel sangue. Nel 2011 erano scese in piazza tantissime persone, ed era una rivolta assolutamente orizzontale , che comprendeva tutte e 24 le componenti del popolo siriano. Tutte componenti che si differenziano tra loro o per motivi culturali o religiosi, come i curdi o i turkmeni, che condividono con la maggioranza arabo-sunnita quella porzione di mondo che si chiama Siria. Le richieste parlavano di dignità, giustizia sociale, libertà e democrazia, non di certo una teocrazia che, di certo in medio oriente non mancano. Basti pensare all’Iran o all’ Arabia Saudita".

Cosa è accaduto quindi realmente ?

“Mentre Assad parlava sin dall’ inizio di infiltrazioni qaediste e jihadiste, bisogna ricordare che molte formazioni, soprattutto provenienti dall’ Iraq dove si era creato un vuoto di potere dopo l’intervento degli Stati Uniti, sono arrivate in Siria ed hanno approfittato della situazione. In questo, lo stesso regime li ha favoriti. Circa 1.800 jihadisti furono rilasciati dopo un amnistia del 2011. E molti di loro sono ora ai vertici di tutte quelle milizie fanatiche che combattono in Siria. E’ vero, queste milizie fondamentaliste esistono, ma non riguardano tutto quell’universo composto da liberi siriani, di stampa libera, di ben 22 radio libere.

Tutto un mondo che aveva iniziato ad esprimersi nel 2011 e che noi trascuriamo ancora oggi. Ad esempio, ad Aleppo Est vi era un consiglio locale eletto, che gestiva la vita di un milione di persone, dai servizi fondamentali come luce, acqua, gas ai presidi sanitari. Di conseguenza, questa narrativa che il governo di Assad starebbe ora difendendo la libertà nazionale fa più che mai ridere, quando dobbiamo solo pensare che la sovranità oggi in Siria è scomparsa. Nei fatti, oggi Assad è solo un vassallo della Russia e dell’ Iran”.

Fa molto scalpore la rapida riconquista dell’ Isis di Palmira, senza che nè il regime nè l’aviazione russa se ne siano occupate, mentre invece si sono solo accaniti su Aleppo

“In realtà, Assad ha sempre detto che l’Isis era uno dei suoi problemi, ma non il principale. Gli stessi russi da quando sono intervenuti in Siria hanno concentrato i loro bombardamenti solo sulle aree controllate dall’ opposizione, più di quanto abbiano colpito le zone controllare dall’ Isis. La prova lampante e che si sono ora concentrati solo su Aleppo, Idlib e Hama, trascurando l’avanzata dell’Isis , che tra l’altro proprio da quando è entrata in Siria dall’ Iraq nel 2013, ha strappato proprio alle opposizioni alcuni territori, e non al regime. Forse non si può parlare di un alleanza firmata tra Isis ed il regime, ma nei fatti vi è una convergenza di interessi “

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