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Gasdotti e populismo: ma la Puglia ha ben altri problemi

No, caro presidente Michele Emiliano. Lei a Roma non parla a nome di tutta la Puglia, quando chiede la delocalizzazione del punto di approdo del gasdotto Tap dal sito stabilito dai progetto e dalle autorizzazioni rilasciate

No, caro presidente Michele Emiliano. Lei a Roma non parla a nome di tutta la Puglia, quando chiede la delocalizzazione del punto di approdo del gasdotto Tap dal sito stabilito dai progetto e dalle autorizzazioni rilasciate, la costa di San Foca, ad un’area “già infrastrutturata poco più a nord”, che non nomina esplicitamente ma che è identificabile, in base a quanto da lei detto nel recente passato, con la costa di Cerano.

Lei parla certamente per i sindaci del Salento uniti nella protesta contro il gasdotto, parla a nome della sua giunta, ma non parla a nome dei cittadini della zona “già infrastrutturata”, che secondo la sua visione del mondo sono sacrificabili perché convivono da decenni con “la centrale a carbone più grande d’Europa”, assieme a un petrolchimico che funziona dal 1960, alle polveri sottili, alla contaminazione delle colture agricole, ad una discarica di oltre un milione e mezzo di metri cubi di veleni.

Mettiamo bene in chiaro ciò, anche se a Brindisi e nei Comuni che lei ritiene più adatti di quelli del Salento a ricevere il punto di sbarco del nuovo gasdotto anche i rappresentanti del suo Pd nelle istituzioni locali, regionali e nazionali tacciono, integrati in una politica piccola piccola in cui galleggiano anche altri partiti e movimenti, che non sanno difendere il territorio dalle dichiarate e velleitarie strategie costruite sull’asse Bari-Lecce.

Sarebbe interessante sapere, nell’ipotesi che una stazione di approdo di un gasdotto sia fonte di emissioni nocive e di grave impatto ambientale, perché lo spostamento degli ulivi tra Casalabate e Cerano non costituirebbe un problema, e se il destino dei polmoni e delle cellule degli abitanti di Torchiarolo, San Pietro Vernotico, Cellino San Marco meriterebbe anch’esso uno sciopero della fame e della sete, o se invece vi sia già tanta compromissione da non sollecitare alcun medico o ricercatore a rinunciare al cibo e all’idratazione.

Ma vede, presidente Emiliano, queste sono solo questioni di principi (non di principio), che la politica dovrebbe applicare in maniera equanime a tutti i territori e a tutti i cittadini come previsto dalla Costituzione, e che volevamo ricordare a chi è andato oggi a Roma a manifestare a proprio nome e di chi lo ha eletto, non a nome di tutta la Puglia.

Sul piano esclusivamente politico, va detto che l’affare Tap sta evidenziando una grave falla nell’attuale governance della Regione Puglia: non c’è un barlume di politica industriale di respiro europeo, in tutto questo. L’Europa chiede alla Puglia, e al Salento in particolare, attraverso il governo nazionale, di fare da ponte per gli approvvigionamenti di gas naturale. Questo è un grande problema ma è anche una grande opportunità.

Dal punto di vista tecnico, questi gasdotti, o questo gasdotto, è uguale a quelli che hanno attraversato in lungo e in largo la Puglia e il Salento per portare il metano nelle abitazioni e nelle aziende. Procuratevi le planimetrie di Snam e contate quanti chilometri di condotte sono state installate per aumentare la qualità della vita degli abitanti della regione. I mostri sono generati dal sonno della ragione.

Dal punto di vista industriale si sarebbe potuto trattare, e probabilmente si può ancora farlo, su una ipotesi di fornitura privilegiata per le aree produttive come Brindisi e Taranto, e per gli agglomerati delle aree del Salento maggiormente interessate. Ma l’Enel accetterà di realizzare un costoso investimento per la riconversione della centrale di Cerano da carbone a gas in uno scenario internazionale di crisi produttiva per gli impianti termoelettrici? L’Ilva troverà un acquirente privato disposto a passare dal carbone al metano per le sue linee produttive?

Bisognerebbe entrare nel merito di strategie future su cui il governo deve interpellare Enel, mentre per Ilva non vi sono ancora interlocutori certi. Quindi la partita sulla scambio carbone-gas non ha orizzonti al momento nitidi. Ma è possibile invece sul tema dei gasdotti riaprire la partita degli investimenti nazionali per lo sviluppo della Puglia, rinviata più volte a causa dello scontro personale Renzi-Emiliano, e alla fine chiusa con molto meno di quanto la Puglia ha bisogno di ricevere.

Fare della questione Tap – San Foca, molto probabilmente immodificabile ormai nella sua impostazione di opera strategica per l’Unione Europea e l’Italia, una ragione di rinvio di altre emergenze ben più decisive per la Puglia e per lo stesso Salento (molti lavoratori della provincia di Lecce sono legati alle attività delle aree industriali di Brindisi e Taranto, non va dimenticato), e in più una ragione di discriminazione dei diritti di una popolazione rispetto ad un’altra, è stato ed è un grave errore.  E’ sempre più difficile discutere e trattare con un movimento che unirsi al corteo e magari prenderne la testa. Ma per andare dove?

LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA ALLA MANIFESTAZIONE NO TAP A ROMA

La manifestazione dei sindaci No Tap a Roma-2“Qui ci sono una provincia intera e una regione intera che hanno la stessa posizione e chiedono solo di poter parlare col Governo. Quindi penso che almeno un incontro ce lo possano dare. Anche perché dubito che il Governo possa riuscire a realizzare un’opera contro il volere della popolazione, non è dato in natura e sarebbe uno spreco enorme di energia. Il gasdotto Tap se proprio si deve fare, si può localizzare in un’altra area, non su una delle spiagge più belle d’Italia”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano intervenendo oggi a Roma, al fianco di quasi centro sindaci salentini, alla manifestazione sotto Palazzo Chigi per chiedere un incontro urgente al Governo sul gasdotto Tap. In particolare le istituzioni pugliesi, compatte, sono contrarie all’approdo del gasdotto sulla meravigliosa spiaggia di San-Foca Melendugno e propongono una localizzazione alternativa, in una zona già infrastrutturata, poco più a nord.

“Sulla Tap – ha dichiarato ai microfoni Emiliano - non si può neanche discutere e parlare, un nostro concittadino, il dott. Giuseppe Serravezza, ha iniziato per questo lo sciopero della fame e della sete arrivando a condizioni gravissime. Noi quindi, anche per salvaguardare la salute di quest’uomo, siamo qui perché desideriamo ottenere, per conto di tutti i sindaci della Provincia di Lecce, un incontro col Governo per discutere in maniera pacata della localizzazione del gasdotto Tap. Una richiesta che non è più solamente del Presidente della Regione ma di tutti i sindaci della provincia di Lecce.

Ci auguriamo che la nostra mitezza e la nostra moderazione siano di stimolo per la Presidenza del Consiglio dei ministri per ottenere questo incontro. Un incontro che peraltro consentirebbe a tutti di comprendere sino in fondo le ragioni di chi si oppone alla Tap.

Veniamo spesso descritti come quelli della sindrome del No, della sindrome Nimby ma non è così. Perché i sindaci del Salento sono stati capaci, insieme alla Regione Puglia, di produrre una proposta di delocalizzazione dell’approdo più a nord, in un’area industriale, grazie al Consiglio comunale di Squinzano, in cambio della decarbonizzazione della vicina centrale Enel di Cerano. La nostra è una comunità pensante, che cerca delle mediazioni”.

“Certo – ha proseguito Emiliano - tutti farebbero a meno di una acciaieria, di un gasdotto, di una centrale elettrica. Ma è evidente che quando una comunità fa una proposta alternativa, in massa, si sarà capito che non è una questione di principio solo del sottoscritto. Questa manifestazione è stata organizzata dai sindaci e mi hanno chiesto loro di essere qui.

Spero che il Governo comprenda che sindaci e presidente della Regione (che peraltro hanno nel loro programma della Puglia lo spostamento dell’approdo del Tap) sono qui in adempimento del dovere, non per un principio di contraddizione. Siamo qui per dar voce alle nostre comunità e continuare nel nostro modello di sviluppo che, con riferimento all’area dove il gasdotto deve arrivare, sarebbe contraddetto in una maniera mortale.

Questi sindaci stanno facendo sforzi enormi per attirare turisti, per cambiare l’immagine delle loro terre, per renderle più accoglienti e per attrarre l’attenzione internazionale. L’aeroporto di Brindisi, che è al servizio di questo grande movimento turistico, sta registrando numeri enormi, sarebbe davvero pazzesco che la presenza di questo impianto stroncasse questo lavoro fatto non da oggi, ma da anni”.

“Ringrazio tutti voi per l’attenzione – ha detto Emiliano rivolgendosi ai giornalisti - e mi auguro che della Tap si possa discutere in Italia non solo in Puglia e non solo nel chiuso delle stanze. Perché come accade per le cose impresentabili, di questa vicenda si parla poco, male e normalmente manipolando l’informazione. Grazie a tutti voi che siete qui per la verità, per il dott. Serravezza, per il Salento e per la Puglia”.

In risposta alle domande della stampa sulla proposta di decarbonizzazione della centrale Enel di Cerano, Emiliano ha precisato: “Enel sa perfettamente che il carbone è un’epoca chiusa e finita. Il carbone diventerà, come ha detto il ministro Calenda, un residuato del passato. Proprio ieri il ministro ha accennato al piano di decarbonizzazione dell’Italia e devo dire che questa è stata una bella notizia. Ma la decarbonizzazione si può attuare facendo arrivare i gasdotti dove non alterino gli equilibri turistici e ambientali. La sostituzione del carbone con il gas è più facile oggi perché i prezzi dei due combustibili si stanno avvicinando moltissimo. Questo rende l’opzione non solo la più pulita allo stato, ma anche conveniente dal punto di vista economico”.

Emiliano ha ricordato che la Puglia ospita la più grande centrale Enel a carbone di Europa e la più grande acciaieria a carbone di Europa (Ilva di Taranto): “Produciamo molta più energia di quella che consumiamo e continuano a tormentarci, questa cosa deve finire. Enel, che è un’azienda che sta sul mercato, avrà tutto l’interesse a puntare su un sistema che inquina meno”.

Rispetto invece al tema molto sentito dalle popolazioni dello spostamento degli ulivi il Presidente ha detto: “La Tap non è affatto un’opera certa. Pende ancora un ricorso davanti alla Corte Costituzionale che potrebbe portare addirittura il Governo a revocare l’autorizzazione unica. Ma soprattutto noi siamo certi che la Commissione di Via (valutazione d’impatto ambientale) che non ha ancora dato il via libera alla cantierizzazione, troverà tali e tante problematiche dal punto di vista geologico e tecnico-progettuale nell’area di Melendugno da dovere scartare il sito.

Ed è per questo che c’è rabbia tra i cittadini: spostare centinaia di ulivi senza avere la certezza che il cantiere sarà lì è una manifestazione di arroganza e sicumera che ha irritato fortemente la nostra sensibilità”.

“Pende un ricorso - ha spiegato Emiliano  - perché il Governo non ha mai invocato la cosiddetta intesa forte, cioè non ha mai convocato la Regione Puglia. Era convinto, il Governo, che non fosse più necessaria l’intesa forte per la localizzazione dell’opera e quindi non ha convocato la Puglia. Adesso un’altra sentenza della Corte costituzionale ha detto invece che ci vuole l’intesa forte. Abbiamo quindi rivolto alla Corte costituzionale un ricorso per chiedere che la procedura sia retrocessa nella fase in cui alla Puglia venga chiesto il luogo dove deve arrivare il gasdotto. E quando ce lo chiederanno, indicheremo una località diversa da quella di San Foca”.

“Adesso bisogna avere una posizione unica - ha concluso il Presidente -  qui stiamo lavorando nell’interesse della regione intera, i sindaci sono di tutti i partiti. È un obbligo di ciascuno di noi non strumentalizzare politicamente questa battaglia, altrimenti la perdiamo”.

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