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A cura di Blog Collettivo

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Lavarra: "Una sinistra federata, che per rinnovarsi guardi all'Europa"

Il dibattito che si e' aperto sul vostro giornale con l'intervento di Peppino Caldarola e la risposta di Michele Emiliano ha avuto l'effetto di dare evidenza nazionale a temi cruciali per il futuro del Paese . E di questo innanzitutto desidero dare atto a BrindisiReport. Sarei tentato di dire la mia sulla parte che riguarda la discesa in campo di Emiliano nel 2004 e sui suoi rapporti con ex Ds e Pd negli anni successivi , e avrei materiali utili a provare che la cultura politica e la rappresentatività conquistata sul campo della generazione politica a cui sono appartenuto hanno avuto un ruolo non secondario a riconoscere le novità che venivano emergendo ,e a investire in modo generoso in una strategia che definimmo "alleanza fra partiti e società" .

Il dibattito che si e' aperto sul vostro giornale  con l'intervento di Peppino Caldarola e la risposta di Michele Emiliano ha avuto l'effetto di dare evidenza nazionale a temi cruciali per il futuro del Paese . E di questo innanzitutto desidero dare atto a BrindisiReport.  Sarei tentato di dire la mia sulla parte che riguarda la discesa in campo di Emiliano nel 2004 e sui suoi rapporti con ex Ds e Pd  negli anni successivi , e avrei materiali utili a provare che la cultura politica e la rappresentatività  conquistata sul campo della generazione politica a cui sono appartenuto hanno  avuto un ruolo non secondario a riconoscere le novità che venivano emergendo ,e a investire in modo generoso in una strategia  che definimmo "alleanza fra partiti e società" .

Pur fra resistenze e conflitti quella strategia alla fine si impose, come sapemmo fare in altri tornanti della vicenda della sinistra (dal PCI al PDS, dal minoritarismo  alla visione di governo, eccetera)  e porto' alla elezione di quel valore aggiunto straordinario rappresentato da Emiliano nel punto nevralgico del capoluogo di Regione, da Divella alla Provincia di Bari, da Errico alla Provincia di Brindisi, da Pellegrino alla Provincia di Foggia. E perciò rimando ad altro momento e ad altra sede  la (mia)versione  della verità storica. Quel che sento necessario e' collegare invece la mia riflessione  ai temi cruciali dell'oggi e del domani prossimo  che Caldarola ed Emiliano propongono.

Le domande di Caldarola e le risposte di Emiliano riguardano , da punti di vista diversi, sostanzialmente l'esito della transizione italiana post Berlusconi, i luoghi di formazione di una nuova classe dirigente , la forma partito, il sistema di alleanza politiche. Emiliano documenta a suo modo la fine di un'epoca,quella  del partito organizzato a sfondo ideologico,e propone come via d'uscita dalla crisi il  partito del leader carismatico investito della delega a governare , il partito- comitato elettorale  come forma esclusiva del rapporto  fra cittadini e istituzioni. Sulla base di processi in atto e di leadership affermatesi in grandi realtà urbane su quello schema, alla fine Emiliano propone il salto di qualità : una lista civica nazionale come somma di queste esperienze e centro motore di alleanze  più ampie sul programma con soggetti "tradizionali".

Non demonizzo la ipotesi. Ogni aspetto della proposta di Emiliano va analizzato e su ognuno deve esercitarsi la nostra intelligenza delle cose. Tuttavia  sento di dire che per una grande forza come il Partito democratico,  sfidata da questa"innovazione", il confronto deve partire da un altro punto di vista, dalla crisi globale della democrazia. Ovvero dal fatto che la crisi della democrazia rappresentativa e dei partiti non nasce solo dalla loro autoreferenzialità, dai privilegi della casta politica e non solo di essa. La crisi della democrazia rappresentativa e del ruolo dei partiti nasce dall'esautoramento della loro funzione di regolazione della economia e dal deperimento dell' azione concreta per una più equa distribuzione della ricchezza; funzione svolta con Il Welfare sia pure in modi diversi nei singoli Stati europei.

Finora abbiamo indicato nel neoliberismo la causa di questo esautoramento, e ora analizziamo  la drammaticità della crisi dell'intero Occidente  come prova del fallimento del mix "dominio e indivisibilità del capitale finanziario - modello plebiscitario della democrazia ". Mai finora però  abbiamo avuto il coraggio di affermare che il neoliberismo economico e il plebiscitarismo politico si sono imposti  a causa della miopia della sinistra. Ovvero della sua incapacità a comprendere ( soprattutto quando era  governo nella maggioranza dei Paesi europei) che la funzione regolatrice non era più  realmente possibile solo a scala nazionale.

Ora sembra che lo si stia cominciando a comprendere. E si parla di Europa, di rilancio della sua integrazione politica, di investimento pubblico a scala europea per la crescita (con la Tobin tax e gli Eurobond) e non solo di misure draconiane di riduzione della spesa pubblica modello Merkel. Ma da cosa dipende questa nuova possibilità? Dipende dalla definizione della piattaforma comune sovranazionale delle forze socialiste, dipende  dalla vittoria delle forze progressiste alle elezioni tedesche e francesi e italiane, dopo quelle danesi.  E dipende dalla evoluzione politica del riformismo europeo ovvero dalla convergenza fra forze di ispirazione socialdemocratica e forze liberaldemocratiche e forze ambientaliste.

Da qui e non dalla nostalgia del passato degli ex Ds o dalla forza numerica del Pd attuale  deriva il ruolo di architrave del Pd. Dal fatto, ignorato dal provincialismo di parte del ceto politico e dei media, che all'ultima assemblea nazionale abbiamo impostato finalmente la nostra strategia all'interno di questo orizzonte.

A chi teme la sospensione della politica da parte del governo Monti non dobbiamo illustrare solo quale enorme mutamento si sia prodotto nell'agenda del Paese o l'impegno nostro  a correggere limiti e parzialità (pensioni, treni e fondi per il Sud); e a chi teme che  questa fase sia incubatrice  di esperimenti di leadership tecnocratiche per il domani, non dobbiamo reagire chiudendoci  nel patriottismo di partito; ma evidenziando che il progetto del riformismo europeo , essendo la vera possibilità per la sinistra di domani, in Italia ruota attorno al Pd, e che anzi proprio il laboratorio Pd italiano può servire alla riorganizzazione unitaria della  famiglia riformista europea.

E allora spetta a noi il compito di  sollecitare costruttivamente  Vendola e Sel  e altri a risolvere incertezze e ambiguità rispetto all'ancoraggio europeo. Per questo pur ringraziando Emiliano, che in modo alterno ci invita a stringere con Vendola, gli replico  che noi siamo già molto più avanti, anzi che attendiamo pazienti tutto l'arcipelago  progressista ad approdare con le proprie peculiarità sulla sponda  su cui siamo saldamente attestati.  E spetta  sempre noi  far vedere a Emiliano quel che finora Emiliano mostra di non vedere, ma che la sua intelligenza porterà prima o poi a vedere: l'orizzonte europeo. E mentre sollecitiamo gli altri spetta sempre a noi di correre più velocemente  verso quella prospettiva. E' all'interno di questo quadro che dobbiamo discutere dunque  di alleanze, di programmi, di riforma dei partiti e dei meccanismi di selezione della rappresentanza .

Una lista civica nazionale fondata sul programma ? Non la temiamo. Perché dovrà dimostrare proprio sul terreno programmatico la sua coerenza interna e perché a quel punto sarebbe positivo complementare contributo al comune disegno. E questo perché né Passera da un lato né De Magistris dall'altro vorranno o potranno  essere più di Bersani interlocutori diretti di Holland, della Spd,  etc. Rispetto alla lista civica nazionale o alle liste regionali si tratterà  naturalmente  di risolvere in modo cooperativo  per esempio un nodo inedito, quello rappresentato dalla doppia posizione di chi appartiene per libera scelta a un partito e si esercita contemporaneamente  per il suo superamento.

Forse  uno schema federativo può essere utile riferimento per dare vita a  geometrie di relazione non conflittuali e potenzialmente disgreganti. Quanto al dilemma partito del Novecento - partito degli eletti + web rispondo così: é necessario trovare il giusto punto di equilibrio e il necessario bilanciamento fra tendenza alla personalizzazione della politica (amplificata da elezione diretta e potere mediatico) e presenza di corpi intermedi come canale partecipativo e decisionale nel rapporto fra cittadini e istituzioni.

E operare per una autoriforma dei partiti e per la  riforma  della rappresentanza: limite ai mandati secondo un principio di omogeneità fra le diverse assemblee legislative, parità di genere, trasparenza e controllo dei costi elettorali, norme sui conflitti di intesse, primarie e regolamentazione contro l'ipoteca del censo, interazione del web con i luoghi fisici della relazione interpersonale non solo per controllare  ma per concorrere alla proposta e alle decisioni. Le quali a mio avviso non possono essere prerogativa esclusiva  degli eletti. Perché senza ruolo dei corpi intermedi la democrazia e' più asfittica e soprattutto perché la storia recente ci ha confermato che quando ci affidiamo solo al capo e il capo cade la società si frantuma e si infeuda, soprattutto al Sud.

*parlamentare europeo Pd

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